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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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Giovani perché si aspetta

3 Gennaio 2008 · 4 Commenti

spulciando qua e la ho trovato qs catechesi di don Domenico Sigalini, buona lettura

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle,
della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età,
aveva vissuto col marito sette anni
dal tempo in cui era ragazza,
era poi rimasta vedova
e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio,
servendo Dio notte e giorno
con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento,
si mise anche lei a lodare Dio
e parlava del bambino a quanti
aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

(Lc 2,36-38)

Capita a tutti di incrociare in luoghi di grande afflusso di persone, mercati, piazze, santuari, cattedrali, delle nonnine rattrappite, con a seguito borse, pacchi, stracci e carrelli dove si tengono tutto il necessario e il superfluo che fa la loro vita. Le vedi vagare, parlare tra sé, ogni tanto imprecare contro cose o persone e alla fine acquietarsi, senza badare a niente e a nessuno, nemmeno a chiedere qualche spicciolo per vivere.
Doveva fare questa impressione la vecchia profetessa Anna di cui parla il vangelo di Luca. Era proprio vecchia: ottantaquattro anni di allora sono come più di 100 nel terzo millennio. La sua età però non ha spento l’attesa.
La vera vecchiaia è non aspettare più niente, vivere ogni giorno senza speranza, credere che tutto sia deciso e che inesorabilmente venga avviato verso un fantomatico destino su un nastro trasportatore. Puoi essere vecchio anche da giovane, quando ti assale la noia, quando stai ai bordi dell’esistenza a fumarti la vita, la salute e le energie, quando ti affidi alle sostanze perché non senti più il sapore dell’esistenza, quando senza accorgerti cominci a dire ormai o, peggio ancora, “ai miei tempi”.
Anna invece non s’allontanava mai dal tempio. Non era una chiesa qualunque, un luogo di funzioni religiose, era il cuore di un popolo, era il punto di arrivo di ogni attesa, aspirazione, provocazione e ricerca. Se il Signore, benedetto sia il suo nome, manda il salvatore è da qui che deve passare, è da questo luogo di preghiera, è da questa rete di scambi, di aspettative che si consumano ogni giorno.
Lei aveva in cuore una certezza: Dio avrebbe risposto a questa sete di salvezza e bisognava prepararsi, allenare il cuore a percepire la venuta del Salvatore. Lui non lo si aspetta nei bagordi, nelle piazze, nelle caserme, nei palazzi dei re: Lui è re, ma si lascia accogliere nei cuori puliti, e digiunava, non dava al corpo tutto il cibo di cui sentiva il bisogno per tenere il cuore desto. A noi invece hanno sempre insegnato che se senti un istinto, devi seguirlo. Che c’è di male nel mangiare e nel bere? Perché devo andare contro la natura se questa è stata così ben fatta da Dio? Lei invece coglieva che il corpo si intorpidisce se non lo tieni allenato alla ricerca; lei sapeva ciò che ogni sportivo conosce, che se hai una meta davanti devi prepararti tutto: cuore, spirito e corpo a perseguirla. Non sei un masochista, ma un atleta che fa convergere tutto alla competizione, allo scopo della sua attesa. Se accontenti sempre il corpo, l’anima s’addormenta, se hai il coraggio di tenerlo in tensione la vita si arricchisce, la vista si pulisce e il cuore si allarga.
Quando Anna vede il bambino non le par vero di poterlo dire a tutti. Tanto lo aveva immaginato che la vita, il futuro di questo bambino le era davanti agli occhi come una certezza. Questo bambino che abbiamo atteso a lungo, che io nella mia lunga vita ho sempre pensato e immaginato, che nelle mie preghiere mi era dato di sentire, che i nostri avi hanno da sempre previsto, che molti si sono stancati di aspettare, è qui. La vita ora è diversa. Sono vecchia da buttare, ma sono contenta di aver dato a voi questo segnale di speranza. Ora lo affido a voi, non me lo trattate male, perché chi vi ha preceduto lo ha aspettato per millenni. Lui è il punto di arrivo del nostro popolo, non aspettate altri. Non fu così: la malvagità umana anche oggi lo continua a inchiodare in croce, ma Anna lo gode risorto e definitivo con i suoi padri.

fonte: www. dimensioninuove.org

 

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4 risposte ↓

  • 1 Anna // 6 Gen 2008 alle 00:44

    “A noi hanno sempre insegnato che se senti un istinto, devi seguirlo”
    Io ho qualche anno in meno della profetessa Anna, ma “ai miei tempi” si insegnava che gli istinti se sono un po’ inibiti è meglio.
    Lo sviluppo della psicanalisi ci ha fatto capire che quando sono repressi causano nevrosi.
    Oggigiorno sono diffusissimi i “disturbi del comportamento alimentare”.
    Ci sono persone al mondo denutrite perché non hanno di che sfamarsi alle quali non è carino dire che è meglio così, e altre denutrite per anoressia alle quali è meglio non dire che digiunare fa bene allo spirito, purtroppo lo pensano già da sole.
    La profetessa Anna ha fatto bene a pregare e a digiunare, ma se io avessi una figlia che prega e digiuna la farei curare.
    Non conosco le ragioni profonde che spingono tanti giovani a “stare ai bordi dell’esistenza” spero che una delle ragioni non sia che i meno giovani li spingono ai bordi per occupare il centro!
    Ma non c’era un commento migliore a questo brano di Luca?

  • 2 luciano // 7 Gen 2008 alle 14:32

    Caro Beppe, e cari tutti, spero che i miei interventi siano appropriati.
    L’altro giorno desideravo dirVi anche che mi è sembrato (è una mia percezione ma potrebbe essere benissimo confutata) che il blog ha avuto un bell’avvio ed ora sta avendo un momento di … riflessione. Non è una critica, ma lo scambio delle idee è fatto anche con finalità propositive, e se uno non riesce a scambiare le idee ……
    Il brano del vangelo e della profetessa Anna, mi fanno venire in mente che il punto di partenza deve essere sempre l’equilibrio. Anche nel film “L’attimo fuggente” si predicava di vivere l’attimo nel migliore dei modi, di non farsi sfuggire nessuna occasione. Una mala interpretazione di cio’ ovviamente rischia di provocare gravi problemi, specialmente di convivenza nell’ambito di formazione adolescenziale e giovanile .
    Il problema a questo punto è: Cosa significa essere equilibrati, o magari essere se stessi nella vita, nei fatti e nelle opere. Cosa significa questo inoltre per noi cristiani?
    Penso che tale ragionamento sia semplice per la persona che è fortunata, ha una famiglia (con almeno un padre ed una madre), un lavoro, ecc. ecc., ma se ci sonolaltre problematiche, ecco che l’equlibrio diventa un problema. E non ravvedo solo coloro che hanno problemi nel recupero del mangiare (ma anche coloro che ne hanno troppo per obesità, ecc.), ma ahimè di problematiche patologiche ce ne sono fin troppe ai giorni nostri (troppo bere, troppo non far niente, troppo “calcio”, troppo “settimane bianche”, troppo “fashion”, troppo fumo, troppo “droga”, e chi più ne ha più ne metta .
    Io penso che l’aiuto per comprendere il nostro ruolo, anche all’interno della nostra formazione religiosa, sia la possibilità del confronto con il prossimo, povero o ricco che sia, la possibilità di avere qualcuno che ti dice cosa è giusto e cosa no, la possibilità di poter meditare su se stessi, guardandosi con occhio esterno, la possibilità di spendere parte del proprio tempo gratuitamente per il prossimo. Queste secondo me sono alcune delle componenti per vivere una vera attesa equilibrata di un Messia che tornerà. Questi “valori” valgono veramente, molto più degli euro o dei dollari, o di qualsiasi bene materiale, ma non tutti abbiamo la fortuna di percepirlo.

    Un saluto

    Luciano

  • 3 marina // 8 Gen 2008 alle 01:11

    Io credo che il centro della riflessione sia la certezza di Anna, il Signore verrà! La sua vita è stata tutta spesa in questa attesa e quando l’ha visto l’ha riconosciuto subito.
    Noi sappiamo che il Signore viene, è già venuto, ma siamo in grado di riconoscerlo?
    Il nostro cuore è pronto ad incontrarlo?
    Ho la sensazione che molti credenti spesso perdano di vista il cuore del cristianesimo che è l’incontro col Cristo.
    Non perdiamoci nelle parole, nei ragionamenti, ma cerchiamo di incontrare il Cristo veramente, nel profondo del nostro cuore.
    Solo così riusciremo ad affidarci totalmente a Lui ed i nostri problemi, le nostre difficoltà piccole o grandi saranno meno pesanti da accettare e da sopportare.
    Non sono una mistica che vive fuori dal mondo, sono sposata da molti anni, ho tre figli, un lavoro, ma l’aver incontrato Gesù mi ha cambiata e continua a farlo giorno per giorno aiutandomi a vedere le cose con occhi diversi.
    Io credevo di averlo incontrato già molto tempo fa’, in realta lo conoscevo, credevo nella sua parola, ma ma l’avevo trovato solo con il ragionamento, con la testa e non con il cuore, è molto diverso.
    Il Messia non tornerà è gia qui con noi, dobbiamo come Anna, solo riconoscelo.

  • 4 Anna // 19 Gen 2008 alle 22:01

    In questo modo poetico Chiara Lubich parla del suo incontro con Dio.

    “Ti voglio bene
    perché sei entrato nella mia vita..
    Sei entrato
    dove nessuno poteva entrare
    quando nessuno poteva aiutarmi
    ogniqualvolta nessuno
    poteva consolarmi.”

    T’HO TROVATO

    T’ho trovato in tanti luoghi, Signore!
    T’ho sentito palpitare
    nel silenzio altissimo
    d’una chiesetta alpina,
    nella penombra del tabernacolo
    di una cattedrale vuota,
    nel respiro unanime
    d’una folla che ti ama e riempie
    le arcate della tua chiesa
    di canti e di amore.
    T’ho trovato nella gioia.
    Ti ho parlato
    al di là del firmamento stellato,
    mentre a sera, in silenzio,
    tornavo dal lavoro a casa.
    Ti cerco e spesso ti trovo.
    Ma dove sempre ti trovo
    è nel dolore.
    Un dolore, un qualsiasi dolore,
    è come il suono della campanella
    che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
    Quando l’ombra della croce appare,
    l’anima si raccoglie
    nel tabernacolo del suo intimo
    e scordando il tintinnio della campana
    ti “vede” e ti parla.
    Sei Tu che mi vieni a visitare.
    Sono io che ti rispondo:
    “Eccomi Signore, Te voglio,Te ho voluto”.

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