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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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SUORE CONTRO LA TRATTA DI ESSERI UMANI PARTICOLARMENTE DONNE

24 Novembre 2007 · 4 Commenti

Sono 250 (duecentocinquanta) le suore che in Italia lavorano in progetti per recuperare e strappare dalla strada le donne, in collaborazione con i religiosi e i vescovi dei Paesi di origine. Mi piacerebbe leggere inchieste approfondite domani o lunedì su questa realtà di donne per le donne, sarebbe anche questo un bel modo per fare giornalismo completo in questi giorni di riflessioni e manifestazioni. Suor Eugenia Bonetti - articolo e intervista su Settimana del 18 novembre - ricorda poi che se non ci fossero i clienti maschi disposti a pagare, il mercato non ci sarebbe. Altro bel capitolo: ma le mogli, compagne, fidanzate dei maschietti italiani sono sempre girate dall’altra parte? Occorre un’opera di sensibilizzazione, rieducazione nei confronti della nostra opinione pubblica. A partire dagli ambienti educativi - scuole, palestre, gruppi vari - dove sono rispuntati i modelli maschilisti, violenti, grezzi che credevamo abbandonati. Fra Beppe

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

4 risposte ↓

  • 1 "Feynman" Andrea // 25 Nov 2007 alle 16:59

    Concordo! Lo sai che la comunitaà di Cuneo di P.Andrea Gasparino, ad esempio, tutte le settimane compie la “missione del venerdi sera”? Le sorelle della comunita’ (e un paio di fratelli sacerdoti) vanno a incontrare le ragazze di strada, a portare loro una parola, una benedizione. O ad ascoltare le loro storie. Gia’ diverse sono state strappate alla strada e accolte in comunita’ per poi rimanerci o essere indirizzate altrove…

    Ringraziamo Dio per questi operatori di bene.

    Dici bene quando parli delle tante persone che vanno a prostitute… Ma se ci pensiamo anche nel vangelo, nell’episodio di Gesu’ e della donna Adultera stupisce una grande assenza! La donna che pecca non ha certamente peccato da sola… Dove e’ l’adultero????

    Un caro saluto,
    Andrea

  • 2 robycappe // 26 Nov 2007 alle 18:06

    LA DOMANDA, L’OFFERTA E SANT’AGOSTINO
    Se non ci fossero i clienti maschi disposti a pagare, si dice, il mercato della prostituzione non ci sarebbe. E’ senz’altro vero, com’è vero che se non ci fosse una domanda di droga, il mercato della droga crollerebbe da solo. Ma così non avviene, né in un caso, né nell’altro.
    Allora può essere utile fare qualche breve considerazione storico-sociologica che, senza la pretesa di essere esaustiva, può aiutarci a riformulare domande o a fugare verità troppo comode e magari ad individuare nuovi percorsi di ricerca.
    Nella vulgata popolare la prostituzione viene definita “il più antico mestiere del mondo”; che sia un luogo comune o meno, poco importa; quello che conviene mettere in evidenza è che il fenomeno ha da sempre svolto un ruolo sociale di non poco conto. E questo già lo aveva ben capito e sostenuto S. Agostino: “Caccia le prostitute e subito le passioni sconvolgeranno ogni cosa” (De ordine, II, cap. IV, 6, 12), scriveva il futuro santo di Ippona, dimostrando di saper coniugare genio teologico e robusto pragmatismo sociale. Dunque la prostituzione un male, sì, ma un male necessario perché consente il mantenimento di un certo ordine nelle istituzioni della società civile, in particolare nella famiglia. Con la prostituta l’esuberanza sessuale maschile può trovare appagamento, senza che i rapporti intrafamiliari rischino incrinature. E’ da questa cultura che prende avvio quella implicita canonizzazione della prostituta come nume tutelare della famiglia; è da questa stessa cultura che nasce tacitamente quella morale a doppio binario che per secoli ha regolato, anche con l’accettazione da parte delle donne, la vita sessuale dell’Occidente, senza neanche scalfire troppo le coscienze dei praticanti: frequentazione del postribolo e frequentazione della Messa domenicale potevano coniugarsi tra loro senza troppi problemi.
    Nel 1958 entra in vigore la legge Merlìn, che chiude le “case chiuse” (è un bisticcio verbale inevitabile), ma apre l’era della prostituzione “on the road”: in pratica è una deregulation del mercato del sesso che fa stropicciare le mani ai nuovi affaristi. E a preoccuparsi, dicono le cronache del tempo, non sono solo le ragazze messe per strada, ma anche le mogli: il sesso extraconiugale sicuro, circoscritto, regolato, privo di implicazioni affettive comincia a tramontare: c’è il rischio che il coniuge/fidanzato maschio, non sentendosi più tanto a suo agio con “quelle di strada”, possa rivolgere le sue attenzioni ad una compagna di studi o ad una collega di lavoro; ma qui l’eventualità di un coinvolgimento affettivo potrebbe avere effetti disgreganti.
    Insomma, l’assioma agostiniano di cui sopra, sembra, almeno in parte, confermato (però, attenzione, le prostitute sono state solamente cacciate in strada…).
    Dieci anni dopo, nel 1968, scoppia, appunto… il “68”: una palingenesi totale della persona sembra essere a portata di mano e nell’orizzonte escatologico della Contestazione trova posto anche la sessualità, finalmente sdoganata dall’angusto circuito coniugale e riproduttivo, ma soprattutto liberata dall’ipocrisia della doppia morale cattolico-borghese. E’ un passo importante, perché la libera espressione della sessualità hic et nunc potrebbe veramente far cadere la domanda di sesso a pagamento e, conseguentemente, far implodere (per usare un termine di moda) il mercato della prostituzione. Ma questo non accade: il Sistema (che, si dice, è destinato sempre a vincere) riesce a depotenziare il fermento contestatore, ad integrare molti suoi esponenti nell’apparato ed a trasformare la rivoluzione sessuale in un sex-business lucrosissimo.
    L’assioma agostiniano non sembra quindi più avere un riscontro oggettivo: le prostitute non sono state “cacciate” (qualche sindaco padano riesce tutt’al più a spostarle) e la disgregazione progressiva del connettivo sociale è ogni giorno sotto i nostri occhi.
    E’ certamente lodevole, anzi lodevolissimo, il lavoro di chi si spende per recuperare dalla strada le ragazze, soprattutto le straniere “trafficate” (cioè vittime della tratta); ma non esiste solamente la strada, ricordiamolo…
    Prima di fornire risposte e modalità giuste credo che si debbano prima formulare domande giuste e questo è possibile, a mio avviso, se si conoscono tutti gli aspetti di un fenomeno ben più variegato e complesso che non cinquant’anni fa.
    Uno spunto interessante viene dal Corriere della Sera di oggi, 26 novembre, che anticipa i risultati di uno studio condotto da università italiane in collaborazione con fondazioni europee. Magari pochi immaginerebbero che tra le motivazioni che spingono i circa 9 milioni di italiani a “comprare sesso” ai primi posti ci sia il “bisogno di affetto/comprensione”(!)
    Forse S. Agostino esorterebbe: “mogli, compagne, fidanzate: meditate, meditate…

  • 3 Mario // 27 Nov 2007 alle 22:28

    Uno dei regali di matrimonio ricevuti è stato “Il Libro degli Sposi” In una parte non tanto nascosta, si scardinava il principio che “… certe cose non si fanno con la moglie” Il libro (che sorpresa per i sonnachiosi anni ‘80 torinesi regalato a mia moglie dal suo parroco di allora) sosteneva invece che si parla in due e si prova ad incontrarsi anche nel vivere una sessualità fatta anche solo dell’atto fine a se stesso. Altra cosa: le case chiuse. Ci dimentichiamo troppo spesso dei racconti dei sacerdoti che ante litteram sondavano e tentavano di colmare l’abisso di solitudine di queste ragazze che facevano “la vita” o la “marchetta”. Mi sento di concordare con robycappe solo su un punto il bisogno di affetto/comprensione che tutti abbiamo non solo i 9 milioni di italiani, anche le loro compagne.

  • 4 gigama // 30 Nov 2007 alle 21:48

    facciamo anche una considerazione umana sul “lavoro” svolto dalle donne, la volontarietà dell’impiego e la qualità della vita che hanno.
    molte delle donne in strada sono straniere (nigeriane, romene, albanesi, adesso anche cinesi - tragica integrazione per una cultura che fin’ora non aveva esercitato la prostituzione…), non sono LIBERE, non hanno scelto di essere prostitute o meglio: parecchie di loro, accettando di venire in Italia sapevano di poter finire sulla strada, ma non le condizioni. Che spiego:
    * faccio un debito per pagare il viaggio
    * faccio un debito per pagare la stanza dove dormire (o esercitare) e per mangiare
    * faccio un debito per pagare i preservativi (ma se il cliente non lo vuole, ne DEVO fare a meno alla facia delle malattie sesssualmente trasmissibili, non solo AIDS)
    *troppo spesso, se NON RENDO, la mia famiglia nel mio Paese d’origine subisce pesanti minacce o violenze
    * per le donne nigeriane si aggiunge il timore delle ritorsioni legate al rito voodoo - che ci può far sorridere o restare increduli, ma esiste, è un legame molto forte, informarsi per capire)
    *il debito aumenta…
    e poi aggiungiamo che mi hanno tolto il passaporto, che rischio di tornare al mio paese senza un soldo ma anzi dovendo pagare la parte di debito contratta in Nigeria o in Romania, senza una prospettiva o magari malata…
    e se sono minorenne? ma i clienti non si accorgono che sono una ragazzina o un ragazzino (c’è anche la prostituzione maschile… ) ma il bisogno di affetto e comprensione viene soddisfatto da un rapporto a pagamento o questo è un alibi che i maschietti si creano per mettersi a posto, perchè è una sensazione di POTERE pagare una donna e pretendere di non usare il preservativo e far finta di non vedere che ha 16 anni e che è triste e che è un corpo con qualche buco senza dignità di donna. forse le domande giuste sono quelle che le ragazze sulla strada formulano: come posso uscirne, ho paura, non voglio pensare.
    credo davvero che abbiamo bisogno di una nuova e maggiore educazione ai sentimenti, alla sessualità, all’incontro tra persone, all’affettività, possibile che tutto sia riconducibile a voglio una cosa, me la compro, me la pago e che “quella lì” non è una cosa ma una persona non mi tocca manco un po’.
    torniamo ad innalzare, a celebrare la dignità della persona umana. Vi garantisco che sono molte le persone che si occupano delle donne di strada eppure le suore sono quelle che testimoniano la sacralità della persona e soprattutto non esprimono giudizi sulla donna, ma si pongono al loro fianco, sostenendole, incoraggiandole ed aiutandole se vogliono uscirne. e con loro i sacerdoti… sarà forse che il messaggio evangelico è rivolto all’intera persona, alla sua interezza e ti accoglie tutto intero?
    e se di questo ne parlassimo nei corsi prematrimoniali? Forse porta male, forse i nostri fidanzati così bellini e carini MAI farebbero una cosa del genere, forse i nostri maschietti non possono nenache pensare di andare a puttane… Ma parliamone un po’ di più e non solo tra addetti ai lavori. Rimettiamo la persona umana nella sua interezza al centro delle nostre vite.
    grazie

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