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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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da DON MAURILIO GUASCO Alessandria

4 Aprile 2009 · Nessun Commento

Scritto su La voce alessandrina e ripreso da Settimana settimanale di attualità pastorale delle edizioni Dehoniane il seguente articolo è di don Maurilio Guasco, buon amico alessandrino, prete e docente universitario, mai assente dalla vita ecclesiale né da quella civile.

fra Beppe

E’ QUESTA L’ IMMAGINE DI CHIESA CHE AMO DI PIÙ

Ogni anno, il Cum (Centro unita­rio missionario) organizza gli incon­tri dei missionari nei vari paesi del mondo, e periodicamente vi sono in­contri che coinvolgono diversi paesi. Nell’ultima decade di gennaio, si è svolto a Lima l’incontro dei missio­nari (preti, suore e laici) presenti in Perù, Ecuador, Venezuela, Bolivia e Colombia, cioè la cosiddetta area bo­livariana o paesi andini. Ne erano pre­senti 94.

Come mi è successo varie altre vol­te, ho partecipato anch’io. Si trattava di un corso di aggiornamento, che ve­deva tra i relatori diversi studiosi lo­cali e i presidenti di alcune conferen­ze episcopali. Vi era anche, tra i rela­tori, padre Gustavo Gutierrez, quelli che tutti considerano, in modo spesso ambiguo, il padre della teologia della liberazione.

Vi erano soprattutto i missionari, di età diverse e di provenienze diver­se. Alcuni arrivavano dai 4.000 metri delle Ande, come don Salvatore, do­ve operano in villaggi spesso poveri e sperduti, altri dalla zona amazzo-

nica: p. Carlo, per esempio, dopo un viaggio di due giorni in barca, e non so quante ore di macchina; uno dei vescovi veniva da una delle zone in assoluto più povere del Perù, un’o­ra di viaggio su strade che chiamare così è solo un eufemismo, oltre Cuz­co. Tutti mossi dallo stesso spirito, an­nunciare il vangelo di Cristo, aiutare le popolazioni nella loro crescita umana e spirituale, dare testimonian­za di quel Gesù che, prima di parla­re, incominciò a insegnare con l’e­sempio.

È una delle immagini di chiesa che attira di più, che uno sente più genui­na e più autentica: e, se posso dirlo, è l’immagine che mi piace di più. Non si tratta di sentirsi a disagio in altri modelli: fra gli apostoli, vi era Gia­como che non credeva all’universalità del messaggio di Gesù, Pietro che un po’ ci credeva un po’ no, Paolo che doveva convincere tutti di tale uni­versalità. È singolare che raccontiamo queste cose in tutta tranquillità, e poi ci adombriamo subito se qualcuno prova ad applicare gli stessi criteri al-

la chiesa attuale. Nella casa del Padre ci sono tante mansioni, si è sempre detto: non si vede perché non ci deb­bano essere anche oggi. Tante man­sioni e tante idee.

Come non provare disagio, dopo aver vissuto con persone che hanno scelto la povertà, la semplicità, il ri­fiuto di ogni classificazione in base al­le gerarchie e non all’osservanza del vangelo, la radicalità del messaggio evangelico, tornare in Italia e scopri­re che da giorni si discuteva di sco­muniche, di vescovi che riescono a ne­gare anche la realtà storica, schieran­dosi con i più strani negazionisti, che pare abbiano come unico problema una messa in latino o un vestito li­turgico che comporti pianete varie, cingoli di certi formati, vestiti vario­pinti e non so cos’altro.

Nulla contro: dicevo che, nella ca­sa del Padre, e nella chiesa, ci sono tante varietà. E tutti sanno che nessu­na società, neppure la chiesa, vive sen­za gerarchie, senza strutture, senza re­sponsabili. Ma forse è proprio l’esi­stenza di miriadi di persone che vi­vono il messaggio evangelico, la radi­calità di tale messaggio senza procla­marlo, senza mandare ogni giorno qualche messaggio al mondo, senza adombrarsi perché qualcuno pensa in altri modi, è l’esistenza di quelle per­sone che ci aiuta a dare senso anche

a tutto il resto. Ci aiutano a pensare che è più facile amare la chiesa, quan­do si comincia a conoscere quel tipo di chiesa.

Padre Gutierrez, spesso bastonato da varie parti, ci ha dato una lezio­ne di grande umiltà e spiritualità. Di­ceva che lui scrive libri che vorreb­bero solo essere lettere di amore ri­volte a Dio e alla chiesa, i suoi amo­ri più grandi. E questo gli permette­va di non lasciarsi troppo condizionare da quello che altri possono di­re. Quando uno è davvero innamo­rato, scrive anche cose dettate più dal cuore che dalla testa. Dovremmo for­se convincerci che, ogni volta che par­liamo della chiesa, le stiamo scriven­do una lettera d’amore.

Una volta vi erano i libri che sug­gerivano come fare. Ma un innamorato scrive quel che pensa lui, non quello che trova nei libri. E ognuno esprime in modi diversi il proprio amore.

L’unica cosa che ci accomuna, è che siamo tutti poveri peccatori. Ognuno ama la chiesa nei modi in cui se la rappresenta. Gli amici che, con sem­plicità e naturalezza, operano nei ter­ritori più difficili delle missioni mi pre­sentano il volto della chiesa che mi è più facile amare.

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

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