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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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PAUSA PRANZO

23 Settembre 2008 · 3 Commenti

Mi permetto di riprodurre la mail di un amico e l’allegato da leggere; può servire per qualche riflessione più seria di Porta a Porta e de Il Giornale.

“Anche oggi mi sono rovinato la pausa pranzo andandomi a leggere l’edizione on line de Il Messaggero. Tra notizie aberranti e commenti da forcaioli puoi soddisfare ogni gusto per il deteriore. Come esempio ti invito a leggere l’articolo in allegato dal titolo “Le nuove Lolite che si vendono per una griffe”. In questo caso qualche lettore ha lasciato qualche commento di buon senso. Uno in particolare ha citato un articolo pubblicato da Pasolini nel 1973(!) che sembra scritto ieri. L’ho trovato e l’ho aggiunto in coda all’allegato. La mia riflessione riguarda il nostro impegno nella pastorale giovanile: una vera missione. L’altro articolo riguarda la presa di posizione di Bagnasco sull’immigrazione e il testamento biologico. E qui gli stessi lettori e commentatori che nelle notizie di politica e di cronaca chiedono il carcere a vita per chiunque, al grido di “dagli al negro comunista” (come se fosse un insulto), e che non più tardi di ieri giustificavano allo stesso modo i Bersaglieri caduti alla Breccia di Porta Pia e i soldati papalini caduti in difesa dello Stato Pontificio, hanno aperto con un diluvio anticlericale stile giacobino. Sempre più persone sono Cristiane quando fa comodo esserlo? Tutte inginocchiate davanti a una reliquia in attesa di un miracolo, chiuse in casa a doppia mandata per paura degli albanesi, pronte alla lapidazione per un furto di biscotti. Non ti ricorda un determinato periodo storico? Non so, Palestina 5 a.C.?”

Le nuove Lolite che si vendono per una griffe

di Veronica Cursi - Il Messaggero - 22.09.2008

 Scoprire cosa fa tua figlia quando esce di casa, con quel borsone pieno di segreti sempre attaccato alla spalla, a quattordici anni sembra già una donna bella e fatta e all’improvviso è diventata strana, distante, solitaria. Da dove vengono quei vestiti firmati spuntati dentro l’armadio, te lo chiedi e non sai darti una risposta.

Nella testa mille sospetti, paure, di chi sono quei messaggi strani che arrivano sul cellulare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sono sempre di più i genitori disposti a pagare un investigatore privato pur di sapere cosa fanno i loro figli quando escono di casa, che compagnie frequentano, dove vanno a divertirsi, se fumano, bevono, si drogano. E molto spesso, quello che scoprono grazie a pedinamenti e registrazioni, sono segreti inconfessabili che un genitore non vorrebbe mai conoscere: ragazzine mascherate da donne che si prostituiscono con uomini più grandi per una ricarica telefonica o una borsa firmata.

Succede a Roma. Davanti ai locali del sabato pomeriggio. Fuori dalle scuole. A raccontarlo sono i detective che ogni giorno, ormai da anni, si ritrovano a spiare i fine settimana degli adolescenti. «Su dieci ragazzine pedinate, almeno due vanno con uomini adulti per soldi», racconta Rocco Nesta, presidente del Lazio dell’Associazione italiana investigatori. «Studentesse di 14, 15 anni che frequentano i quartieri più in voga nella capitale, Campo de’ Fiori, Ponte Milvio, piazza Euclide e vendono il proprio corpo, quasi fosse un gioco, per essere alla moda e poter sfoggiare la borsa all’ultimo grido». Storie terribili. «Come quella ragazza di quattordici anni che proprio di recente - racconta Nesta - abbiamo scoperto davanti a una discoteca pomeridiana a rimorchiare uomini più grandi. Gli faceva capire che poteva spogliarsi, lasciarsi guardare o toccare per soldi. Magari per un piccolo regalo o una ricarica telefonica. I genitori si erano rivolti a noi perché preoccupati da atteggiamenti strani. La figlia all’improvviso andava in giro con abiti costosi che non si sarebbe mai potuta comprare con la paghetta settimanale. Usciva tutto il giorno e riceveva messaggi ambigui sul telefonino. Di solito sono sempre questi i primi segnali d’allarme: quelli che spingono soprattutto le mamme a chiedere il nostro aiuto».

Un’occhiata di sfuggita al diario segreto, una frase scritta di getto che può voler dire tutto, un messaggio che arriva al momento sbagliato e getta nel panico. «Voglio sapere cosa fa mia figlia quando esce di casa», la frase di rito. Non si immaginerebbero mai, certi genitori, che si possa arrivare a tanto.

 

«Il lolitismo, purtroppo, è un fenomeno in continua crescita - conferma Miriam Ponzi, della Tom Ponzi investigazioni - Le ragazzine vanno con gli adulti molto più spesso di quello che si possa credere. Lo fanno per provocare, per avere conferme. I soldi sono solo una scusa. Tante volte ci è toccato raccontarlo ai genitori: l’ultimo episodio ha coinvolto una ragazzina di quindici anni che usciva da scuola e dopo essersi cambiata in bagno, andava con uomini di trenta, quarant’anni per racimolare qualche regalo. In mezzo a questi episodi ci sono finite anche bambine di 12 anni: in quei casi abbiamo denunciato subito il reato alle forze dell’ordine».

Di anno in anno, il numero di mamme e papà che si rivolgono ai detective privati e spendono dai 700 ai 2000 euro per scoprire la doppia vita delle figlie, è cresciuto. In media ci vogliono quattro giorni dietro le giornate di un adolescente per scoprire i suoi segreti. E con l’apertura delle scuole, la richiesta aumenta.

 «Bastano pochi giorni giusti, come il fine settimana, per capire se un ragazzo ha preso una piega sbagliata - spiega Bernardo Ferro, titolare della agenzia investigativa Segretissima - Il più delle volte utilizziamo dei collaboratori giovani per entrare dentro le discoteche e purtroppo capita sempre più spesso di trovare ragazzine di 16 anni che in cambio di foto nude, ricevono soldi da uomini più grandi». Una realtà agghiacciante, che lascia senza parole, confermata dagli stessi genitori.  «Esistono tante situazioni di questo tipo - afferma Donatella Poselli, presidente dell’Unione italiana genitori - Le famiglie si sentono sempre più sole, incapaci a gestire certe problematiche, per questo si rivolgono agli investigatori. Conosco diversi genitori che hanno scoperto la figlia andare con gli adulti per potersi permettere il telefonino alla moda. E’ stato terribile. Dopo quell’episodio ci sono stati liti in famiglia. E la ragazza si è ancora più chiusa in se stessa. Servirebbe una maggiore collaborazione da parte delle forze dell’ordine e anche i proprietari dei locali pomeridiani dovrebbero vigilare, sentirsi responsabili della sicurezza di queste ragazzine. L’emergenza c’è. Ed è ora di intervenire». Valeria, nello zainetto la seconda vita ROMA - La seconda vita di Valeria era tutta dentro quello zaino. Usciva di casa che era una ragazza di diciassette anni in jeans e maglietta e si trasformava in una donna senza scrupoli, minigonna e tacchi a spillo, pronta ad andare a letto con gli uomini più grandi pur di comprarsi il motorino. Non aveva passioni, Valeria. Se non quella di riempirsi di cose all’ultima moda. E per comprarle trovava normale fare sesso in macchina con chi era disposto a pagare pur di stare insieme a lei. Sua madre, dirigente di una casa di abbigliamento, non sospettava niente. Trovava solo strano che sua figlia, studentessa con la media del sette di un liceo classico della capitale, si fosse chiusa così tanto in se stessa, all’improvviso. Stava ore nella sua camera, con la musica a tutto volume, non una parola. Poi usciva, il cambio d’abito sempre a portata di mano, un mistero sapere dove andasse.

Con suo padre, poi, avvocato della Balduina, il dialogo non c’era mai stato. I suoi incontri mese dopo mese diventavano sempre più frequenti, con uomini più grandi di lei anche di vent’anni. Li rimorchiava, o si lasciava rimorchiare, fuori dai locali con una scusa. E lì si vendeva, in macchina, nel bel mezzo di un parcheggio, oppure dentro qualche garconniere. Si faceva pagare, sì, prima con qualche regalo, un telefonino, la borsa all’ultima moda, poi, capì che preferiva ricevere soldi «per comprarsi quello che le pareva». Non aveva sensi di colpa. Lo disse allo psicologo dove andò in cura, trascinata da sua madre. «Cosa c’era di strano?» Non c’era amore in quello che faceva: «era solo sesso puro». Si sentiva grande abbastanza per gestire la sua vita. Di quegli incontri ne aveva parlato solo con qualche amica, e quando raccontava le sue storie si sentiva l’esperta del gruppo.

Quando i suoi genitori scoprirono la sua doppia vita, fu uno choc. Sua madre la chiuse in casa per giorni. Poi aiutata da uno specialista, cominciò a parlarle, a stringere con lei quel rapporto che non aveva mai avuto, presa com’era dal suo lavoro. «Verso il mondo, Valeria, aveva costruito una corazza. Anche contro gli affetti. Pensava di meritarsi solo quel tipo di rapporti», lo capì solo dopo qualche mese, quandò cominciò a pensare che non poteva buttarsi via così. Da quella brutta storia è passato un anno.

Ora Valeria ha un fidanzato, uno vero. Si amano. Ma è lei, soprattutto lei, ad amarsi di più.

 Pier Paolo Pasolini,

Scritti corsari, 9 dicembre 1973 - Garzanti 1975

“Acculturazione e acculturazione”

(già sul “Corriere della Sera” con il titolo “Sfida ai dirigenti della televisione”)

Molti lamentano (in questo frangente dell’austerity) i disagi dovuti alla mancanza di una vita sociale e culturale organizzata fuori dal Centro “cattivo” nelle periferie “buone” (viste con dormitori senza verde, senza servizi, senza autonomia, senza più reali rapporti umani). Lamento retorico. Se infatti ciò di cui nelle periferie si lamenta la mancanza, ci fosse, esso sarebbe comunque organizzato dal Centro. Quello stesso Centro che, in pochi anni, ha distrutto tutte le culture periferiche dalle quali, appunto, fino a pochi anni fa, era assicurata una vita propria, sostanzialmente libera, anche alle periferie più povere e addirittura miserabili.

 Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica, voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni.

Le strade, la motorizzazione ecc. hanno ormai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè, come dicevo, i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due Persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina).

 Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli.

Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari umiliati cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo-borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piecolo-borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale, diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.

La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme. Non certe in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere.

Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. U giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata bruttata per sempre…

 [L'articolo era apparso sul "Corriere della Sera" il 9 dicembre 1973 con il titolo "Sfida ai dirigenti della televisione" - L'ultima parte dell'articolo (la "sfida", appunto, non appare in Scritti corsari. Può essere reperita in Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani (edizione diretta da Walter Siti, Mondadori 1999)]

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

3 risposte ↓

  • 1 maria // 23 Set 2008 alle 17:14

    Che Pasolini sia stato il più grande intellettuale del Novecento, un sottile e acuto analizzatore della società e della realtà e, ahimè, un vero profeta, credo sia fuori di dubbio. Alle sue stesse conclusioni, in modo filosoficamente meno accurato ma pedagogicamente azzeccatissimo, arriva anche Pennac nel suo ultimo libro “Diario di scuola” affermando che : “la vera differenza tra me e loro è che loro (e i loro genitori) sono solo dei consumatori”. Purtroppo, che ce ne rendiamo conto o no, l’unica cifra che ci conferma come “esistenti” è proprio il consumo e l’attuale crisi economica diviene esistenziale perchè “se non posso comprare non esisto”. Una bella sfida educativa andare a dire ai ragazzi che la Vita è ben altro!!!! Non per voler tornare a perorare una causa, soprattutto ora che hai cominciato a leggerlo, ma non sarà che il fantasy ha tanto successo perchè, come dice Tolkien stesso, non parla di contingenze ma dell’essenziale, non si cura delle apparenze ma dell’essenza stessa dell’uomo, perchè le fiabe sono la radice più profonda e una delle grandi guide della nostra essenza più profonda? Certo, di queste stesse cose parlano i Vangeli e molti libri sacri ma troppo spesso ci hanno detto che sono “roba da iniziati”, che è persino un po’ sacrilego volerli “interpretare” senza una sapiente guida “ufficiale”. Da educatrice mi trovo spesso a pensare “che triste vita” guardando i miei ragazzi che a 14 anni hanno già soffocato tutti i loro slanci, sogni e fantasie e a volte non so proprio cosa dire loro senza apparire accondiscendente o pazza (anche se che sono strana me lo dicono già dall’anno scorso). L’unica cosa seria credo sia essere consapevoli, e Pasolini ci iauta, per poter dire, almeno ogni tanto, qualcosa fuori dal coro. Le risorse dei ragazzi sono molto superiori a quelle che immaginiamo (per fortuna spesso crescono nonostante noi!). Maria

  • 2 giuseppe // 28 Set 2008 alle 20:41

    Diamo un pò di fiducia a questi ragazzi ! Il fatto è che alcuni genitori di oggi sono disposti solo a criticare e non a costruire,si rifugiano nel silenzio o nella critica e preferiscono parlare con gli estranei dei loro problemi famigliari invece di cercare un dialogo costruttivo con i figli. Il fatto che oggi alcuni genitori sbircino di nascosto nei diari e nei quaderni dei figli violando la loro intimità lo trovo aberrante…….basterebbe dialogare con loro,invece di riportare tutto ai loro tempi e farsi sommergere dalle paure. Capisco che il “mestiere” di genitore al giorno d’oggi sia difficile, ma non rendiamolo inutile e sterile.

  • 3 Stefano S. // 20 Ott 2008 alle 16:45

    “Mi permetto di riprodurre la mail di un amico e l’allegato da leggere; può servire per qualche riflessione più seria di Porta a Porta e de Il Giornale.”

    Tu che leggi, l’Unità? :-D

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