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UNA RIFLESSIONE SULLE DIMISSIONI DI BENEDETTO XVI

11 Febbraio 2013 · 5 Commenti

Qualche riflessione spirituale, teologica (nel senso di “riferita a Dio”) sulla notizia che stamattina ci ha raggiunti, come una folata di vento fresco, come una scossa benefica in mezzo alle tristissime notizie di casa nostra (Italia in campagna elettorale).

Il Papa si dimette. Lo aveva fatto Celestino V e qualcun altro nei secoli della storia cristiana.

Le riflessioni possibili sono certamente tante, a me piace condividerne una che parte da un sms di un’amica che mi scrive angosciata e spaventata. Angoscia? Paura?

Se siamo nell’angoscia per le dimissioni del Papa temo che questo significhi che abbiamo talmente esasperato, doppato, aumentato di  peso “teologico” il ruolo e la figura del Vescovo di Roma, che svolge per questo il ruolo petrino, da temere che la Chiesa si smarrisca senza di lui.

Tra le infinite riflessioni che sentiremo e leggeremo mettiamoci anche questa: la Chiesa è  di Gesù il Cristo; ogni discepolo ne ha responsabilità per il suo carisma, per il suo ministero, per l’opera che lo stesso ed unico Spirito ha donato. Andiamo a rileggere il capitolo 12 della I Lettera di Paolo ai Corinzi.

Se per qualche tempo la Chiesa continua a vivere ed operare nella storia “senza papa”, qual è il problema?

E’ condotta dallo Spirito, continua a celebrare i Sacramenti, legge e medita la Parola, opera nella carità, svolge servizio con e per gli ultimi.

La reazione spaventata di molti in queste ore mi fa dire che la funzione del Vescovo di Roma, nel suo svolgere il ministero di Pietro (unità della Chiesa nella fede e nella carità), la sua immagine pubblica, il riferimento al suo insegnamento e alle sue decisioni di governo sono esagerate, o meglio disordinate.

Ogni comunità e ogni discepolo deve fare riferimento al proprio stato di vita, alla propria comunità ecclesiale, al proprio Vescovo, al Papa. Ma con un serio discernimento interiore.

Fare un continuo riferimento per ogni … canto liturgico, inchino, pizzo, slogan, pensiero solo al Papa, in primo luogo al Papa e metterlo spesso in paragone se non in contrasto con altri soggetti ecclesiali, è una fuga dalla fatica della ricerca, del discernimento, appunto.

A volte, in ambito ecclesiale, in pubblicazioni, incontri, convegni si sente in sottofondo una idea che considero, questa sì, diabolica: DITECI COSA DOBBIAMO FARE, COME DOBBIAMO PENSARE. E cosa di meglio che riferirsi ad una istanza ultima, una voce indiscutibile, una persona irraggiungibile?

Nella Chiesa ciascuno deve prendere sulle spalle la croce della propria responsabilità quotidiana. Facendo riferimento alla Parola di Dio, alla propria vocazione, ai segni dei tempi, all’insegnamento della propria Chiesa locale e alle indicazioni del Vescovo di Roma, garante della universalità nella fede.

Saltare qualche passaggio intermedio è solo una scorciatoia.

Guardiamo Francesco di Assisi. Va a Roma, dalla Chiesa nostra madre come scrive lui, ma per una garanzia, una indicazione.

E dopo che il Signore mi diede dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò.

Un altro pensiero mi frulla in testa. Quest’uomo ha usato la propria coscienza, e davanti a Dio, in solitudine, in preghiera e contemplazione ha preso la decisione.

Col tempo dovremmo trarre quasi un format da questa sua decisione, quasi una procedura da diffondere negli ambienti educativi. Non ha condiviso un bel niente su FB, su Twitter o altro, non ha cercato se non Dio, la propria coscienza e pochi intimi. Non ha passato le serate alla TV, alla playstation o a chattare. Ha chiesto a sorella solitudine di lasciarlo scendere nella profondità del suo essere umano che doveva fare i conti con una situazione difficile, con una fatica sempre più grande.

“Dopo aver ripetutamente interrogato la mia coscienza davanti a Dio”.

Cara amica angosciata, prendi da Benedetto XVI l’esempio, la fiducia, il coraggio. Niente più.

f b

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

5 risposte ↓

  • 1 PAOLA // 11 Feb 2013 alle 19:11

    BEH CHE UN PAPA SI DIMETTA FA COLPO,, NON è MALATO.. E CHISSà CHI VERRà….. SONO I CARDINALI TUTTI ANZIANI… COME LUI… PAOLA
    BOH IO CI CAPISCO POCO IN STA VICENDA…

  • 2 Simona // 11 Feb 2013 alle 20:47

    Sono molto molto felice di leggere solo ora e di vedere che…qualcosa c’ho capito!!! oggi s’è scatenato il putiferio e lascio immaginare le punzecchiature e provocazioni di chi non crede..ai quali ho candidamente e semplicemtente detto: “Beh non trovate ammirevole che un Papa lasci il posto?Grande Benedettto”.mi hanno sgranato tanto d’occhiii.e “grande” fra Beppe! basta con sta mania dei social network!!e le chiacchiere esagerate di corridoio. silenzio meditazione e azione.e…coraggio, tanto, di andar sempre controcorrente!

  • 3 maura // 12 Feb 2013 alle 08:37

    Non posso negare che questa notizia mi abbia scosso e non poco.Quando l’ho saputo non ho pensato”Grande Benedetto”e non ho pensato che sia andato controcorrente. Ho pensato a quanto l’uomo Benedetto abbia sofferto per questa decisione e ho pensato che nonostante la grande conoscenza della parola del Signore non abbia potuto agire nella Chiesa e questo mi preoccupa…c’è qualcuno più “potente”di lui. Prego perchè possa essere sereno
    Maura

  • 4 Giusy // 12 Feb 2013 alle 22:44

    Sono d’accordo con Beppe e con Simona; aggiungo un altro pensiero: qualcuno ha polemicamente contrapposto la scelta di Benedetto a quella di Giovanni Paolo, di rimanere cioè fino all’ultimo. Secondo me ognuna di esse ha il suo valore, non sono in contraddizione, ciascuno di loro ha fatto ciò che sentiva più adatto alla Chiesa in quel momento, ciascuno ha agito secondo coscienza. Ed io non mi sento smarrita per questa scelta.

  • 5 Simona // 13 Feb 2013 alle 22:44

    ed io sono d’accordo con Giusy quando dice che è inutile paragonare: due Papi, la stessa Fede che chiama a scelte e responsabilità “Grande” e quì, aggiungo per Maura, che il “Grande” non lo pensavo minimamente come slegato o scevro dalla dimensione del Dolore…ma proprio per questo ribadisco “Grande” e coraggioso Papa Benedetto, nonostante e grazie al dolore.Preghiamo che la Chiesa tutta, per prima, sappia avere “occhi” , cuore e coraggio per cambiare ciò che deve esserlo…

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