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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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“Come possiamo crepare in fabbrica se ci ammazzate prima?”

24 Novembre 2008 · 1 Commento

Questo striscione, questa domanda è dura e cattiva come una musica, una canzone rock, certo. Io credo che vada letta per quello che è, è un urlo, è un pugno nello stomaco.

Dopo aver incassato il pugno devo chiedermi se mi può insegnar qualcosa.

La fabbrica e la scuola, da quanti anni non stanno insieme? A uno dei miei ragazzi raccontavo che le manifestazioni studentesche di queste settimane hanno un elemento che le distingue nettamente da quelle del ‘68: non ci sono operai. Sarà un bene, sarà un male. E’ così.

Ritrovarle insieme, fabbrica e scuola, in una domanda così acida, mi fa pensare che in una fase di crisi e difficoltà una società matura sceglie di investire le risorse sull’essenziale, non sull’immagine, non sui dettagli, non sul presente ma sul futuro. La sicurezza della vita è essenziale.

L’incidente di Rivoli in sé può anche chiamarsi fatalità non prevedibile, se è vero che i controlli recenti non avevano rivelato nulla di che.  Tuttavia ”il 51% degli edifici non ha il certificato di agibilità statica, il 73% non è in possesso dei requisiti necessari per a prevenzione antincendi, nel 37% dei casi non ci sono scale di sicurezza. Non stupisce che “da anni, nelle aule italiane avviene mediamente un incidente ogni 20 o 30 giorni. Nel 2007 si sono fatti male 90.478 studenti e 12.912 insegnati/bidelli” (Fonte il quotidiano L’Avvenire di domenica 23 novembre.”

Oltretutto il decreto Gelmini all’articolo 7bis ha ridotto del 50% i finanziamenti del piano straordinario per sicurezza antisismica nato dopo il crollo della scuola di San Giuliano. (Stessa fonte giornalistica). Vorrà dire qualcosa?

Da credente penso che la vita umana vada favorita, protetta, facilitata sempre e comunque. Le condizioni perché questo avvenga devono scattare per il feto, per l’anziano, per l’operaio, per lo studente.Senza se e senza ma.

Queste parole del libro della Sapienza, dell’Antico Testamento, ci illuminano:

Capitolo 11:
[24]Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata.
[25]Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?
[26]Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita,

fra Beppe

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

1 risposta ↓

  • 1 Cristina // 25 Nov 2008 alle 11:01

    Caro Beppe, il tuo post mi ha convinto ad andarmi a chiarire un po’ di più le idee su questa ennesima, dolorosa faccenda di sicurezza (e parlo appositamente di “faccenda” o “fattaccio” perchè di un vero sistema di prevenzione e sicurezza, purtroppo, in Italia ancora non si può parlare). La questione è molto più complessa di quanto il ministro voglia far sembrare, e, leggendosi la normativa di riferimento, ancora una volta ci si rende conto di quanto frettolosi e volutamente poco chiari siano certi provvedimenti, e di quanto parziali gli strumenti attuativi riconosciuti. Peccato che di mezzo ci sia sempre la vita di qualcuno. Studente o operaio che sia. In questo, purtroppo, non c’è differenza come tra i cortei del ‘68 e quelli di oggi.

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