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Lettera aperta dopo la morte di un tifoso

13 Novembre 2007 · 6 Commenti

dopo i fatti di domenica 11 e l’uccisione del giovane tifoso della lazio ecco una lettera aperta a tutti…

Lettera aperta dopo la morte di un tifoso

Carissimi,

mi presento sono un giovane frate francescano di 32 anni, tifoso del Napoli e appassionato di calcio, seguo la mia squadra del cuore da un bel po di anni, prima, la seguivo anche allo stadio, adesso per ovvi motivi non posso più ( sono frate francescano e sacerdote, quindi la domenica ho da fare). Ma da sempre mi sono posto alcuni interrogativi ogni volta accadevano fatti come quelli di domenica scorsa e da sempre mi chiedo: Se una squadra di calcio non può essere uno scopo di vita, non si può perdere la vita per 22 mercenari ke prendono uno stipendio 5 volte a quello di un semplice operaio o poliziotto (e sono stato buono) perkè? perkè? perkè? ritorniamo fratelli ad essere uomini, ritorniamo a ragionare…… lo stadio, nn può essere un campo di battaglia, nn può essere un campo dove si semina e raccoglie solo odio….. Ora saranno tutti contro la polizia, perchè nn cambiare obiettivo? Perchè non tutti contro la violenza? Perchè non tutti contro l’odio verso l’altro? Perchè non ridimensionare questo sport a solo per quello che è: uno sport e basta, e non ad un elemento di vita ke può portare a guerra e distruzione? pensateci e fatemi sapere grazie

fra Roberto sdino frate minore conventuale

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6 risposte ↓

  • 1 Giovanni // 13 Nov 2007 alle 22:33

    Sport e violenza… ormai da troppo tempo connubio. Sono un tifoso della squadra della mia città (Cagliari) , e l’ultima tragedia del giovane laziale ucciso mi fa ricredere sul vero significato della parola sport: tempo libero, evasione dallo studio o dal lavoro, forma fisica, piacere; ecco qual è per me il significato di tale parola.
    Se a causa di alcuni balordi si snatura addirittura la vita, beh, fratelli, allora niente ha più un senso o un valore. Mi vergogno profondamente che tanti Abele ancora oggi debbano pagare per le assurdità di qualche Caino incosciente.
    Giovanni.

  • 2 mariella // 13 Nov 2007 alle 22:39

    ehi si fra roberto ha proprio ragione,,,nn si può fare del calcio una ragione di vita o un contenitore nel quale sfogare tutta la rabbia e l’odio che l’uomo moderno sembra avere contro il prossimo e contro se stesso,,,è davvero paradossale litigare,uccidere per cosa???perchè???per dei colori,una squadra,,,ehi ragazzi cerchiamo di aprire un pò di più gli occhi,di prestare un pò più di attenzione su ciò che accade,,il nosrto è un mondo che ormai stenta ad amare,a far attenzione al fratello che ci è accanto,lo calpestiamo.lo sorvoliamo,lo deridiamo…accumuliamo odii,rancori..ormai parole come dialogo,comprensione,”perfetta letizia”,,,non ci appartengono,,ognuno diritto per la strada dei suoi interessi,,,è ciò che accade!!!…ehi ragazzi,,,andare allo stadio nn è come scendere in guerra,,perchè tutto quest’odio??,tutta questa violenza??,,ricordate che esiste una sola squadra alla quale apparteniamo,,è quella dei figli di DIO!!!pace e bene….

  • 3 Roby // 13 Nov 2007 alle 22:50

    Premessa: adoro il calcio, quando la Juve vince sono felice, quando perde (o la fanno perdere, ma su questo e’ meglio sorvolare ….) sono molto incavolato …… quindi mi asterro’ dal fare dichiarazioni del tipo: bisogna fermare il giocattolo, chiudiamo gli stadi e quant’altro.

    Credo semplicemente che il tifo sia una valvola di sfogo su cui, in mancanza di altro, si scaraventano le frustrazioni di persone che, tutto sommato, non hanno tutto questo interesse nei confronti della propria squadra; probabilmente se non esistesse il calcio si troverebbe un nuovo pretesto per usare violenza, perche’ e’ la societa’ stessa ad essere malata.

  • 4 maria // 13 Nov 2007 alle 23:54

    Il tuo messaggio credo debba far riflettere su due cose:
    1. ciò che il calcio è diventato. Come giustamente sottolinei è un giro enorme di soldi, per i calciatori, per i dirigenti, per le televisioni, per chi investe in borsa. Trilussa diceva della guerra nella sua Nina nanna “è un gran giro de quatrini / che prepara le risorse / per i ladri delle Borse…”. Quella che vediamo in televisione da sempre è una guerra, in campo e fuori, non è sport, lealtà, spirito di sacrificio e altruismo come dovrebbe essere, soprattutto uno sport di squadra. Ce ne sono tanti altri a cui però finanza e televisione non dedicano alcuna attenzione (o quasi): palla nuoto, basket, palla volo, rugby. Come mai solo il calcio ha questi esiti? Le risposte sono, secondo me, tante e fiumi d’inchiostro ce le hanno rese familiari, non mi dilungo oltre.
    2. la notizia di ieri in sé. È stata diffusa ed enfatizzata perché marginalmente vi erano coinvolte due tifoserie, ma concordo con Oliviero Bea: ieri un ragazzo terrorizzato ha sparato ad “alzo zero” e lo avrebbe fatto anche se si fosse trattato di una rissa tra ubriachi. Perché? Credo che la risposta stia nella cultura del terrore che ci circonda: paura del diverso, paura per la propria integrità fisica o morale o culturale, paura del cambiamento, del nuovo dell’ incontrollabile. Tutto deve farci paura perché anche questo è “un gran giro de quatrini”, oltre che un buon modo di controllare le menti e i cuori. E gli atti che sono seguiti non hanno fatto che alimentare la paura. Il mio primo pensiero ieri è stato “Ma non istituiamole le commissioni parlamentari sui fatti di Genova, cosa mai potrebbero spiegarci che già non sappiamo?”. E nel mondo che ci circonda come possiamo contrastare questa devastante “cultura”?
    Risposte serie non ne ho, ma dubbi tanti. Maria

  • 5 Gianluca // 16 Nov 2007 alle 00:05

    Gabriele è morto, gran pianto da tutti, ma fra due settimane c’è lo saremo già scordato e gli undici ragazzotti che corrono dietro al pallone, continueranno ad intascare i loro bei soldoni, fregandosene di ciò che succede fuori.
    Per Genoa-Sampdoria, si scatenò una vera è propria battaglia tra tifosi per le strade del capoluiogo ligure, con macchine sfasciate, vetrine sfondante e decine di feriti.
    Successivamente, proprio nei club ultras della Lazio, furono torvate mannaie, bastoni, manganelli e simili, con oltre duecento fermi ed arresti.
    Infine, notizia di oggi, un ultras dell’Udinese che stava andando a Roma per i funerali di Gabriele, è stato fermato dalla polizia, non solo in tasca aveva un coltellaccio, ma a suo carico pendevano già diverse condanne precedenti per violenza oltre ad avere l’interdizione a frequentare gli stadi.
    Sinceramente, non sò cosa sia passato nella testa del poliziotto che ha sparato, io non c’ero e come me tanti non c’erano eppure molti si permettono di sputare sentenze senza ricordarsi che il tifoso in questione, con i suoi compagni, si stava ammazzando di botte con i ragazzotti della tifoseria juventina (e quel giorno non erano manco avversari diretti), incontrati per caso in un autogrill.
    C’è lo descrivono come un bravo ragazzo, non dico nulla, ma un bravo ragazzo, non si butta in mezzo ad una rissa e sopratutto, se i suoi compagni erano anch’essi dei bravi ragazzi, non si facevano 5 chilometri a tavoletta accellerati, col parabrezza sfondato ed il loro amico che perdeva sangue.
    Non mi raccontassero la frottola che non se n’erano accorti e non mi raccontassero gli ultras di mezza Italia, che hanno assaltato le caserme per vendicare un compagno.
    Applicando l’equazione inversa, dopo la morte di Raciti, la polizia avrebbe dovuto sparare a vista su qualunque ultras.
    Quale potrebbe essere la soluzione? TUTTE LE PARTITE A PORTE CHIUSE fino alla fine del campionato, CARCERE DURO PER I VIOLENTI (e non come MIlano dove li hanno già scarcerati) e se neppure questo non dovrebbe bastare, sospensione di tutti i campionati e al diavolo il merchandaising e gli interessi che hanno fatto di uno sport, il mercato della carne umana, in cui persone vengono comprate e vendute e dove ormai contano solo i soldi….

  • 6 roccia84 // 17 Nov 2007 alle 21:24

    Mi sembra di assistere ad una guerra civile che inizia il sabato pomeriggio e termina la domenica dopo cena (tardi) con qualche replica nella settimana, per non perdere l’allenamento (sic!).
    Certo le morti sono tutte uguali. Ogni vita è preziosa. Bello che le tifoserie di molte squadre fossero al funerale a Roma, ma c’erano al funerale di Raciti?
    A quanti importava davvero di Gabriele, o se ne è fatto un martire per avere la scusa pronta per assaltare caserme e mostrare tutta la voglia di anti-società che circola nelle vene di queste persone?
    È necessario un’azione di recupero al vivere civile, in società, al senso della cosa pubblica vicina di quella necessaria delle zone ad alta densità mafiosa.
    Auguri a tutti noi. Il da fare non manca!

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