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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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MA DIO NON CI DEVE RENDERE CONTO

9 Novembre 2008 · 19 Commenti

Alla fin fine, come si esprime spesso il mio amico di Torino/Mogoro Franco Floris, alla fin fine de minimis non curat praetor, i dettagli non sono  poi così importanti per il Signore. Come è andata, perché per come. A noi piace sapere, è giusto sapere, ragionare, indignarci o reagire come ci pare. Ma la Corrente, il Disegno dell’Amore del Padre verso di noi, è guidato da Lui. Lui conta e raccoglie le nostre lacrime, ma ci dice anche di avere FEDE, nulla va perduto, nessuno viene dimenticato, e il futuro non ci appartiene. Agli uomini si può chiedere conto, a Dio no. E Lui sa dove va la corrente della vita e anche della storia, di te che leggi e di me che scrivo. E di Susa.

Isaia 40, 12-14 (o per i raffinati 40,12ss) ci aiuta
[12]Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo? Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra, ha pesato con la stadera le montagne e i colli con la bilancia?
[13]Chi ha diretto lo spirito del Signore e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti?
[14]A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse e gli insegnasse il sentiero della giustizia e lo ammaestrasse nella scienza e gli rivelasse la via della prudenza? “

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

19 risposte ↓

  • 1 unachesapoco // 10 Nov 2008 alle 14:34

    Ma! Dio non ci deve rendere conto, ma gli uomini sì! almeno a Lui gli uomini dovranno rendere conto…e parlo con amarezza oggi, dopo le scene di Gerusalemme.
    non ci si può sempre nascondere dietro le vie del Signore e confidare sul fatto che Lui sa quello che fa: siamo anche liberi e quello che Lui fa non ci esime dal fare noi errori, se non non si parli più di morale, e la Storia, hegelianamente, è tutta giusta e razionale.
    io spero ancora che Dio non sia allievo di Hegel!

  • 2 unachesapoco // 10 Nov 2008 alle 18:25

    Ma! Dio non ci deve rendere conto, ma gli uomini sì! almeno a Lui gli uomini dovranno rendere conto…e parlo con amarezza oggi, dopo le scene di Gerusalemme.
    Non ci si può sempre nascondere dietro le vie del Signore e confidare nel fatto che Lui sa quello che fa: siamo anche liberi e quello che Lui fa non ci esime dal fare errori, se no non si parli più di morale, e la Storia, hegelianamente, è tutta giusta e razionale.
    io spero ancora che Dio non sia allievo di Hegel!

  • 3 Sr Marghe // 10 Nov 2008 alle 23:23

    “Una storia una storia lontana,
    ci racconta che il Santo di Assisi,
    pellegrino che annuncia la pace,
    un bel giorno è arrivato quassù.
    E che cosa cercasse quel giorno,
    sui sentieri della valle di susa,
    lo possimo scoprire quest’oggi
    con stupore e la gioia nel cuor.
    nella valle cercava una zolla,
    per gettar con fiducia il suo seme;
    con la pioggia ed il sole di Dio
    alla fine una spiga spuntò………..”.
    Anche il mio dolore è grande, ed è giusto sapere, indignarsi, ragionare, capire….ma questo dolore è sorretto dalla fede, dallo stupore nel vedere i tanti semi di bene che da questa piccola zolla sono diventati spighe.
    Si, è vero che gli uomini devono rendere conto a Dio, ed è per questo che non voglio chiudermi nell’amarezza ma accompagnare quei frutti di bene, vita, speranza, fede ritrovata…..maturati in quel luogo BENEDETTO! Benedetto da Dio, benedetto da Francesco, benedetto da tutti quei frati che hanno vissuto e respirato le radici profonde di quel luogo . Ecco perchè credo che , oggi, il nostro voler saper,la nostra giusta indignazione, non deve distrarci dal seguire la Corrente, il Disegno di amore del Padre. Perchè Dio non dimentica le sue promesse! E non le ha dimenticate neanche per quel luogo.Perchè Dio scrive dritto sulle righe storte delle nostre miserie, delle nostre paure, della nostra umanità!
    Il Signore ti benedica fra Beppe, perchè da quando sono a susa ogni giorno ho visto questi frutti, anche grazie a te che non hai smesso di seminare….ed ora tocca a me, noi continuare!!!
    Sr Marghe(pianticella di s. francesco in susa)

  • 4 admin // 11 Nov 2008 alle 12:54

    Però ‘non è giusto’..il mio essere ‘umana’,il mio cuore,PER ORA,non riesce ad accettare,a farsene una ragione..! Ripenso ai momenti belli,a quelli importanti,al mio aver ritrovato Dio,alle lacrime di gioia e di dolore versate lì,al mio esermi ‘riappropiata’ di me e di Dio..mi fa proprio e profondamente male che mi sia stato tolto il Convenvo,penso a molti nella mia situazione ’sentimentale’,penso a P.Beppe..! Per ora non capisco,ci sono 1000 altri sentimenti e pensieri ‘negativi’..ma mi sento di ‘dover’ ringraziare Dio per tutto ciò che il Convento di Susa e i suoi frati mi hanno dato/regalato! Grazie anche a te Beppe che mi aiuti,in un certo senso,ad’ accettare’..ho bisogno di tempo!
    Ire

  • 5 Maura // 11 Nov 2008 alle 17:50

    La gente forse non sa che da quando hanno deciso di allontanare i frati dal convento, il convento ha continuato a vivere, il signor Sergio si è preso cura del convento, ogni mattina la cappella è aperta e le persone continuano ad andare, a cercare quella porta aperta per ringraziare il Signore e per chiedere un aiuto, ogni domenica fra Mario viene a celebrare la messa e la gente continua a partecipare alle celebrazioni, ogni mese c’è il Sabato del silenzio tenuto da suor Marghe e da Don Antonello nella casa di suore del Beato Rosaz vicino al convento e arriva gente da Genova per ritrovarsi a casa, per continuare a far crescere i semi che fra Beppe ha seminato, tempo fa durante una giornata di preghiera abbiamo piantato un ulivo segno di speranza e di vita. Credo che tutto questo parli più di ogni altra cosa l’amore va oltre le strane regole umane e continua a crescere con l’aiuto di Dio e di San Francesco. Occorre dire altro?

  • 6 chiara // 12 Nov 2008 alle 11:35

    Stavo pensando al lavoro e ai fatti miei e poi all’improvviso ho avuto un’illuminazione: e così Susa, mi sono detta, dopo aver visto il Beato vescovo Rosaz far nascere nell’ottocento le case di accoglienza x donne in difficoltà e fondare l’ordine delle suore francescane missionarie tra le donne sole e le famiglie più povere… . e così Susa nel 2000 vede trasformare un convento francescano in casa per sacerdoti in difficoltà
    …scusate la battuta ..ma me la posso permettere……
    ……poveri vescovi e poveri preti se sono messi peggio delle ragazze madri….

    ma la vita e il Signore sono meravigliosi ed infatti la provvidenza fa “nascere” in valle di Susa grazie a don Luigi Chiampo e a tantissimi suoi amici ed amiche una casa d’accoglienza x bimbi in difficoltà
    ..sarete daccordo con me che il SIGNOREdelle nostre vite è MOOOLTO più grande dei bilanci contabili, delle norme giuridiche, delle istituzioni, dei ragionamenti e delle votazioni e delle autorità terrene.

    un sorriso a tutti, un abbraccio a suor Marghe e a padre Bppe

  • 7 Francesca // 12 Nov 2008 alle 22:11

    Leggendo i vostri commenti capisco quanto fosse importante e mistico il Convento ,ma proprio per questo vi dico : non chiudiamo Dio fra 4 mura.
    Il Suo Disegno è grande e sicuramente ci darà altre mura,altre strade ,dei campi dove Fra Beppe e altri come lui possano seminare e raccogliere frutti.
    Il dolore ,la rabbia,la sofferenza fanno parte della nostra vita, chiediamo a Dio di darci la forza per accettare tutto e continuiamo a seminare!!
    E questo Fra Beppe lo sta facendo in altri campi!!

  • 8 Anna // 13 Nov 2008 alle 14:26

    Se ho capito bene, Francesca dice che la Parola di Dio si può vivere e testimoniare ovunque e io aggiungo che il seminatore è il Padre e il campo è il nostro cuore. Le chiese, i conventi, i libri, il video di santa Chiara, le comunità religiose sono strumenti.
    Uno strumento vale l’altro? No.
    Da quando è stato trasferito P. Beppe ho cominciato a parlare di fede con le persone. Volevo capire fino a che punto poteva essere importante l’incontro con una persona piuttosto che un’altra, per essere credenti. Molto importante, è stata la mia conclusione.
    Ho scoperto più fede di quello che mi immaginavo, quindi di veri atei ne ho trovati pochi, ma la maggior parte delle persone mi ha risposto: credo in Dio, ma non credo nella chiesa.
    Approfondendo il discorso, trovo sempre la denuncia di uno scandalo alla base di questa affermazione “non credo nella chiesa”.
    Certamente, si può rispondere, la chiesa è fatta di esseri umani, capita in qualunque campo.
    Se un medico si è comportato male, è una buona ragione per non curarmi la salute? Vado da un altro!
    Però posso denunciarlo, c’è l’ordine dei medici, l’ordine degli psicologi, l’ordine dei veterinari che garantisce…
    Nella chiesa scrivo al vescovo? Come fa il vescovo a sapere se dico la verità o sono una visionaria?
    Come viene amministrata la giustizia all’interno della chiesa? Mi sentirei più serena e garantita se sapessi che le leggi, i provvedimenti disciplinari, gli spostamenti, vengono eseguiti in modo trasparente e democratico, sia pure sotto la guida dello Spirito Santo in cui credo.
    Per esempio potrei vedere pubblicata l’omelia della messa di chiusura del convento.
    In questa omelia, punto per punto, erano elencati tutti i motivi che rendevano “indispensabile” la chiusura del convento.
    L’utilizzo di una omelia (che dovrebbe essere la spiegazione della Parola di Dio) come mezzo di comunicazione è un modo di per sè autoritario, che non ammette repiliche.
    A suo tempo, oltre che per il contenuto stesso dell’omelia, avevo ritenuto il fatto scandaloso.
    Non ho fatto l’esempio di uno scandalo “da telegiornale” ma una cosa di tutti i giorni, come può essere la storia del Parroco bravo, con una comunità bella da fare invidia, che viene spostato e tutto il suo lavoro di anni perso.
    Addirittura ho saputo che uno di questi casi è sfociato in un suicidio. “Uccide più la lingua che la spada”.
    Se in una Parrocchia c’è un Parroco in difficoltà hai un bel dire al vescovo: è una brava persona, ma è solo, non è il quartiere adatto a lui, le persone si allontanano dalla chiesa, lo sostituisca!
    Non ci sono mai altre persone, fino a quano il poveretto non finisce in psichiatria (ora a Susa, al posto delle ragazze madri!)
    Che cosa rispondo a chi mi dice: Anna, vedi che ho ragione a criticare la chiesa?
    Rispondo: credi in Dio!
    Chi legge sa benissimo che non si può separare Dio da Cristo e Cristo dalla Chiesa, perciò cerchiamo, come dice unachesapoco, di prenderci un po’ di responsabilità nei confronti della storia.
    La mia fede nella Provvidenza e nella misericordia di Dio, è una scorciatoia per eludere le colpe o le responsabilità.

  • 9 Anna // 13 Nov 2008 alle 18:29

    Se ho capito bene, Francesca dice che la Parola di Dio si può vivere e testimoniare ovunque e io aggiungo che il seminatore è il Padre e il campo è il nostro cuore. Le chiese, i conventi, i libri, il video di santa Chiara, le comunità religiose sono strumenti.

    Uno strumento vale l’altro? No.

    Da quando è stato trasferito P. Beppe ho cominciato a parlare di fede con le persone. Volevo capire fino a che punto poteva essere importante l’incontro con una persona piuttosto che un’altra, per essere credenti. Molto importante, è stata la mia conclusione.

    Ho scoperto più fede di quello che mi immaginavo, quindi di veri atei ne ho trovati pochi, ma la maggior parte delle persone mi ha risposto: credo in Dio, ma non credo nella chiesa.

    Approfondendo il discorso, trovo sempre la denuncia di uno scandalo alla base di questa affermazione “non credo nella chiesa”.

    Certamente, si può rispondere, la chiesa è fatta di esseri umani, capita in qualunque campo.

    Se un medico si è comportato male, è una buona ragione per non curarmi la salute? Vado da un altro!

    Però posso denunciarlo, c’è l’ordine dei medici, l’ordine degli psicologi, l’ordine dei veterinari che garantisce…

    Nella chiesa scrivo al vescovo? Come fa il vescovo a sapere se dico la verità o sono una visionaria?

    Come viene amministrata la giustizia all’interno della chiesa? Mi sentirei più serena e garantita se sapessi che le leggi, i provvedimenti disciplinari, gli spostamenti, vengono eseguiti in modo trasparente e democratico, sia pure sotto la guida dello Spirito Santo in cui credo.

    Per esempio potrei vedere pubblicata l’omelia della messa di chiusura del convento.

    In questa omelia, punto per punto, erano elencati tutti i motivi che rendevano “indispensabile” la chiusura del convento.

    L’utilizzo di una omelia (che dovrebbe essere la spiegazione della Parola di Dio) come mezzo di comunicazione è un modo di per sè autoritario, che non ammette repliche.

    A suo tempo, oltre che per il contenuto stesso dell’omelia, avevo ritenuto il fatto scandaloso.

    Non ho fatto l’esempio di uno scandalo “da telegiornale” ma una cosa di tutti i giorni, come può essere la storia del Parroco bravo, con una comunità bella da fare invidia, che viene spostato e tutto il suo lavoro di anni perso.

    Addirittura ho saputo che uno di questi casi è sfociato in un suicidio. “Uccide più la lingua che la spada”.

    Se in una Parrocchia c’è un Parroco in difficoltà hai un bel dire al vescovo: è una brava persona, ma è solo, non è il quartiere adatto a lui, le persone si allontanano dalla chiesa, lo sostituisca!

    Non ci sono mai altre persone, fino a quano il poveretto non finisce in psichiatria (ora a Susa, al posto delle ragazze madri!) Che cosa rispondo a chi mi dice: Anna, vedi che ho ragione a criticare la chiesa?

    Rispondo: credi in Dio!

    Chi legge sa benissimo che non si può separare Dio da Cristo e Cristo dalla Chiesa, perciò cerchiamo, come dice unachesapoco, di prenderci un po’ di responsabilità nei confronti della storia.

    La mia fede nella Provvidenza e nella misericordia di Dio, è una scorciatoia per eludere le colpe o le responsabilità.

  • 10 Anna // 13 Nov 2008 alle 23:33

    Ho fatto un errore si scrittura nell’ultima frase.
    Volevo dire “non è una scorciatoia”. Io ho fede nella Provvidenza e nella misericordia di Dio, è fondamentale per la mia vita, ma non è una scorciatoia che taglia via il senso di responsabilità nei confronti del mio vivere quotidiano.

  • 11 chiara // 14 Nov 2008 alle 11:52

    grazie ad anna e francesca, confrontando le mie osservazioni con le loro mi trovo ad arricchire il mio punto di vista, modificandolo anche un po’: non per correggermi, o puntualizzare o ribattere, semplicemente per riflettere ulteriormente.
    Ieri tra le righe di grancesca ho letto il suggerimento affettuoso ..”dai non fissatevi su susa…non fissatevi si quelle quattro mura..” la ringrazio perchè alla sera con mio marito ho provato a riflettere su “ma allora cosa è assoluto e cosa è relativo ?? E perchè la chiesa da ai fedeli le regole che sono fisse fino ache non è essa stessa a cambiarle e se le cambia non è per esigenze di chi deve rispettarle ma per motivazioni spesso poco note e comprensibili (gli esempi potrebbero essere tanti, quello deli spostamenti dei parroci che fa anna è uno). E mio marito che ha un gran senso pratico ha osservato: ma il vescovo di susa che ha a disposizione un enorme seminario semivuoto , aveva proprio necessità di un convento?
    Ecco, le osservazioni di Anna completano il ragionamento…sembrano aggiungere..ok, ci fidiamo, avranno delle ragioni…ma perchè non spiegarle, condividerle..
    Aggiungo io, senza polemica? perchè questa sorta di autoritarismo, perchè continuare a trattare i fedeli come peccatori, ignoranti, inferiori ?
    Non voglio dare lezioni di democrazia alla chiesa - istituzione, dico che questa potrebbe essere l’occasione di aprirsi…al confronto ..semplicemente…che paura c’è ?

  • 12 unachesapoco // 14 Nov 2008 alle 16:06

    Non so se vale la pena continuare questa serie di commenti: mi sembra che si parlino più lingue, e perciò non ci si comprenda.
    Cosa che, del resto, è funzionale al fare che tutto resti uguale!
    Se, infatti, si butta tutta la storia sul piano del “provvidenziale”, non si può che accettarla, come la accetta anche Dio…
    Cade però ogni discorso su libertà e responsabilità, non esistono più peccati ed errori, perchè stanno nel grande piano divino e….perchè criticare la storia?
    Ma noi NON siamo fatalisti, possiamo dirci che qualcosa non va, o è sbagliato, possiamo essere critici nella Chiesa, avendo abbastanza carità e coraggio da non aspettare tre o quattro secoli per sentir chiedere perdono.
    Sul piano atemporale, invece, non ce la prendiamo nè con Dio nè con gli uomini, se le cose non ci piacciono, nè ci aspettiamo l’inferno per tutti quelli che sbagliano, noi compresi.
    Ma perchè non dire con passione che qualcosa non va?

    Ma ora un pensiero a tutti i frati che ho conosciuto a Susa: a chi faceva marmellate, anche se non ne ricordo il nome, a chi ha sopportato la malattia con coraggio (Padre Francesco), a Padre Antonio, a lungo Priore, a Fra Bepi, che ricordava il miracolo di Cana, a Padre Giacomo, che coltivava con amore i fiori e portava i doni della sua grande cultura classica, dell’esperienza delle lecturae Dantis nella chiesa di San Francesco a Ravenna.
    In tanti modi ci hanno avvicinato a Dio.

  • 13 Anna // 15 Nov 2008 alle 00:40

    Perché dici che non vale la pena continuare questa serie di commenti?
    Io li trovo molto interessanti.
    Non è vero che parliamo lingue diverse.
    Posso dare una lettura spirituale agli eventi della mia vita? Certo, anzi, lo faccio anche con la tua… (sto scherzando)
    Siamo tutti d’accordo che non sia stata la Provvidenza divina a far chiudere il convento di Susa, ma degli errori umani. Nessuno di noi mette Dio sotto giudizio, ma tutti ci sentiamo giudicati da lui. Sappiamo che ci ha creati liberi di decidere la nostra storia, ma ci poniamo delle domande: interviene nella nostra storia o ci abbandona al nostro destino? P. Beppe ci presenta il brano di Isaia e unachesapoco mi ha costretta a ripassarmi Hegel, per capire quel che scriveva… mica da poco gli interventi di questo blog! Non buttiamo la storia sul piano del Provvidenziale! Sono d’accordo.
    Non diamo una bacchetta magica in mano a Dio e non interpretiamo ogni fatto come puntualmente voluto da Lui.
    E per concludere, lezioni di democrazia a tutti!

  • 14 Francesca // 15 Nov 2008 alle 09:51

    ma perchè chiudere una discussione?
    non abbiamo tutti le stesse idee,ed allora?
    le discussioni non devono per forza convincere gli altri sulla validità del proprio punto di vista,ma servono solo per esprimere le proprie idee,far riflettere.
    Come dice Anna anzi aumentano le tue conoscenze.
    Altrimenti cadiamo anche noi nell’errore di chiudere una cosa,girare pagina senza costruire la nostra storia,il nostro vissuto ,i nostri pensieri.
    Parliamo di imposizioni e poi nel momento in cui questo non c’è ,ce le ricreiamo?Qui non c’entra la Provvidenza ,qui siamo noi uomini a decidere se parlare,discutere e PENSARE con il nostro cervello e soprattutto accettare il pensiero degli altri.
    Scusate, ma ora devo proprio andare……..il lavoro mi chiama.
    A dopo per esprimere i miei pensieri su quello che penso e rispondere alle domande di Anna e magari farne anche io.
    Ciao

  • 15 Francesca // 15 Nov 2008 alle 22:28

    Quante volte ognuno di noi ha dubitato della Chiesa?
    Quante volte ognuno di noi ha detto credo in Dio ma non nella Chiesa?
    Io la prima crisi l’ho avuta a 18 anni dopo una infelice “uscita “ di un sacerdote in ospedale.
    Allora fui drastica ,non mi posi il problema che essendo un essere umano poteva anche sbagliare,decisi che pur continuando a credere in Dio non avrei più creduto nella Chiesa.
    Quando poi cominciai a frequentare i corsi prematrimoniali ,mi resi conto che non tutti i sacerdoti erano uguali,che c’erano persone meravigliose che mi potevano aiutare a superare la mia chiusura verso la Chiesa,e che non tutti sbagliavano.
    Ho scoperto una Parrocchia bellissima,dei frati sempre presenti ,che riuscivano a portare gente nella loro Chiesa con spirito allegro ,senza utilizzare le fredde gerarchie ed il distacco, che molte volte avevo trovato in altre Parrocchie.
    Ne sono cambiati tanti di Frati in questi 25 anni e tutti hanno lasciato un segno positivo in me.
    Alcuni poi hanno saputo veramente toccare le corde più profonde della mia anima.
    Ma la Legge del Vaticano impone che ,dopo un tempo determinato, il nostro amato Parroco deve andare via ,deve lasciare i suoi cari fedeli che credono in lui e lo seguono.
    Ogni volta è un dolore ,ogni volta ti domandi “:Perché? “ Qual è la risposta? Pare quasi una punizione tutto ciò. Ma ci sarà un significato in tutto questo? Le spiegazioni non ci sono ,nessuno te le da,ma che devi fare?
    Ma la punizione maggiore è proprio per il sacerdote che ci lascia,perché deve ricominciare una vita nuova,con nuovi fedeli,una nuova Chiesa,lasciare amici ma alla fine ti rendi conto che lui stesso,seppur con le lacrime agli occhi (credetemi ne ho viste tante) ,se ne va perché così deve fare.
    E se lui le accetta ti senti obbligato quasi, e costretto ,ad accettarlo anche tu ,senza porti tante domande
    Un motivo forse ci sarà. Forse si ha paura che affezionandosi troppo a dei parrocchiani possa togliere a Dio qualcosa,forse è la paura che la figura del sacerdote ci distolga da Dio.Chissà!!
    E si ricomincia ogni volta,cercando di ritrovare il contatto con il nuovo parroco.

    Io questa volta non sono riuscita ad entrare in sintonia con lui ,forse perché dentro di me era rimasto ancora la dolcezza del precedente ,forse perché ho avuto una discussione con lui,fatto sta che ho avuto delle difficoltà a seguirlo,non mi sentivo a casa,mi sentivo un ‘estranea.
    Poi , ho conosciuto il vostro Fra Beppe e qualcosa in me è cambiata,mi sono risentita a casa,ho riavuto il piacere ed il bisogno della Messa ,della Chiesa ,della Comunità.
    Forse questo è un Disegno di Dio,il vostro Fra Beppe doveva venire da noi per aiutare questa nostra parrocchia,o qualche parrocchiano disperso?
    Non so rispondere a questa domanda,.
    Il fatto che ci sentiamo ispirati dalla simpatia,dalla forza, dal carisma di una persona credo sia una scelta prettamente umana e libera senza alcuna interferenza, ma la Fede a mio avviso arriva nel momento in cui consideriamo quella sacerdote un tramite con Dio ,un legame con la Chiesa.
    Il nostro limite è di non trovarlo in tutti i Sacerdoti.La Provvidenza è continuare a credere

    Spero di non essere andata “fuori tema”non chiedo di pensarla come me e spero di non aver scritto cose sbagliate ma una cosa è sicura: vi ho parlato con il cuore

  • 16 Sr Marghe // 16 Nov 2008 alle 01:16

    Cara Francesca,il tuo cuore dice la sofferenza di questo allontanamento, e la fatica di comprenderne il senso profondo.Ma mi edifica la tua fede vera nel riconosce che le caratteristiche umane di un testimone, quando sono tessute di amore e desiderio di bene, allora diventano, canale, tramite, via, anello di congiunzione, con Dio e con i fratelli. Nonostante la nostra piccola, misera umanità, Cristo continua ad agire con forza in quegli uomini e donne che sanno coraggiosamente far fruttificare i talenti umani e sprirituali al servizio del Regno; un Regno che fra Beppe, con la sua venuta a Susa, con la sua umiltà, con il suo coraggio…ha seminato in noi, in te. Dobbiamo smetterla di nasconderci dietro una falsa umiltà che sotterra cio’ che siamo, cio’ che abbiamo ricevuto in dono….Il Signore ci giudicherà sull’amore, E l’amore talvolta è rischioso e senza sicurezze, senza difese! Ma l’amore che Cristo ci chiede di edificare nel cuore dell’uomo passa proprio attraverso la nostra umanità. Tu stessa scrivi “quando ci sentiamo ispirati”. Che bella questa espressione! Ed è altrettanto bello e buono poter raccontare di questi quotidiani miracoli di cui la nostra vita, il nostro mondo ha bisogno…in tutte le sue realtà. Era scritto nel Disegno di Dio il tuo incontro con fra Beppe e quello di tante persone che lo hanno conosciuto. E ti assicuro che è un dono reciproco. Perchè quando un sacerdote, nonostante la croce, sperimenta che l’amore di Dio seminato quotidianamente, nella gioia e nel dolore, nel cuore dei fratelli, cresce e porta frutto; cresce in lui la forza e il coraggio di continuare a rischiare per amore. Ed è quello che ora fra Beppe sta continuando a fare a Roma, con l’aiuto della Provvidenza, con la sua simpatia,forza,carisma… e continuando il Disegno di Dio. Il Signore non ci lascia orfani, quando permette che questi punti di riferimento si allontanano da noi. In realtà se guardiamo bene dentro di noi, quel seme di fede e di amore donato con tanta tenerezza e umanità,abita in noi in profondità e cresce e ci chiede di essere ridonato. E cio’ che pensiamo di aver perduto, è trasformato e il legame diventa ancora più profondo e più forte. La Provvidenza non smetterà di donarci, nonostante errori umani, la forza di continuare a credere, continuare a costruire relazioni umane vere e significative che parlano di Lui e ci conducono a Lui. Continuare a sentirci ispirati da chi come fra Beppe, ha il coraggio di essere quello che è e di fare quello in cui crede!
    Sr Marghe ( pianticella di S. Francesco in Susa)

  • 17 Sr Marghe // 17 Nov 2008 alle 07:49

    Se mi permetti, Fra Beppe, vorrei condividere la gioia di aver conosciuto anche se per poco, p. Romano Gozzellino . E’ già due volte che viene a celebrare messa la domenica a S. Francesco, e in tutte è due le occasioni, ha testimoniato una gioia francescana e un calore umano in una originale e creativa celebrazione, che tutta l’assemblea (50-60 persone) ne ha trovato beneficio, unita a S. Francesco e alla Chiesa in un cuor solo ed un’anima sola.
    “Quale gioia quando mi dissero: <> (Sl. 122). E’ ciò che ho letto negli occhi dei fedeli che hanno partecipato questa domenica, allo spezzare della Parola e del Pane di Vita nello spirito di Francesco in semplicità e soprattutto in famiglia.
    Ci siamo ritrovati (piccolo gregge) come ogni domenica proprio con il desiderio di essere comunità, dove una comunità non c’è. E questo senso di famiglia è percepito anche da chi viene solo di passaggio. Infatti, a fine messa, una signora di Verona, ha condiviso con me la lode al Signore per aver vissuto una celebrazione così profonda da averle toccato il cuore, e mi ha chiesto di ringraziare la comunità dei frati…..Ed io, anche se, purtroppo non c’è più una comunità di frati, desidero condividere i miracoli che il Signore attraverso Francesco continua ad operare a Susa e proprio attraverso la sua casa. Edificio, Tempio, Campo, deserto e santo!
    Sr Marghe (pianticella di S. Francesco in Susa)

  • 18 simo // 21 Nov 2008 alle 21:39

    …PER DAR VOCE ALLA VOCE DI DIO.

    “Io ho progetti di pace e non di sventura, voi mi invocherete ed io vi esaudirò, e vi farò tornare da tutti i luoghi dove vi ho dispersi” Ger 29, 11-12-14

    Caro fra Beppe, è questo lo spirito con il quale ,nel mese di novembre (sabato 8) insieme ad una quarantina di ragazzini del catechismo, abbiamo voluto INVOCARE il Signore affinché le opere dei suoi figli, i figli di Francesco, in Susa, non vengano dimenticate, accartocciate come un documento che ormai non serve più.
    In quella sera con quella gioia propria che ci insegnano i frati francescani, abbiamo pregato il Dio del Cielo e della Terra.
    Questa bellissima esperienza è iniziata nel tardo pomeriggio all’oratorio parrocchiale, ed insieme ai ragazzi abbiamo ripercorso nei giochi, l’esperienza evangelica di Francesco e Chiara innamorati di Madonna Povertà.
    Abbiamo fatto anche noi l’esperienza di un pasto semplice ed umile, e poi ci siamo incamminati verso la Casa di Dio proprio nella piazza a lui dedicata e nel luogo del suo santo passaggio dove ha lasciato non solo la manica del suo umile saio, ma radici profonde e tante opere di bene attraverso la presenza dei suoi figli.
    Lo Spirito del Signore era con noi, mille luci illuminavano la chiesa e sui loro volti ancora fanciulleschi, splendeva la luce di Cristo.
    Intonando il LAUDATO SII, un’animatrice nelle vesti di S: Chiara ci ha condotti alla conoscenza della luce che ha illuminato i passi del santo, strada impervia e non priva di ostacoli, ma sorretti da profonda fede.
    I ragazzi hanno poi posto tutti i loro lumicini accesi su di un cartellone formando la parola GIOIA. Un sentimento che deve splendere nei nostri cuori come il sole che illumina il mondo.
    In questa sera, proprio con questa nostra umile preghiera, abbiamo voluto ringraziare, in questo luogo santo, la comunità dei frati che con la loro presenza hanno seminato e raccolto “frutti di bene, di vita, di speranza che lo Spirito del Signore ha fatto maturare; presenza continua di Dio, nei giorni, nei mesi, negli anni.
    Quante e quante persone in questo luogo, hanno pregato, hanno ripreso forza, e hanno trovato motivo di speranza, quanti cambiamenti di vita, quante vocazioni , stili di vita evangelici e francescani.
    Quanti riavvicinamenti alla Chiesa tramite la strada fraterna della Parola di Dio e del carisma di Francesco “
    Di tutto questo passato ben conosciuto, abbiamo voluto ringraziare e benedire l’Altissimo. L’abbiamo voluto lodare, lodare e ancora lodare. Di tutto il futuro sconosciuto abbiamo voluto fare invocazione.
    I frati dopo 800 anni, 8 secoli se ne sono andati, ma il Signore no, e neanche Francesco.
    E’ rimasto in quel silenzio, in quei chiostri, in quel parco, sussurra ancora in quella chiesa in penombra, scivola sulle imbiancate Lose , parla con la voce dei passeri che abitano i secolari ippocastani.
    Arrivederci figli di Dio. Arrivederci figli di Francesco.
    PAX ET BONUM
    Simo, una catechista di Susa

  • 19 Anna // 23 Nov 2008 alle 21:38

    “Sui loro volti ancora fanciulleschi splendeva la luce di Cristo”
    Che bella testimonianza Simo!
    Mi è venuto in mente il versetto del salmo 4
    “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto”.
    Il brano di Luca 11 v.33
    “Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce. ”
    Giovanni 8 v. 12
    “Io sono la luce del mondo, chi segue me , non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”
    Bellissima la tua descrizione piena di luce. Grazie

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