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CHI CREDE E’ UNO CHE STA SEMPRE SUL SUO PESHA’H

9 Aprile 2009 · 1 Commento

Condivido un testo di Erri De Luca per avvicinarci alla Pasqua, segnalato da Marta

fra Beppe

Pasqua è voce del verbo ebraico “pèsah”, passare.

Non è festa per
residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio.

Da non
credente vedo le persone di fede così, non impiantate in un centro
della loro certezza ma continuamente in movimento sulle piste.

Chi
crede e in cerca di un rinnovo quotidiano dell’energia di credere,
scruta perciò ogni segno di presenza.

Chi crede, insegue, perseguita
il creatore costringendolo a manifestarsi.

Perciò vedo chi crede come
uno che sta sempre su un suo “pèsah”, passaggio.

Mentre con generosità
si attribuisce al non credente un suo cammino di ricerca, è piuttosto
vero che il non credente è chi non parte mai, chi non s’azzarda
nell’altrove assetato del credente.

Ogni volta che è Pasqua, urto
contro la doppia notizia delle scritture sacre, l’uscita d’Egitto e il
patibolo romano della croce piantata sopra Gerusalemme.

Sono due
scatti verso l’ignoto. Il primo è un tuffo nel deserto per agguantare
un’altra terra e una nuova libertà. Il secondo è il salto mortale oltre
il corpo e la vita uccisa, verso la più integrale resurrezione.

Pasqua/pèsah è sbaraglio prescritto, unico azzardo sicuro perché
affidato alla perfetta fede di giungere.

Inciampo e resto fermo, il
Sinai e il Golgota non sono scalabili da uno come me, che pure in vita
sua ha salito e sale cime celebri e immense. Restano inaccessibili le
alture della fede.

Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate
passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce,
saltatori di ostacoli corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

1 risposta ↓

  • 1 daniele // 10 Apr 2009 alle 12:33

    Splendido!

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