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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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GRAZIE!

17 Novembre 2007 · 4 Commenti

“Gesù chiede ai due discepoli che li vanno dietro (Vangelo secondo Giovanni capitolo 1, 35 e seguenti) di interrogarsi sulla ragione del loro gesto. “Che cercate”? Cosa cerchiamo quando cerchiamo Dio? Sicurezza? Aiuto? Consolazione? Quali sono le ragioni ultime che ci spingono alla fede? la nostra fragilità? La paura della morte? Molti immaginano il cristianesimo come una droga per superare il dolore dell’esistere. Gesù scanzonato ci obbliga ad essere veri fino a scorticarci l’anima. Può succedere di essere discepoli per tradizione e abitudine, di avere secondi e terzi fini, di essere addirittuta plagiati dal guru cattolico di turno. Poco importa: giunge un momento del nostro percorso in cui il Signore ci chiede l’onestà radicale. L’introspezione, che ci obbliga a chiamare per nome e cognome i nostri fantasmi, fossero anche dei fantasmi religiosi”. E’ un prete che scrive, don Paolo Curtaz a pagina 172 del libro già citato nella categoria Letture che ci consigliamo, cara ateastraconvinta. Più avanti, alla fine del suo ragionamento dice: “La fede non è sapere e conoscere. Non è frequentare le chiese e pregare. Non è fare o non fare qualcosa. la fede è seguire qualcuno”. Condivido e sperimento. Ciao fra Beppe

Tags: AFFARI NOSTRI · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

4 risposte ↓

  • 1 Marina // 17 Nov 2007 alle 17:03

    Direi che la fede é affidarsi totalmente a “quel qualcuno” chiamato Dio come quando si é VERAMENTE innamorati.
    Quando poi la vita (che non é quella che noi crediamo e speriamo che sia) ci sbatte in faccia la realtà nuda e cruda (malattia, dolore, morte) allora siamo costretti a richiamare i nostri fantasmi per nome e cognome. La nostra vita familiare ha avuto questo scossone anni fa e grazie a quella fede fino ad allora sempre presente ma mai “veramente” vissuta siamo riusciti a superare il periodo più difficile. Allora Dio si é manifestato veramente quel PADRE che non abbandona mai, quel Padre che ci mette davanti la realtà e per mano ci accompagna nelle difficoltà, ci fa capire che non siamo padroni della nostra vita e che soprattutto i figli non possono essere ad immagine e somiglianza dei genitori. Non sono frasi fatte queste, é vita vissuta e che stiamo ancora vivendo. Anni fa, dovendo scelgiere le letture del nostro matrimonio abbiamo aperto la Bibbia “a caso” al
    libro del Siracide 2,1-11. Nulla di più vero e non sapevamo da sposini cosa sarebbe stata la nostra vita matrimoniale.
    Concludendo: conosco due atee straconvinte, (non si conoscono tra di loro) madri esemplari e con principi morali irreprensibili ma nel momento in cui é venuto a mancare il proprio marito si sono sentite (giustamente) sole e abbandonate, ma la cosa che più mi ha colpito é stato sentirmi dire “non so come poter andare avanti, almeno tu hai la fede che ti sorregge e che ti può dare la forza di continuare nelle difficoltà. Io non riesco a vedere niente dopo la morte. A cosa é servito tutto questo?”.

  • 2 straconvinta // 25 Nov 2007 alle 02:47

    Non mi definisco né atea né credente ma straconvinta sì. Anch’io straconvinta!
    Ho letto con curiosità e simpatia tutto il blog e ringrazio le persone che con il loro contributo mi hanno dato la sensazione di passare il sabato sera a chiacchierare con gli amici…
    Vorrei dare tante risposte, ma scelgo questa frase “la fede è l’utopia di chi crede ancora che possa esistere qualcosa di buono”
    Cara ateastraconvinta accetti un augurio non di fede (rispetto le tue convinzioni) ma di speranza? La speranza che esista qualcosa di buono! Io spero che tu lo veda presto nella tua vita. In una società che si è lasciata governare dalle leggi di mercato, che ha introdotto il criterio che con il denaro si ottiene tutto, anche l’amore… che cosa voglio di più dalla vita? L’amore vero? Dio? Un amaro lucano!
    Ma l’umiltà ci fa dire che forse abbiamo sbagliato qualcosa.
    Tu fra Beppe dici che la fede è seguire qualcuno, e segui qualcuno che ha buttato fuori i mercanti dal Tempio…

  • 3 angela suppo // 25 Nov 2007 alle 16:04

    ciao cara atea! ma perchè dedichi a frate mobile la tua attenzione?
    in fondo, se la pensi come dici, è tempo perso.
    se no, se stai chiedendo, chiedi chiaro, per te e gli altri!
    un abbraccio….ti riconosco
    una chesapoco

  • 4 Atea straconvinta // 25 Nov 2007 alle 21:56

    la speranza in un mondo fatto solo di ipocrisia nn ha molto senso, la speranza è cercare qualcosa di buono, ma se si ha già la consapevolezza ke nn esiste quel qualcosa, la speranza svanisce. mi riferisco a “fra” beppe perkè è stato proprio lui nella mia ricerca a dimostrarmi ke per quanto si possa cercare non si trova mai niente di buono, xkè nn esiste. la speranza si è scontrata con l’ipocrisia di ki si definisce testimone di un dio al quale neanke crede, lui è solo uno dei tanti ke ho incontrato lungo questo cammino, non è ne’ il primo, ne’ l’ultimo. la fede rakkiude in se solo una grande delusione, è solo una grande fregatura spirituale. nn ho mai trovato veri testimoni del vangelo in ki si definisce tale, ho trovato solo grandi opportunisti ke raccontano ancora la storia di quell’uomo kiamato gesù ke forse neanche cè mai stato. ho smesso di ascoltare le storie della domenica ed ho aperto gli okki sulla realtà e di questo devo ringraziare la chiesa, xkè mi ha mostrato il suo vero volto, quello ke nasconde.

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