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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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MISERICORDIA VOGLIO E NON SACRIFICIO

10 Marzo 2009 · 5 Commenti

Pubblico una lettera che arriva dalla comunità  “Evangelho è Vida” del Bairro Rio Vermelho di Goiás (Brasile),e lascio a ciascuno il giudizio sugli avvenimenti e sugli atteggiamenti.

fra Beppe

Carissimi,

“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna” (Mt 5, 20-22). Parole severe quelle di Gesù. Non dissimili da quelle di alcuni maestri del suo tempo, che ricordavano: il comandamento è di non spargere il sangue, ora, chiunque umilia il suo prossimo, chiunque lo fa arrossire di vergogna, è come se ne spargesse il sangue, è perciò lui stesso omicida. La mattina, alla preghiera, noi non siamo molti, sei, sette, otto persone al massimo. Che oggi, quando, in apertura, si è fatta la memoria della vita, erano tutte, tra lo smarrito e l’indignato. Perché noi non siamo abituati a pastori così. Come quello che è entrato, alla stregua di un carro armato, in una storia, già di per sé fin troppo dolorosa, triste e drammatica. La storia parla di una bambina di nove anni che, assieme alla sorella quattordicenne (handicappata psichica), era costretta da tre anni a subire le violenze del giovane patrigno. Tali violenze si sono tradotte negli ultimi tempi in una gravidanza gemellare per la bambina più piccola, un fuscello di trentasettechili di peso. Che sua madre, il giorno in cui questa accusa forti dolori al ventre, porta in ospedale a Recife. E lì viene fuori la verità, amarissima. Con tutto ciò che ne segue. L’arresto del patrigno e la decisione di interrompere la gestazione della bimba. La storia potrebbe anche chiudersi qui, con in più, soltanto, il rispetto, il silenzio, l’abbraccio umano di quanti sono ancora capaci di voler bene. Tra cui, sperabilmente la gente di chiesa. Per alleviare, se mai fosse possibile, l’eccesso del dolore. E invece. Invece arriva fuori lui, il pastore, che da Gesù dovrebbe aver imparato il primato della misericordia, l’invito a non giudicare, la generosità fino al dono della vita. Ma che, sfortunatamente, “mica tutti ne sono capaci”. E così lui sale in cattedra, non sia mai per denunciare i potenti, ma per umiliare e schiacciare i poveri e chi si è fatto toccare dall’enormità della loro sofferenza. E scomunica quanti, per altro, hanno agito nel rispetto della legge: la direzione dell’ospedale dove si è svolto l’intervento, l’equipe medica che lo ha realizzato, la madre che lo ha autorizzato. La bambina non ha invece potuto formalmente scomunicarla, ma solo perché è minorenne. Fosse stato per lui, chissà! Del resto lui è lo stesso “pastore” inviato nel 1985 all’archidiocesi di Olinda e Recife, per sostituire dom Helder Câmara, normalizzare quella chiesa, demolire sistematicamente il lavoro pastorale del profetico arcivescovo dei poveri. Il medico che ha coordinato l’intervento, il dott. Rivaldo Mendes de Albuquerque, cattolico, ha dichiarato: “Non riceviamo un solo centesimo per questo tipo di operazioni. Lo facciamo per il rispetto che una donna (in questo caso una bambina!) vittima di violenza merita, e che l’arcivescovo, sfortunatamente, tratta senza nessuna misericordia. È curioso che chi ci ha condannato alla scomunica non ha proferito una sola parola diretta all’uomo che ha stuprato questa bambina. Per dom José Cardoso Sobrinho, l’unica cosa che conta è il Diritto Canonico. Gli manca il cuore. Ho compassione del nostro arcivescovo, che non ha saputo essere misericordioso con una bambina innocente”. Ha ragione il dott. Rivaldo: non smarrimento, non indignazione, solo compassione. Chissà che domani, salendo all’altare quel vescovo riesca a ricordare la frase di Gesù: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5, 23-24), e magari, tutto paramentato, vada a cercare quella madre e le sue bimbe, e gli si inginocchi davanti e chieda loro perdono. Per intanto facciamolo noi, ci sarà rimasto qualche cristiano nella chiesa di Olinda e Recife, vero?
Il Postino della Comunità del Bairro

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

5 risposte ↓

  • 1 Marco // 11 Mar 2009 alle 10:53

    Beppe, ma perche’ le nostre ‘guide’, i nostri alti ‘pastori’ fanno sempre il possibile per farci scappare dall’ovile?
    Come puo’ un arcivescovo cosi’ sedere sulla stessa cattedra di dom Camara?
    Ma l’uomo, fragile e sofferente, e’ proprio sparito dal loro orizzonte?
    Le leggi, le norme, i ‘comandamenti’: questo e’ rimasto, questa e’ per loro tutto il messaggio di Cristo?
    Piu’ passa il tempo e piu’ mi sento lontano da una chiesa cosi’ (e la minuscola e’ voluta).

  • 2 Anna // 12 Mar 2009 alle 13:38

    Sento vere le parole di Marco e scrivo alcune mie riflessioni.
    La Chiesa di Cristo non ha confini. Mi sento unita nelo spirito e nella preghiera alla comunità Evangelho è vida. In questo ovile posso entrare, non mi esclude.
    Mi vergogno invece che nella chiesa ci siano degli arcivescovi così. E’ questa vergogna che mi dà la tentazione di dire al mondo: guardate che io non c’entro! Io non appartengo a questa chiesa, non confondetemi con loro…
    E’ una ferita profonda.
    Tutta la comunità soffre quando qualcuno sbaglia. Che reazione avere? I casi sono tre:
    - O me ne vado, per non confondermi con chi è chiaramente “contro” il vangelo che sta predicando
    - O chi sbaglia, se non si pente ,viene cacciato via dalla comunità. Era già successo ai tempi di san Paolo.
    - Oppure (dopo aver detto o noi, o loro) c’è la terza via. Affidiamoci a Dio che farà crescere il buon grano con abbondanza, nonostante la zizzania. Al tempo opportuno la zizzania verrà estirpata, per adesso chi ha cuore agisce e compatisce. Mi vengono in mente due esempi da seguire:
    1) il buon samaritano. Gesù va oltre la legge degli scribi e dei farisei. Dobbiamo fare quello che fa il samaritano.
    2) le parole del crocefisso di san Damiano:
    “Francesco, va e ripara la mia chiesa che, come vedi, è tutta in rovina.”
    Noi dobbiamo ubbidire a Gesù come san Francesco.

  • 3 SIMONA // 13 Mar 2009 alle 21:59

    Spaventa sempre, per la Responsabilità che comporta e perchè, spesso, si finisce per sentirsi ed essere anche un po’ più soli, eppure anche se a fatica non so che scegliere la terza via \Francesco và e ripara la mia chiesa che come vedi è in rovina\……..ma c’è molto da fare…….e siamo, sono, solo poveri esseri umani….a volte la fatica è proprio tanta……eppure fatti come questo fanno urlare dentro……..qunti soprusi ingiustificati, quante umiliazioni e dolore per molti nostri fratelli e sorelle….se poi sono \piccoli\……

  • 4 Fazzari Roberto // 4 Apr 2009 alle 00:44

    Siamo così piccoli e limitati nel nostro pensiero; sto imparando in età avanzata, questo episodio mi fa pensare a quello che è accaduto a Torino, a Susa tanti anni fa.
    La risposta è “MISERICORDIA VOGLIO E NON SACRIFICIO” e vale anche per gli errori del Pastore, per il quale preghiamo, oltre che per le vittime.

  • 5 Fiorenzo // 16 Apr 2011 alle 16:19

    È davvero difficile avere a che fare con uomini così e continuare ad avere fede!
    Io credo che la Chiesa tutta debba fare un passo indietro a partire da noi e davvero tutti fare quel gesto della riconciliazione prima di \celebrare\ l’Eucaristia … lo dico prima di tutto per me perchè credo profondamente che sia dalle piccole cose che si possono fare cose grandi!!
    Perdonavi tutti, cara piccola, perché nelle parole di quell’uomo rischiamo di esserci tutti …
    Faccio mie le parole di Isaia che cita Roberto… MISERICORDIA IO VOGLIO E NON SACRIFICIO!
    Il Signore abbia pietà di noi!!

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