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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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E’ UN PO’ COME SENTIRSI RISARCITI

16 Gennaio 2014 · 2 Commenti

Mi rendo conto che la frase del titolo è un po’ strana, forse ambigua, ma il termine risarcimento esprime bene il sentimento che a volte vivo dentro di fronte al linguaggio, alle scelte, alle indicazioni concrete che provengono da Papa Francesco.

Infatti per qualche decennio parlare troppo di poveri, di strutture ecclesiali da ridimensionare, di stili di vita da rivedere, di immagini e di linguaggio da purificare alla luce del Vangelo, di decisioni per collocare la nostra vita in luoghi marginali, tutto questo e altro ancora veniva bollato come roba da ‘68ino, frate marginale, illuso, etc etc

Quando in un’omelia citavi l’esempio di Monsignor Romero, qualche fedele veniva in sacrestia a ricordarti che Papa Giovanni Paolo II aveva stigmatizzato i teologi latino americani troppo in odore di marxismo.

Quando osservavi che lo stile ecclesiastico riservato a cardinali e vescovi era preistorico e controproducente, ti si ricordava che loro sono i prìncipi della Chiesa e che questo si deve vedere perché dà prestigio al Vangelo.

Quando dichiaravi fastidio perché qualche monsignore famoso era più cappellano di Montecitorio che prete di strada, ti si faceva notare, ma molto sottovoce, e così si poteva influenzare la politica verso il bene della Chiesa.

Quando nella scelte delle presenze dell’Ordine da lasciare facevi notare che anche la marginalità, la periferia andavano messe sul piatto, ti sentivi rispondere che la storia ha un suo peso, che gli aiuti economici da certi ambienti non possono arrivare e servono per il bene.

Papa Francesco non sta stravolgendo la teologia cattolica, sta cambiando con forza e coraggio la comunicazione del Vangelo alla cultura - alle culture - di oggi. Segni, accenti, emozioni, scelte di luogo, decisioni di governo, responsabilità affidate a persone libere dal potere, per annunciare il Vangelo, per innamorare i destinatari di Gesù.

Così, ogni tanto, una voce commossa mi dice dentro che nonostante errori, imprudenze, e quant’altro non ci sbagliavamo, eravamo su una strada evangelica che vogliamo proseguire, con più consapevolezza. Qualcuno ci ha risarcito.

Sì,  vivere un po’ alla Magliana, portare i giovani al Carcere Minorile, frequentare con gli animatori parrocchiali i Comitati di Quartiere, fondare Cooperative sociali e tanto altro non era se non un piccolo tentativo di evangelizzare periferie.

Lo sapevo, ora è anche certificato.

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2 risposte ↓

  • 1 Simona // 17 Gen 2014 alle 18:06

    Grazie per la condivisione! mi fa tornare ad altre analoghe esperienze di vita vissuta e..fa sperare davvero che sia possibile sempre un cambiamento positivo a testimonianza, per chi si impegna in prima linea, che…vale sempre la pena! che dall’Alto arrivino sempre forza coraggio ed entusiasmo per tutti gli “operatori di pace” che lottano per costruire percorsi di dialogo e cammini accanto-a-chi-fa-più-fatica.

  • 2 Sara // 17 Gen 2014 alle 19:47

    C’è solo un centro che va evangelizzato: il cuore

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