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UN ORECCHIO CHE SAPPIA ASCOLTARE

17 Novembre 2007 · 7 Commenti

“Questa è la cosa peggiore, secondo me, quando il segreto rimane chiuso dentro, non per mancanza di uno che lo racconti, ma per mancanza di un orecchio che lo sappia ascoltare.”
Da Stand by me di Stephen King.Come molte persone in questi giorni sono rimasta colpita dalla vicenda delle foto del cadavere di una coetanea messe in rete da alcuni studenti di Modena e accompagnate da messaggi, a dir poco, incredibili.
Venerdì ho improvvisato, durante la visita in biblioteca, una tavola rotonda per commentare, coi miei ragazzi di seconda media, gli articoli apparsi il giorno prima.
La discussione è stata seria, partecipata, coerente, inarrestabile, interessantissima (e non ne dubitavo affatto). Ma ciò che mi ha sorpreso è stata la loro adesione al mio invito a scrivere una lettera aperta a quei ragazzi e la richiesta di alcuni di loro di leggerla all’intera classe, mentre altri hanno invece chiesto che la leggessi solo io; nessuno ha pensato di scriverla e di tenersela per sé.
Questo mi ha fatto pensare che forse ciò che più manca ai ragazzi oggi è “un orecchio che sappia ascoltare”, sia esso di un coetaneo o di un adulto. E proprio per questo ho immediatamente accolto la richiesta di istituire “l’ora di giornale” sottotitolo “parliamo di e tra noi”.
Mai come nell’adolescenza abbiamo tanto da dire, chiedere, spiegare, cercare, capire, analizzare ed è tristissimo che si sia così soli da non avere nessuno che ascolta. Io, coi miei ragazzi, voglio provarci, (al diavolo i programmi ministeriali di Italiano, Storia e Geografia); spero che loro abbiano ancora la voglia e il coraggio di accettare e sostenere questa mia sfida.
Ma quanto rischiamo di essere sordi noi adulti, educatori, genitori, cristiani? Maria

Tags: AFFARI NOSTRI

7 risposte ↓

  • 1 apostolo gioacchino // 17 Nov 2007 alle 22:58

    lo penso anch’io

  • 2 ligabua // 17 Nov 2007 alle 23:07

    vorrei cantare nel coro per farmi ascoltare anch’io, come devo fare?
    i miei amici mi sovrastano con le loro voci tonanti, hai un consiglio per me???
    aiutami ti prego!!!
    grazie, ligabua!!!

  • 3 PDBmaster // 18 Nov 2007 alle 15:06

    Molto vero, ma la sordità è una pratica diffusa per ogni fascia di età… o almeno credo.

  • 4 deb // 18 Nov 2007 alle 16:29

    mettersi in ascolto di ki sente il bisogno di parlare è importante, ma non tutti hanno la capacità, la preparazione per ascoltare, a me è capitato di aprirmi con una persona un frate francescano, si pensa, ki meglio di un prete può ascoltare e aiutare, invece a parlare di se stesso è finito per essere il frate, evidentemente aveva più problemi lui di me, problemi ke preferiva affogare in una bottiglia di vino o whisky piuttosto che parlarne con i suoi superiori o confratelli, x paura di essere giudacato o peggio che gli togliessero i suoi incarichi di superiore di un convento. Prima di aprirsi con qualcuno è meglio conoscere profondamente se quella persona ha le competenze e anke la stabilità psicologica per ascoltare, altrimenti può solo peggiorare una situazione ke è già problematica. la colpa non è sicuramente del frate perkè probabilmente in quei momenti è più concentrato su se stesso ke sulla persona ke ha davanti, di certo una persona ke ha già dei problemi non ha la stabilità ke serve per aiutare altri, uno zoppo non può aiutare un altro zoppo. Ki è a capo di certe strutture anke religiose dovrebbe fare dei controlli e parlare apertamente con ki poi si pone come aiuto per gli altri. Talvolta invece ke aiutare si finisce per rovinare definitivamente una persona.

  • 5 maria // 18 Nov 2007 alle 23:07

    Ascoltare è sicuramente una cosa difficilissima perché non significa solo aprire bene le orecchie ma anche, io credo, zittire i proprio pregiudizi, problemi, paure e mettere in gioco il proprio cuore e la propria mente senza remore e consapevoli che stiamo facendo gli equilibristi, e senza rete!
    Significa camminare sul filo sottile che separa l’indifferenza “professionale” dal coinvolgimento in una “follia a due”. Significa prestare attenzione a qualcuno che vuol far sentire la propria voce separandola da quella del “coro”, a cui è pur bello partecipare per creare una nuova, unica, melodia comune. Significa accogliere un’individualità per aiutarla a partecipare al gruppo (classe, società ecc.).
    Certo non ci apriamo con chiunque, certo la persona che ascolta deve essere empatica, certo che parlare e ascoltare significa “creare dei legami” (rubando l’espressione alla Volpe de Il Piccolo Principe), certo parlare e ascoltare sono al termine di un percorso e all’inizio di un altro. Questo mi fa pensare che parlare e ascoltare significhi diventare amici.
    Ma chi sono gli amici? Quanto dura un’amicizia? Quanti sono gli amici nella vita? C’è un limite d’età nell’amicizia?
    Forse ci sono così poche orecchie che ascoltano perché ci spaventa l’esigenza, la profondità, la responsabilità di un vero rapporto d’amicizia. Maria

  • 6 deb // 24 Nov 2007 alle 17:55

    non può esistere un rapporto di amicizia fra una persona che ha bisogno di essere ascoltata e ki ascolta, perkè altrimenti si perderebbe l’obiettività. alcuni decidono di ascoltare ki ne sente la necessità e questo però non va a discapito della persona ke ascolta ma di quella ke parla, perkè senza accorgersene ki ascolta può causare più danni di quanti non ne abbia già ki parla. non penso sia un problema di paura, ma piuttosto di responsabilità e di capacità, penso ke ki non è all’altezza nn dovrebbe mai porsi in ascolto.

  • 7 maria // 24 Nov 2007 alle 19:41

    Ascoltare è dunque un fatto esclusivamente professionale? Esistono i professionisti (?) dell’ascolto? Se esistono non mi stanno particolarmente simpatici prechè la tanto sbandierata professionalità è spesso asettica freddezza. L’ascolto prevede invece, secondo me, una bella dose di empatia che è molto più pericolosa per chi ascolta che per chi parla, il quale spesso la cerca come un assetato nel deserto. Certo esistono situazioni “patologiche” che necessitano di un ascolto particolare ma non credo che questo ci giustifichi o ci assolva nell’indifferenza verso chi ci circonda. E poi la mia esperienza mi dice che raramente diciamo tutto, e solo un amico sa “leggere tra le righe” ciò che non vogliamo, non possiamo, non sappiamo dire. Maria

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