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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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NON HO PAROLE, MI SONO RIMASTE SOLO PAROLACCE MA NON LE SPRECO PER SOCCI

22 Dicembre 2010 · 4 Commenti

Informatevi gente, informatevi. Per adesso ho trovato solo questi links, ma sono attendibili. SOCCI ANTONIO. Continuerò ad essere sacerdote/frate rompiballe e irritante e continuerò a guardare il mondo dall’altezza dei piedi dei clochard, degli immigrati della Stazione Ostiense, dei bambini della missione dei miei confratelli in Cile, delle persone che in Coompany ritrovano lavoro e quindi dignità. E continuerò a suggerire consumi intelligenti, sobrii, solidali. E magari a leggere qualcosa sul PIL che non è parametro unico e totem divinizzato del “benessere” di una collettività. Il personaggio da tempo dà la migliore prova di sé nel nuovo genere della apologetica in salsa giornalistica. Per esempio sostiene l’esistenza di prove scientifiche della Risurrezione di Cristo. Al primo esame di teologia sarebbe invitato a tornare alla prossima sessione! Per non dimenticare la sua tesi secondo la quale Papa Giovanni XXIII avrebbe ottenuto la partecipazione di rappresentanti della Chiesa Ortodossa firmando l’impegno che il Concilio non avrebbe condannato il marxismo!!! Su Libero del 21.11.2006 Va beh! “Non ti curar di Socci, ma guarda e passa”

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Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

4 risposte ↓

  • 1 Anna Maria // 24 Dic 2010 alle 07:43

    Continua così, ad essere sacerdote/frate rompiballe, a guardare il mondo dall’altezza degli ultimi, a tenerci svegli, ad accompagnare la nostra veglia con parole e fatti, a farci sorridere al pensiero delle parolacce che hai in serbo, ma non sprechi per i “bassotuba osceni”, a donarci anche la tua indignazione, che, guarda un po’, riesce ad essere contagiosa.

  • 2 Antonio // 24 Dic 2010 alle 11:46

    Beppe no! Mi smonti Socci, uno dei miei assi nella manica?
    Lui, con la Binetti, all’epoca Baget Bozzo, sono i miei cavalli di battaglia quando ho voglia di “litigare” con Anna Maria.
    Non si fa.
    Seriamente, complimenti ed i miei auguri laici ma pieni di stima - ti assicuro non indotta - nei tuoi confronti

  • 3 Anna // 27 Dic 2010 alle 02:11

    Ho fatto un prelievo al bancomat di 500 euro per i regali di Natale. Li ho messi in tasca per salvarli in caso di scippo. Duecento sono andati a destinazione, 300 li ho persi. Secondo voi sono stata giustamente punita?
    Anch’io da tanti anni mi arrabbio un po’ sulla “campagna antiregalo” a Natale.
    Ho avuto ragione perché non è servita a niente.
    Tra un po’ si spegneranno le polemiche spontaneamente perché finiranno i soldi per comprarli.
    Mi sembrava un modo un po’ snob di andare controcorrente. I pagani vanno nei supermercati e si fanno i regali, noi cattolici impegnati ne discutiamo: come spieghiamo ai nostri figli che non devono vivere con la mentalità degli altri?
    Sta girando un libro sulle “seghe mentali”… scusate, mi è scappata una parolaccia!

  • 4 gigama // 30 Dic 2010 alle 11:43

    giro un commento di una mia cara amica compaesana. ho infatti mandato in giro l’artcolo farsesco e di questa risposta ve ne dò dono.
    buon anno a tutti

    Tu,
    dall’eternità
    qui, oggi, conosci la morsa del tempo.
    Tu,
    dalla onnipresenza
    qui, schiavo, ristretto nei nostri angusti spazi.
    Tu,
    creativo Amore,
    qui, solo, ad attendere un affettuoso sguardo.
    Tu,
    sconfinata ricchezza,
    qui, povero, ad implorare e mendicare.
    Tu,
    qui, oggi,
    con noi,
    come noi.
    Grazie.
    SPEGNETE QUELLE LUCI
    di Renzo Agasso

    Buon Natale.
    Ormai Natale inizia il 3 novembre. Il giorno dopo i morti. E’ diventato un lungo mercato. Gesù non c’entra più. Ogni anno è peggio. Per due mesi sono tutti all’outlet, specialmente la domenica, l’ex giorno del Signore.
    L’outlet è la nuova chiesa, la nuova piazza, il nuovo oratorio. Ci trovi tutto, cibo e vestiti, finti giardini, finte strade, finte piazze. Manca solo la finta chiesa.
    Nessuno si parla all’outlet. Ognuno va, con i suoi pensieri, sogni, frustrazioni.
    Nessuno è felice all’outlet, perché se anche compri cento cose, ne restano altre diecimila che non potrai mai comprare, Esci e ti senti più povero.
    Natale è una frustrazione. Natale è una fatica. Natale speriamo che passi presto. Il popolo della domenica è così. E arriva al 25 dicembre stremato, sfinito, svuotato. A Natale si mangia e si dorme. Si spacchettano i soliti regali. Basta. L’outlet quel giorno è chiuso.
    E le luci. Le luminarie d’ogni sorta, dappertutto. Comuni, proloco, commercianti non badano a spese. Alberi di Natale, babbi natale, renne, slitte, palline, stelle, auguri.
    Strade, portici, balconi, finestre, vetrine, monumenti, chiese sono un gigantesco lunapark. Alla faccia della sobrietà.
    Perché? Ma perché fanno festa, ti rispondono i sindaci, assessori, panettieri e macellai.
    Sono tutti nauseati da questa gigantesca, inutile finzione. Ma ti dicono: fa festa.
    Perché a Natale bisogna far festa, farsi festa, correre all’outlet. Sennò che Natale è?

    Per favore spegnete quelle luci.
    Lasciateci in pace.
    Fate silenzio.
    Non ne possiamo più.
    Ridateci il Natale.
    Che è buio, silenzio, mistero, povertà. Vita.

    Questi Natali sono morti. Morti dentro.
    Non li vogliamo, non ci servono. Non ci salvano. Non ci danno felicità.
    Perché Natale senza Gesù che Natale è? (“Camilliani” n.6-2007)

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