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PASSARE OLTRE, ROVESCIARE!

14 Aprile 2019 · Nessun Commento

Domenica delle Palme e degli Ulivi, Settimana Più Santa delle Altre, Pasqua! Un contributo a guardare a fondo nelle scene che la Parola ci offre in questi giorni.

PASQUA: PASSARE OLTRE. ROVESCIARE

Gesù di Nazareth si avvia alla conclusione della propria avventura umana e vuole caricare di ogni possibile significato e messaggio i gesti, le scelte che compie in quelle ultime ore. E’ un ebreo, proviene da una famiglia pia e osservante della Legge, delle Tradizioni, delle Feste, e quando i suoi gli chiedono dove e come voglia celebrare la Pasqua dà indicazioni ben precise. Il racconto ce lo forniscono unanimemente i tre evangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca. “Dove vuoi che facciamo i preparativi?”, magari l’idea, la spinta a domandare arrivava dalle donne che sottovoce dicevano già da giorni: “dobbiamo fare la spesa, e le tovaglie devono essere belle e pulite, ma il vino per i brindisi lo scegliete voi uomini, e poi non vorrete mica fare Pasqua con quella tunica lì, con quei vecchi sandali lì!” Quelli si lasciano convincere e chiedono a Gesù dove vuole mangiare la Pasqua come scrive il Vangelo secondo Marco. E Gesù indica con precisione il dove, una sala al primo piano, già arredata - respiro di sollievo delle donne - , quella stessa stanza nella quale gli Atti ci raccontano che si riuniranno dopo l’Ascensione al cielo del Signore i discepoli, gli apostoli e le donne e Maria, e dove avverrà la discesa dello Spirito.

E in quel contesto di festa, di memoria della salvezza, di passaggio oltre dell’angelo della morte che risparmiò le case degli ebrei in Egitto segnate dal sangue dell’agnello, in quella situazione Gesù spiazza tutti, rovescia le logiche, passa oltre alle piccole porticine di casa e spalanca il portone grande e solenne dell’Amore e del Servizio.

Grazie alle parole di fuoco di don Tonino Bello il grembiule è entrato nel lessico di teologi, vaticanisti, esperti della Caritas, Gesù non se lo è inventato. Era un panno di lino che qualche inserviente usava per pulire le mani agli ospiti, durante pranzi di un certo livello, mani unte dopo un po’, visto che le forchette non erano ancora in uso. E Gesù invece di lavare le mani, lava i piedi, parte del corpo ancora più esposta a sporcizia, a contaminazione, a stanchezza. I piedi che segnano i passi della vita. I piedi feriti da inciampi e cadute. Piedi storpiati da scarponi altrui che ci sono passati sopra. Piedi che puzzano.

Papa Francesco ancora una volta andrà a mangiare Pasqua, secondo le scadenze ebraiche, in un carcere, a Velletri. Carcere speciale, visto che la Direttrice, la sua Vice e la comandante della Polizia Penitenziaria sono tutte e tre donne, che segna così una delle trasformazioni in atto con l’arrivo sempre più significativo di donne in ruoli di responsabilità direttiva nell’ambiente sociale tra i più degradati d’Italia, la galera. E laverà i piedi, ancora una volta.
Un asciugamano messo ai fianchi a mo’ di grembiule, col quale asciugare i piedi di persone che nella cultura oggi dilagante dovrebbero marcire in una cella dopo che il portinaio ha gettato via la chiave! Lavare e asciugare i piedi con tenerezza materna a chi ora non cammina più per le strade del mondo esterno, ma in quelle della propria rinascita interiore, facilitata dal silenzio, dal tempo, dalla solitudine. Lavare e asciugare i piedi è come dire: riposati un attimo, riprendi fiato, lascia che la pelle si rinforzi, poi cammina ancora. Lavare e asciugare i piedi è ripetere a ogni uomo e donna detenuti che il Padre dei Cieli non ci impicca al nostro passato, ma vuole che camminiamo ancora, su sentieri nuovi, inattesi.
Donne, piedi, carcere, lavare e asciugare, Papa Francesco: sono le parole chiave che possono rendere feconda e potente la Pasqua che sta per esplodere tra pochi giorni.
A condizione che non sia una delle solite tradizioni cosiddette cristiane da segnare in calendario, ma un evento di fede!

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