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EVVAI COOMPANY: IN PARLAMENTO PARLANO DI NOI. SPERIAMO CHE SERVA.

4 Dicembre 2012 · Nessun Commento

Condivido una notizia di politica parlamentare, grazie alla nostra amica Sara Dellabella.


PORFIDIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la coesione territoriale, al Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione. — Per sapere – premesso che:
una cooperativa sociale è un particolare tipo di società cooperativa. Le cooperative sociali gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi, oppure attività di vario genere finalizzate all’inserimento nel mercato del lavoro di persone svantaggiate, o al loro sostentamento a livello psicologico;
in Italia le cooperative sociali rientrano in una speciale categoria, caratterizzata dal fatto di «perseguire l’interesse generale della comunità allo promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini» attraverso:
a) la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi (tipo A);
b) lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B);
questa è la definizione che dà l’articolo 1 della legge 8 novembre 1991 n. 381, la quale disciplina le cooperative sociali e alla quale occorre fare riferimento per conoscere gli specifici obblighi e divieti (articolo 3) cui queste cooperative sono sottoposte e che ne giustificano il particolare regime tributario (articolo 77);
la stessa legge disciplina la figura del socio volontario (articolo 2) e del socio svantaggiato (articolo 4) e prevede convenzioni (articolo 5) stipulabili tra enti pubblici e cooperative sociali di tipo B. Le cooperative sociali che rispettino la normativa della legge n. 381 del 1991 sono Onlus di diritto;
in Italia le cooperative sociali rappresentano un’importante realtà sia sotto il profilo occupazionale sia dell’erogazione di servizi. Queste imprese impiegano complessivamente oltre 210.000 addetti retribuiti e 32.000 volontari. Inoltre rivolgono i loro servizi a oltre 3 milioni di persone per un valore di circa 6,4 miliardi di euro. Nate a partire dalla seconda metà degli anni settanta in alcune aree del nord Italia (Lombardia soprattutto) le cooperative sociali hanno conosciuto una progressiva diffusione in tutto il territorio nazionale. Lo sviluppo di questa particolare forma imprenditoriale è legato a una molteplicità di fattori;
da un lato gli enti pubblici esternalizzano alle cooperative sociali una quota crescente di servizi sociali, sanitari, educativi. D’altro canto esistono fenomeni di auto organizzazione della società civile (cittadini, gruppi informali, associazioni, eccetera) che promuovono la nascita di cooperative sociali per rispondere a bisogni insoddisfatti o per innovare l’offerta di servizi di welfare;
a quanto si apprende da un articolo pubblicato sul settimanale Il Punto, in tutta Italia sono a rischio sopravvivenza le cooperative sociali che forniscono servizi al posto e per conto delle amministrazioni locali nei confronti delle quali vantano milioni di euro di credito per attività già svolte;
si tratta di realtà appartenenti al terzo settore che va a colmare quell’area tra Stato e mercato nella quale si offrono servizi, si scambiano beni relazionali, si forniscono risposte a bisogni personali o a categorie deboli secondo approcci che non sono originariamente connotati dagli strumenti tipici del mercato, né da puro assistenzialismo. Sono realtà essenziali per la tenuta delwelfare di base;
«Se il pubblico non paga, salta tutto. Le diciassette cooperative di Alessandria vantano circa otto milioni di euro nei confronti del comune, che nel frattempo è stato dichiarato fallito, accumulati negli ultimi due anni. Ma il problema vero adesso sono le banche. Prima attraverso l’anticipo bancario delle fatture potevamo andare avanti senza problemi. Adesso le banche non accettano più le fatture neanche degli enti pubblici e delle municipalizzate perché rischiano l’insolvenza». Così racconta a Il Punto, Renzo Sacco della cooperativa Company & di Alessandria, che si occupa di servizi di tipo B, ovvero del reinserimento sociale di tossicodipendenti, detenuti sottoposti a misure alternative al carcere, immigrati, in generale persone che vivono situazioni di disagio e di povertà, offrendo loro la possibilità di un lavoro;
la difficoltà economica delle cooperative sociali dovuta al mancato pagamento degli enti locali, è un copione che si ripete in tutte le città di Italia, che in queste settimane hanno visto i lavoratori scioperare in strada;
a Catania sono quaranta le cooperative sociali che rischiano la chiusura, qui il credito vantato nei confronti del comune si aggira sui 20 milioni di euro essenziali per pagare gli stipendi di mille operatori e garantire i servizi di assistenza a circa cinquemila persone che non possono rivolgersi ai servizi a pagamento dei privati –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se i Ministri interrogati intendano al più presto convocare un tavolo con gli esponenti del terzo settore al fine di affrontare le criticità del welfare di base che consente la tenuta sociale a livello nazionale e la programmazione di futuri progetti di prevenzione;
se non si intenda intervenire urgentemente al fine di preservare migliaia di posti di lavoro e contestualmente il sostegno per persone con gravi disagi. (4-18824)

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