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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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ERA DICEMBRE DEL 2005 IN VAL DI SUSA

7 Luglio 2009 · 2 Commenti

Le polemiche, gli scontri,le manifestazioni, le trasmissioni televisive, la controinformazione su internet, tutto era vivo in quel dicembre 2005, e la protagonista era la gente e il movimento NoTav. Ci furono momenti, anzi ore e giorni, in cui si andò vicino alla violenza fisica e mi capitò di essere dentro quelle tensioni e di scriverne poi sul sito del convento san Francesco di Susa. Oggi un Tribunale della Repubblica Italiana - ne parla solo il quotidiano La Repubblica sezione di Torino pag 14 del 07.07.09 - riconosce che in quelle righe e nel fiume di articoli e interviste dei protagonisti e dei testimoni dei fatti c’era la verità: eravamo stati picchiati ingiustamente dalle forze dell’ordine (minuscolo, non è un errore di battitura), molti poliziotti avevano fatto causa per lesioni personali, chiedendo risarcimenti per operazioni di chirurgia plastica, anche a Sindaci della Valle, dichiarando il falso, erano ferite subite in tempi diversi! Ed è chiaro che i comandanti dei nuclei non riuscirono a controllare le operazioni dei loro subalterni. Dice il Giudice. La sentenza si arrampica un po’ sui vetri e dice che non c’è più modo di raggiungere la verità. Ma è un piccolo risarcimento per tutte le incomprensioni, gli insulti, l’emarginazione che da quei giorni ci toccò subire.

Ripubblico quella mia lettera.

f b

“Molti amici della nostra Comunità stanno chiedendomi, a ragione, in queste ore perché io sia dentro la questione TAV, perché abbia marciato da Bussoleno a Susa, perché ieri mattina a Bussoleno mi sia posto in mezzo tra un reparto di polizia che tornava dal blitz notturno e la folla di persone comuni che voleva restituire manganellate e insulti. Il motivo principale è che la fede cristiana non è una astrazione, una filosofia, ma la sequela di un Dio che si fa uomo, in un preciso contesto temporale e culturale. L’incarnazione è uno dei misteri principali della fede e il criterio centrale della sequela di Cristo. Ne deriva che il credente non può “chiamarsi fuori” dalle situazioni che hanno in gioco valori, di qualsiasi tipo. La fede quindi non può avere una dimensione privatistica. In questi mesi sia l’insegnamento di papa Benedetto sia alcuni interventi della CEI ce lo hanno ricordato a proposito di chi vorrebbe la Comunità cristiana muta su interrogativi pesanti (matrimonio, usura, coppie di fatto). Non ci sono dubbi per il credente: ogni realtà che coinvolga a vario livello scelte “umane” lo deve trovare presente. Seconda motivazione, la grande e importante questione del treno ad alta capacità di trasporto merci (non è infatti principalmente treno ad alta velocità passeggeri, TAV è solo uno slogan per ambedue gli schieramenti pro o contro, la posta in gioco è se tenere gli scambi a sud delle Alpi tramite Genova e Marsiglia e Barcellona o lasciarli a nord su Rotterdam) tocca questioni del tipo suddetto? Ritengo di sì: il metodo (democrazia partecipata che coinvolge i soggetti intermedi per il principio di sussidiarietà) è stato rovesciato (decisione di vertici economici-finanziari poi firma politica internazionale), al centro è stato messo il mercato non le persone; l’idea di “progresso” che viene esposta nei documenti “pro” non parla mai di qualità di vita ma di accrescimento di ricchezza; non è stato affidato ad un centro indipendente uno studio preliminare sulle conseguenze ambientali, economiche (del tipo: bilancio in passivo come per il tunnel della Manica per quante annualità?); la dimensione finanziaria dell’opera non esige che ci si chieda se in altro modo non si ottengono risultati equivalenti?

Le analisi tecniche che sono state elaborate da Enti su richiesta delle Comunità Montane della Valle sono disponibili da dieci anni, ora i cittadini hanno la percezione di non contare nulla. Ho ritenuto inoltre che una mia presenza, come quella di tanti altri sacerdoti, sindaci, docenti dei licei della Valle, esponenti dell’associazionismo avrebbe potuto attenuare lo scontro mantenendolo in ambito di rispetto, ascolto, democrazia. Alla marcia dei 50.000 ho partecipato perché non era partitica, ma tenuta insieme dal sindaci che sono l’anello più vicino a me della Nazione; un ecclesiastico non può aderire a movimenti politici né iscriversi a partiti; ma qui si è trattato di un fatto di cittadinanza. Purtroppo i fatti di ieri notte a Venaus, e prima molte dichiarazioni di persone responsabili del bene comune (questo io credo debba essere il nome nobile da riconoscere ai politici, per esempio il ministro Lunardi), il silenzio decennale della stragrande maggioranza degli organi di informazione nazionale ed ora il loro interesse folkloristico (i cartelli della marcia, i manganelli, i falò, la stanchezza dei poliziotti, la polenta ai presidi di Venaus), la scelta del responsabile del bene comune sotto il profilo dell’ordine pubblico (ministro Pisanu) di militarizzare la Valle e di ordinare il blitz (svoltosi con metodi vecchi da anni ’50, - Scelba docet? – di notte in silenzio ordinando ai fotografi di andare via, con l’insinuazione e pretesa giustificazione circa la presenza di infiltrati anarchici o comunque violenti, mai visti in Valle in questa occasione e che tuttavia sono spuntati a Torino dopo il blitz), la reazione emotiva dell’intera popolazione (ieri mattina sulla macchina del comune di Bussoleno con il microfono abbiamo fatto fatica – un sindaco un partigiano conosciuto qui e io – a frenare la violenza fisica) che impedisce di ragionare sui fatti sui dati e non sugli slogans; tutto questo rende faticoso star dentro la questione. Ritengo di aver fatto e di dover continuare a fare questa piccola cosa perché sono frate, cristiano e cittadino. Una riflessione finale, sfuggita ai più: l’intensità di riunioni, circolazione di documenti, confronti in piccoli gruppi e in assemblee, il mescolamento di identità culturali politiche religiose avvenuto in questa occasione manifesta qualcosa – al di là che si faccia o no questo monstrum ingenieristico – che punta diritto al ripensamento di quale modello di sviluppo vogliamo per le generazioni future; in questo la tradizione cristiana ha molto da dire (vedi le catechesi sul nostro continente di papa Giovanni Paolo II) perché in particolare l’Europa non sia quella dei mercati ma quella dei popoli, perché lo spreco di energie diventi utilizzo ragionevole delle risorse, perché il consumo non sia il nuovo idolo al quale bruciare l’incenso. Mentre scrivo, dopo aver di nuovo percorso le strade e aver incontrato decine e decine di persone comuni non terroristi posso riassumere il sentimento della popolazione con la parola “offesa”, per non essere stata ascoltata, per essere stata trattata come si usa con delinquenti violenti, per non essere stata capita. Io sono stato offeso – ad un bivio per Mattie da Bussoleno - da uomini in divisa della mia Nazione e dopo essermi fatto riconoscere (testuale: “sei un animale, porta via queste bestie, io sono lo Stato…”) mentre tentavo una mediazione limitata e che poi ha protetto proprio un gruppetto di poliziotti, ma voglio ricordare l’insegnamento di san Francesco: l’insulto fa male a chi lo lancia, non a chi lo riceve.
Grazie se fate circolare, grazie se rispondete, grazie se ci aiutate a ragionare anche con critiche documentate e contrarie a quanto qui ho esposto.”

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

2 risposte ↓

  • 1 tiziana // 9 Lug 2009 alle 17:54

    ogni giorno che passa sono orgogliosa e felice d’averti conosciuto!!! grazie per ciò che hai scritto sul movimento NOTAV, forse l’atmofera di quei giorni non la vivremo più ma quanta energia circolava!!! che bello confrontarsi con persone diverse uniti da un ideale comune!!! non siamo terroristi ma persone che credono lo sviluppo passi attraverso scelte consapevoli e condivise

  • 2 Anna Maria // 9 Lug 2009 alle 23:05

    La strada da Bussoleno a Susa percorsa nel dicembre 2005 è proseguita sabato 4 luglio 2009 a Vicenza. Il copione si è ripetuto, con il contorno di manganellate, silenzi e lacunosa informazione. Hai ragione, fra Beppe: non possiamo chiamarci fuori. Grazie per averlo ricordato e grazie per aver riportato una notizia che altrimenti non sarebbe giunta. Ho cercato distrattamente oppure è vero che non c’è alcuna traccia della sentenza in rete?

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