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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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NON TERRORISMO, MA RESPONSABILITA’

22 Luglio 2008 · 1 Commento

Tra i perditempo che ogni tanto girano su questo blog ci sono genitori, educatori, frati e suore. Allora leggiamoci questo articolo dalla Stampa del 22 luglio, non per alimentare panico genitoriale, ma per sollecitare il senso di responsabilità verso i ragazzi e le ragazze che la vita ci mette intorno. fra Beppe

ANNA SANDRI

Chi era davvero Nicole, morta a 16 anni per una pastiglia di ecstasy comprata e consumata su una spiaggia del Lido di Venezia nella notte del Redentore? Una sedicenne modello, figlia unica di genitori perbene, due impiegati che le avevano trasmesso ogni valore con l’esempio prima che con le parole. Una studentessa puntuale, «forse ingenua» come la ricordano i professori del liceo linguistico che frequentava a Rovigo. Scrupolosa: in vacanza per pochi giorni con mamma e papà a Sottomarina, sul litorale veneziano, si era portata lo zaino con i libri di scuola e dedicava allo studio almeno un’ora al giorno, anche se non ne aveva bisogno: era stata promossa. Questa era Nicole, vita trasparente e regolare. Poi c’era la sua camera, e lì - davanti al computer - diventava Ladybaby: nel suo blog una foto la mostra con un ciuffo di capelli neri che cade deciso a tagliare la fronte, «adolescente - nelle sue stesse parole - con tanta voglia di vivere al massimo la vita, di divertirsi, di fare tutte le esperienze possibili». Una ragazzina che era stata «bambina ribelle» capace di «odiare tutti», e che oggi fumava «molto», soprattutto «quando mi annoio»; che non beveva alcolici, detestava la birra ma adorava le bevande energizzanti, che amava la musica techno e i rave e, con la stessa intensità, l’alba e il tramonto.

Una che a gennaio voleva morire per essere stata lasciata da un ragazzo; ma poteva bastare un abbraccio con i suoi idoli, «Luca Dorigo e Jack di Uomini e Donne», per farle pensare che forse la vita aveva ancora un senso. E un altro ragazzo era arrivato, un amore breve: è davanti ai suoi occhi che è crollata, sulla spiaggia del Lido; è lui che con un sms ha avvisato le altre due amiche, perse tra il buio e la folla e già in stato confusionale; è lui che non l’ha lasciata sola nell’ambulanza, anche se lei non poteva più sentire. Le passioni di Nicole, come lei stessa le raccontava nel blog, non erano in fondo così trasgressive: lo shopping, il Capodanno, la voglia di girare il mondo, il sogno di avere un giorno la patente e poter guidare una Mini, magari cabrio. La trasgressione era il suo segreto più profondo, confinato nel fine settimana e fuori città: perché era sempre lei, sempre Nicole, la ragazzina che la domenica pomeriggio con gli amici in una discoteca di Ferrara lo sballo lo aveva già provato prima dell’incontro fatale sulla spiaggia. Lo fa capire un coetaneo, parlando con i giornalisti; e si dice divorato dal rimorso, perché sapeva di quelle pasticche e adesso si chiede se non avrebbe dovuto avvisare i genitori dell’amica. Ermes Pasetto è un padre distrutto, ha perso la sua unica figlia: l’ha vista andarsene in modo atroce in dieci ore di agonia, l’organismo devastato, disfatta dentro e irriconoscibile fuori, gonfia e sfigurata, a tratti scossa da reazioni nervose come se fosse stata in overdose da cocaina. Quando è stato evidente che non c’era proprio più niente da fare, i medici hanno lasciato che i genitori entrassero nel reparto di Rianimazione: Nicole è morta tra le loro braccia.

E questo padre, che vive la vita sospeso tra il tramonto e l’alba - tra la casa di riposo comunale dove lavora e i ragazzini dilettanti della squadra di calcio che ha allenato per anni - non vuol fare la parte di quello che non vede, che non sa, che non capisce. Non vuole altari di ipocrisia per sua figlia. Io non credo, dice adesso, che fosse la prima volta che Nicole prendeva quella roba. Pensa che non l’abbia fatto spesso, ma a chi gli sta vicino confida che da come sono andate le cose - il genere di festa, le tre amiche esperte abbastanza da sapere che se i soldi non li hai basta fare una colletta e si trovano - capisce all’improvviso tante cose.

Distrutto, ma non più cieco: quello che è accaduto non getta ombre su sua figlia, la figlia che lui conosceva. Getta un’ombra su se stesso: si chiede come ha potuto non capire, adesso che ogni cosa gli appare chiara. Come ha potuto pensare che questo accada solo ai figli degli altri. Questo è il suo dolore: è cominciato all’alba di domenica, quando la polizia è riuscita a rintracciarlo a Sottomarina, a farlo arrivare fino a Dolo. In quelle dieci ore, mentre Nicole se ne andava, suo padre non si è raccontato bugie e ha accettato di conoscerla per la prima volta fino in fondo: figlia sua e figlia, insieme, di questo tempo. L’ha stretta più forte ma non è bastato: se n’è andata, senza più segreti.

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

1 risposta ↓

  • 1 Ire // 23 Lug 2008 alle 11:38

    Penso ai ‘miei’ ragazzi di periferia,al loro essere lasciati soli dai genitori..ma anche al dolore di un genitire che perde un/a figlio/a..penso a quanto non conosciamo i nostri ragazzi,alla necessità che abbiano accanto genitori,educatori,adulti in gamba

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