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ANNUNCIO DEL GIORNO DELLA PASQUA

5 Gennaio 2008 · 2 Commenti

Fratelli e sorelle, la gloria del Signore si è manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.
Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza.
Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 23 marzo. In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte. Dalla Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi: le Ceneri, inizio della Quaresima, il 6 febbraio. L’Ascensione del Signore, il 4 maggio. La Pentecoste, l’ 11 maggio. La prima domenica di Avvento, il 30 novembre.
Anche nelle feste della santa Madre di Dio, degli apostoli, dei santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore.
A. A Cristo che era, che è e che viene, Signore del tempo e della storia, lode perenne nei secoli dei secoli.
Amen.

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

2 risposte ↓

  • 1 robycappe // 8 Gen 2008 alle 11:22

    DIVISI SULLA PASQUA.
    Nell’affollato calendario liturgico cattolico è difficile ritrovare, senza qualche aiuto, la centralità della Pasqua come evento culminante delle celebrazioni religiose dell’anno, in accordo con la centralità dell’evento per la fede cristiana. Nell’immaginario e nei comportamenti collettivi è sempre la festa del Natale che la fa un po’ da padrona: la messa della notte di Natale è quella più frequentata dell’anno e ci si va per fede, per tradizione, per abitudine, per l’atmosfera, per i bambini e chi più ne ha più ne metta.
    Alla Veglia pasquale del Sabato Santo (quella veglia che S. Agostino definiva “madre di tutte le veglie”), ricollocata nel suo naturale ambito notturno solo da poco più di cinquant’anni, non partecipano uguali folle di persone; anzi, in qualche chiesa la celebrazione viene anche accorciata adeguatamente per non vedere qualcuno addormentarsi sui banchi.
    Eppure, per i cristiani dei primi secoli, oltre la celebrazione eucaristica domenicale, esisteva solo la Pasqua di Risurrezione come grande, unica festa annuale: la celebrazione del Natale è menzionata per la prima volta in un documento dell’anno 354 !
    Ed era così importante, la celebrazione della Pasqua, che si arrivò, alla fine del II secolo, sulla soglia del primo scisma tra le Chiese a causa di una violenta disputa sulla data della celebrazione dell’evento. Ma lasciamo la parola ad Eusebio di Cesarea (ca. 265 – ca. 340), primo storico della Chiesa:
    “In questo tempo si agitò una controversia di non lieve importanza. Le Chiese di tutta l’Asia, pog¬giando su una tradizione antichissima credevano che si dovesse celebrare la Pasqua del Salvatore nel giorno decimoquarto della luna, giorno in cui era prescritto ai giudei di immolare gli agnelli; e che si dovesse allora assolutamente porre termine al digiuno, in qualunque giorno della settimana cadesse la festa. Le Chiese di tutto il resto del mondo, però, non seguivano affatto questa linea di condotta, e, facendosi forti esse pure d’una tradi¬zione apostolica, mantenevano la norma tuttora vigente, che impone di non finire il digiuno in altro giorno, che non sia quello della risurrezione del Salvatore.
    Per questo atteggiamento il capo della Chiesa ro¬mana, Vittore, minaccia di recidere dalla comunione ecclesiastica le comunità di tutta l’Asia e le Chiese circonvicine, come eterodosse; e, mediante lettere, notifica e dichiara che tutti i fedeli di quei paesi andavano incontro alla scomunica.”
    Il discorso, che sottende motivi biblico-teologici di un certo peso, può apparire, per i riferimenti astronomici contenuti, un po’ complicato. Ed effettivamente è così anche oggi: quanti sanno che la data della Pasqua cade ogni anno la domenica successiva al primo plenilunio che si ha dopo l’equinozio di primavera ? Senza voler entrare nel merito dei computi astronomici e del loro significato, la controversia prese, come si vede, una brutta piega.
    Si noti, per inciso, che Eusebio di Cesarea, riferendosi al capo della Chiesa romana, non usa il termine “papa”; e ciò per la semplice ragione che allora il Papato ancora non esisteva. Il termine “Papa”, così come lo intendiamo oggi, verrà attribuito solo nel V secolo al vescovo romano Leone I Magno (440-461), rimasto famoso perché riuscì a fermare le orde di Attila.
    Ad ogni modo, grazie all’opera mediatrice di molti (tra cui Ireneo di Lione, vescovo delle Gallie), la controversia fu composta, il rischio di uno scisma rientrò e le chiese “quartodecimane” si adeguarono, probabilmente, alla liturgia occidentale. Dico probabilmente perché, fatto strano, non abbiamo testimonianze storiche precise al riguardo.
    Ma la divisione tra le Chiese era solo rimandata. Avverrà, in modo assai meno riparabile, nel 1054, quando la Chiesa di Roma e le Chiese d’Oriente si scomunicarono a vicenda, questa volta proprio per una controversia sull’istituto e sul ruolo del Papato.
    Ma questa è un’altra storia…

  • 2 Andrea // 2 Gen 2009 alle 13:06

    quest’anno il mio parroco mi ha incaricato di cantare l’annuncio del giorno di pasqua (con la melodia del messale romano) siccome sono in molti a cantarla, chiederei un piccolo aiuto per l’apprendimento: se qualcuno che la conosce bene la potesse registrare e inviarmela in modo che possa più facilmente impararla… ve ne sarei grato… grazie fratemobile.net

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