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BANCA ETICA, LASCIATECI SCRIVERE LE NUOVE REGOLE

13 Ottobre 2008 · 2 Commenti

Condivido questo articolo che trovo illuminante e coraggioso. Fra Beppe

Banca Etica richiama l’attenzione su etica ed economia.

Attenzione al vuoto di valori che può inghiottire le migliori intenzioni di recupero. Lasciateci scrivere le nuove regole.

Solida come mai, Banca Etica segnala il pericolo di una spregiudicata gestione della crisi.

Chi scrive le nuove regole deve guardare alle esperienze che non mostrano debolezza e che tengono in alto la bandiera del buon credito e di una finanza onesta, al servizio del cittadino.

Un prestito obbligazionario andato a ruba lo evidenzia.

 

7 ottobre 2008. Una banca che sfida la finanza tradizionale e aderisce ad una scala di valori nel rispetto della sostenibilità economica invece della creazione di valore per gli azionisti. E’ questa la testimonianza che oggi Banca Etica vuole mettere sulla bilancia su cui pesare il valore di un mercato fallimentare e che catalizza ormai solo critiche e negatività. Aprendo persino nuovi scenari di speculazione – c’è sempre chi guadagna, come gli sciacalli dopo il terremoto – e facendo correre il rischio che per gestire l’emergenza si perda nuovamente di vista l’epicentro del sisma e le soluzioni più adeguate.

Fino ad oggi ci siamo trattenuti dal parlare. Non volevamo essere confusi con i grilli parlanti. Ma diventa essenziale oggi il nostro contributo. Noi vogliamo essere un testimone nel tribunale che ha messo le banche e la finanza sul banco degli imputati. Forse siamo un testimone contro, vista la nostra scelta, ma chissà che da un processo giusto vengano fuori elementi per ripartire. Non da zero ma dal buono che c’è. Le regole non possono essere scritte da chi le ha violate o interpretate a proprio appannaggio. Né possono rispondere ad una crisi endogena del sistema senza valutarne le alternative già esistenti“. Fabio Salviato, presidente di Banca Popolare Etica

 

Beck, Stilgitz, Roubini e molti altri – tra cui Banca Etica – sono stati inutili profeti. La crisi maturava da tempo. Vero che ce ne sono state molte ma questa è una crisi profondamente etica. Accanto a numeri oramai impronunziabili, di fronte ai quali il piano Usa fa la figura di un davide che combatte golia, c’è una profonda ferita sociale. Ora non è certo il momento di allargare il fronte dei critici, purtroppo. Ma leggere che il Ceo di Unicredit fa ammenda – un po’ tardi, direi – e che chiami con sé nel declino il mestiere dei banchieri non lo accetto. Si può essere banchieri attenti e responsabili, e si può fidelizzare la clientela con servizi e prodotti onesti e sostenibili nel tempo” lo dice Mario Crosta, direttore dell’unica banca etica in Italia.

 

Siamo in un paese in cui le prime banche del sistema vendono derivati agli enti locali, strozzandone la capacità di sviluppo e di autonomia finanziaria o fanno cordate per comprare un’azienda pubblica a prezzo d’asta lasciandone però i debiti ai cittadini contribuenti. Che – ricordiamo, per inciso - non sono tutti. Etica è anche questo. Facile evocarla e trasformarla in una liana per saltare da un albero all’altro, difficile applicarla con coerenza e ancora più difficile riconoscere il merito a chi ne ha fatto una prassi. “Forse il cambiamento può passare già da questo. Ammettere che c’è un’alternativa e che qualcuno ne è degno rappresentante. Riconoscere insomma a una concorrenza – piccola ma agguerrita – il vantaggio di applicare pratiche economiche sostenibili pur se alternative e applicarle senza nessuna velleità di sacrificio economico ideologico. Noi siamo in piedi, e siamo forti, nella nostra differenza” riprende Salviato.

 

Noi non creiamo prodotto da collocare, usando le sirene del facile guadagno o dello stile di vita accessibile a tutti. Ascoltiamo il territorio, le persone, i bisogni e adeguiamo i servizi bancari e finanziari alle tasche ma anche alle esigenze reali dei cittadini. L’ultimo prestito obbligazionario esaurito molto prima della scadenza dei termini per la sottoscrizione ci conforta sulla fiducia dei nostri clienti. Stiamo pensando di emetterne un altro. La nostra caratteristica di banca fondata sulla finanza etica è la carta vincente in questa crisi. Ma non abbiamo da soli la forza di spostare l’ago della bilancia. Possiamo però dare un contributo al sistema economico-finanziario nel formulare ipotesi di ripresa: ricostruire fiducia con regole chiare e trasparenti e mettere al centro della nostra azione la persona e il suo futuro ” conclude Crosta.

Per informazioni e interviste: Paola Ferrara, 334.6452317

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

2 risposte ↓

  • 1 luciano // 14 Ott 2008 alle 13:19

    Sono chiamato a rispondere visto che, caro Beppe, incorporo in me la contraddizione piena tra persona che si interessa di etica e solidarietà, ma nel contempo lavora in una banca (sullo scranno degli imputati in questo periodo di crisi).
    Voglio solamente dire tre cose:
    Banca Etica è una banca come le altre, con una particolare vocazione e cioè quella di creare prodotti semplici. Che poi questi li vogliamo anche chiamare etici, hanno sempre come fondamento il denaro. E tu mi permetterai ma l’etica ahimè è un sentimento soggettivo. Infatti per gli americani (ad esempio) la produzione delle armi è attività etica, perchè li difende da attacchi esterni.
    In secondo luogo le questioni vanno sempre chiamate con il loro nome. Demonizzare su tutta la linea l’attuale situazione è sciocco. Dire che ci sono stati istituti di credito (più a livello internazionale che in Italia) che hanno fatto “cose sporche” è vero, ma fare cose sporche non è di per se fare banca. Con questo voglio dire che i reati vanno trattati da reati, i sotterfugi chiamati con il loro nome, e l’attività di produzione e sviluppo quotidiano positivo valutata per quello che è veramente.
    E’ un po’ come dire falsamente che il latte Parmalat è cattivo: No è buono, cattivo era il resto.
    Ma concludo con un riferimento filmografico molto attuale oggi, ovvero il film di Alberto Sordi “Finchè c’è guerra c’è speranza”, ed inparticolare quel punto in cui i figli dell’imprenditore Sordi si scandalizzavano nell’aver scoperto il papà trafficante di armi.
    Il papà, nell’andare a dormire diceva loro: “Cari figli è vero, ciò che ho fatto non è stato buono, ma l’ho fatto anche per voi. Ed il frutto sono questa villa, le autonmobili, le vostre vacanze , i vostri studi privati e l’elevato stile di vita che voi avete da molti anni. Se non vi va più bene tutto questo e la mia attività vi crea scandalo, domani non svegliatemi per ricordarmi che devo concludere un importante affare di traffico d’armi. Al contrario se non desiderate rinunciare al vostro stile di vita svegliatemi ed io continuerò i miei affari”.
    Ed il ponte con la nostra quotidianeità qual’è:
    Ahimè oggi siamo un po’ tutti figli di questa società, e chi direttamente o indirettamente è coinvolto con l’attuale linea politico/economica del nostro paese. La domanda quindi è: “Siamo disposti ha rinunciare al nostro benessere conquistato in questo modo”?
    Un saluto

    Luciano

  • 2 paola // 15 Ott 2008 alle 10:07

    E’ anche un po’ da vedere se questo “nostro benessere” sia solido o meno. A questo proposito, se Beppe lo permette, vi inveterei a leggere questo interessante articolo di Zygmunt Bauman uscito su Repubblica qualche giorno fa.
    http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/crisi-mutui-9/bauman/bauman.html?ref=search
    Secondo il mio modesto parere (sicuramente Luciano è più esperto in queste cose) la colpa delle banche non è solo quella di aver inventato prodotti più o meno cattivi, e in questo articolo la cosa viene spiegata meglio di quanto possa fare io.
    Quanto alla banca etica mi farò un giro sul sito.
    Ciao

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