fratemobile.net

Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

fratemobile.net header image 2

UN BIGLIETTO PER UN AMICO, ANZI UN FRATELLO

22 Maggio 2013 · 5 Commenti

Caro Andrea,

quanta fatica per cominciare questa lettera, quanta fatica! Mi hai regalato decenni di testimonianza, non esibita, nascosta, protetta dalle ombre delle notti che passavi nei caruggi della nostra Genova. Difficile poi trovarti prima di una certa ora al mattino dopo; riposavi, almeno qualche ora, protetto dagli amici, dai ragazzi, dai collaboratori. Riposavi per ricominciare: riunioni, telefonate, comunicati stampa, conferenze, ma più di tutto strada, strada, strada.

Quando Francesco il Papa ha cominciato a parlare di periferie, di uscire, di Chiesa che non deve essere autoreferenziale, di coraggio necessario per testimoniare e annunciare il Vangelo, di nuove strade e nuovi linguaggi per la nuova evangelizzazione, ecco te lo confesso: ho pensato spesso a te.

Tante volte nel nostro ambiente - intendo preti frati suore catechisti animatori nuovi movimenti ecclesiali, e diciamoli tutti dai, anche qualche Vescovo - mi è capitato di discutere sul tuo modo, sulle tue esternazioni, sui tuoi gesti. Ogni volta, anche maleducatamente, ho risposto “prima passa tu 40 anni di vita sulla strada, 40 anni di notti sulla strada, 40 anni di battaglie sulla strada con gli ultimi, con i poveri veri, col mondo invisibile dei trans, delle prostitute, dei senza dimora, poi possiamo anche discutere di don Gallo, ok?”.

Avevi accettato un mio invito. Eravamo al Liceo Classico Norberto Rosa di Susa, ti ricordi? Due assemblee nella palestra sul tema delle dipendenze da sostanze. E tu, con una coppia di amici della San Benedetto, spiegavi che è “il pubblico”, la struttura pubblica il referente della San Benedetto per le cure, le terapie. Una delle mie allieve, con l’ingenuità dei suoi bellissimi 15 anni, ti contestò, dicendo che i tuoi tossici - si diceva così a metà degli anni’80 - rubavano i posti in ospedale a persone normali, loro che in fondo se l’erano voluta. E tu, col sigaro spento, con lo sguardo arguto e penetrante, le chiedesti “come ti chiami?”. Alla sua sussurrata risposta “mi chiamo Anna” - nome di fantasia - tu rispondesti micidiale, “ma lo sai Anna che non hai capito un bel niente?” Beh, veramente l’espressione fu molto più diretta e genovese e fece esplodere la palestra. Ma in dieci minuti l’assemblea capì, entrò nella logica della cittadinanza, dei diritti per tutti, del bene comune, del tentare di capire per non giudicare. Della solidarietà concreta, precisa, quotidiana. L’assemblea dai fischi in difesa della loro compagna passò agli applausi per quel prete di strada che aveva dato loro strumenti per crescere, magari strumenti spigolosi e ruvidi, ma certo non ingannevoli e vuoti. E Anna ti abbracciò commossa alla fine.

Quanti ricordi.

Ma voglio ad alta voce dire a tutti che Andrea, don Andrea, ha camminato in direzione ostinata e contraria perché ha tenuto nelle sue mani due bussole: il Vangelo e la Costituzione della Repubblica. Il Vangelo che è condiviso per scelta da tanti, dentro, fuori, a fianco delle Chiese cristiane; la Costituzione che invece deve essere il vangelo laico dei cittadini. Certo, noi cristiani - lo dico sottovoce e con tremore - sappiamo che tentare di vivere e testimoniare il Vangelo chiede talvolta il coraggio del martirio; ma impostare la convivenza secondo la Costituzione, oggi per tutti, non chiede meno fermezza, né meno coraggio talvolta, in questi tristi tempi senza etica, senza sogni, senza speranza.

Grazie Andrea, per i tuoi giovani che dalle cascine  salivano in Val d’Aosta (e saliranno ancora) alle Case per Ferie della Coompany, a tagliare erba, tinteggiare muri, sistemare staccionate. Regalarsi qualche giorno diverso, bello, di vacanza. E bere litri di quello splendido incredibile caffè che ci arrivava da Sottoripa, Via Prè, ‘A Lanterna. Grazie per le tante tante iniziative vissute a fianco a fianco.

E poi, caro Andrea, quando si saluta un amico credente si parla anche di vita, di vita eterna. Senza paura. Con speranza. Prega per tutti noi che ti abbiamo avuto per fratello o padre, a seconda della carta di identità, ma tutti amico. Tu ora sei libero da viaggi, da spettacoli, da interviste, hai solo tempo per contemplare il Padre che è nei cieli, per cantare con Faber, per intercedere per noi tutti ancora in cammino.

Ora, come avresti voluto tu, un impegno, alla fine.

Come Gesù, come Francesco, come i partigiani che ci hanno restituito libertà, anche noi continueremo a seminare speranza. Con parole diverse, in situazioni diverse. Ciascuno con la propria visione, con la propria forza, con la propria ostinata direzione. Contraria. Ma sempre e solo speranza.

fra Beppe Giunti con/per la Coompany

icon for podpress  Other Media: Download

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

5 risposte ↓

  • 1 Margherita // 22 Mag 2013 alle 22:04

    Caro Beppe ho letto e condiviso il tuo biglietto all’amico Andrea, con lui se ne va un pezzo della Genova umile, carica di solidarietà e vero Amore Cristiano ora, con lui nel cuore, non ci resta che portare avanti la sua testimonianza!
    Grazie, Margherita

  • 2 gigama // 23 Mag 2013 alle 14:01

    Ciao zio, volevo farti i miei più sinceri complimenti per questo articolo… parole splendide, ispirate, appassionate, sentite. E tutte assolutamente più che condivisibili. Posso dirmi fiera di te? A sabato, un grosso abbraccio.

  • 3 Anna Maria // 23 Mag 2013 alle 16:00

    Grazie, Beppe, per questo biglietto, che si aggiunge e abbraccia la testimonianza di don Andrea che ho avuto in dono di sentire anche dalla tua voce,
    Anna Maria

  • 4 simonetta bumbi // 23 Mag 2013 alle 16:21

    grazie…
    simonetta

  • 5 Simona // 23 Mag 2013 alle 17:39

    leggo solo ora e non posso che dire un grosso GRAZIE.
    il Signore continui a benedire e dar coraggio a chi gli “presta” cuore, anima, cervello….fino ad abbracciare la Croce, nel martirio…

Lascia un commento