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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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DALL’ALTRO MONDO OVVERO FLASH DALL’AUSTRALIA 1.2.3

14 Luglio 2008 · 1 Commento

In Italia sono le 23 e 30, qui le 7 e mezza. Stiamo per concludere la prima tappa di questa avventura: tra poco ci imbarchiamo per Sydney, come stanno facendo almeno altri 200.000 giovani. Questa terra, normalmente lontana, silenziosa, sconosciuta, diventa per una settimana l’ombelico del mondo e non solo del mondo cattolico. Una settimana a Melbourne e’ stata una meditazione continua, che voglio tentare di trascrivere, con calma. Prima di partire mi sta a cuore proporre ai lettori di questo prezioso blog una timida riflessione. Per viaggiare è indispensabile possedere l’inglese. Anzi no, per incontrare le altre culture veramente è indispensabile. Non basta possedere gli elementi minimi per sopravvivere “vorrei dell’acqua”; “mi sono perso”; “mi chimao … vengo da”… è indispensabile essere in grado di ascoltare e comprendere, per accogliere veramente. Ho detto a una ragazza che era stata vermanete gentile. Lei ha iniziato a dirmi una serie di cose, in confidenza… che, un po’ per la pronuncia miolto particolare, un po’ per il tipo di parole che utilizzava, piuttosto insolite, ma soprattutto perché io non so l’inglese non sono riuscita a comprendere. Mi è venuto da piangere. Per fortuna si è avvicinata la signora Rita, italiana che vive qui da molti anni, e con molta delicatezza si è fatta mediatrice. Non vi dico quante cose ho imparato da questa esperienza.  suor Manuela

Già… non ve le ho dette perché hi dovuto chiudere in fretta e furia il computer: è arrivata la macchina per accompagnarci in parrocchia e poi di lì abbiamo preso il bus per l’aeroporto… e così sono a Sydney… in aeroporto si respira il mondo… i ragazzi del Sudafrica sono arrivati cantando e mentre attendevano di ritirare i bagagli ballavano e si di vertivano. I nostri li guardavano a bocca aperta lasciando morire tra i denti le mille imprecazioni perché non avevano mangiato bene, perché non avevano capito dove si doveva andare, perché le cose non funzionavano…

Un gruppo di giapponesi è stato attratto dal canto dei sudafricani e i cori si sono uniti… qualche turista ignaro si è fermato per fare le foto. C’erano dei signori in giacca e cravatta, in viaggio per lavoro, che raccontavano a qualcuno al telefono che cosa stava succedendo…

Sydney è… non so come dire… ho fatto alcune strade a piedi da sola, adesso che sono le 11 e mezza di sera e una sola sensazione: mi sento piccolissima. Non c’è una strada, neppure la più piccola, che non abbia grattacieli altissimi. Poi ad un certo punto ho visto la luna tra i grattacieli… quella è la stessa che vedrete voi, in Italia, questa notte. Allora non mi sento più tanto sola… 

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Oggi è arrivato il Papa. Certamente in tv l’avete visto meglio di noi, ma il clima che si respirava in quel molo sulla baia di Sydney al Barangaroo (sapete che è il nome della moglie di un vecchio capo aborigeno?) era veramente speciale. mi sono trovata nella zona di fronte al punto in cui è sceso. Una parola sola può sintetizzare quegli attimi: bellezza!

bellissimo il cielo con il sole e le nuvolette che lo mitigavano, bellissimo il mare con queste imbarcazioni che quasi danzavano, belli i colori delle migliaia di bandiere di tutto il mondo, bella la musica che accompagnava l’arrivo del Santo Padre, bello ilo riflesso del cielo sui vetri dei grattacieli, belli i sorrisi di tutti quei giovani e bella la loro anima.

in quel momento, mentre il Papa scendeva dal battello, ho detto a Dio che stavo lì a nome di tutti quelli che erano in Italia.

Oggi ho assistito alla catechesi del vescovo ausiliare di Milano monsignor Delpini. I giovani l’hanno talmente apprezzato che al termine della sua chiaccheirata hanno fatto un applauso lunghissimo che non finiva più.

Ha detto tra l’altro: che cos’è questa festa, questa gioia, che cosa sono questi canti, questi sorrisi, queste amicizie, che cos’è questa  bellezza di stare insieme?… per noi ha un nome: si chiama CHIESA.

Che cos’è questo miracolo del silenzio in cui tutte le lingue diventano comprensibili e si ripete la pentecoste, noi la chiamiamo CHIESA. E che cosa sono queste lacrime, questo piangere con chi piange, che cos’è questo grido contro l’ingiustizia che si strugge per l’impotenza di non sapere come rispondere al grido di chi non ha voce? Noi lo chiamiamo CHIESA. I giovani sono usciti con una grande gioia nel cuore: è bello essere chiesa.

Quando poi nel pomeriggio, quegli stessi giovani che avevano ascoltato il Vescovo si sono trovati a Baragaroo… hanno vissuto davvero l’esperienza della bellezza della chiesa.

Per capire che cos’è la pentecoste penso che si debba vivere un’esperienza così!!!

Tags: PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

1 risposta ↓

  • 1 SIMONA // 14 Lug 2008 alle 18:51

    eh……………quasi al contrario la situazione sperimentata personalmente a Taizè qualche anno fa;partita con altri due amici.
    Una settimana dove ci si vedeva molto molto poco tra di noi,abbiamo fatto esperienze,volutamente diverse………così…………ti sentivi stranamente unita a quella massa multiforme,mi si passi l’espressione con affetto,di persone,provenienti da ogni parte del mondo….un cuore solo ed un’anima sola,soprattutto in quell’immensa chiesa…..dove……non volava una mosca!!!e lo Spirito pareva davvero aleggiare……….ed era anche bello nei pochi momenti ritrovarci noi tre o per la colazione,o per una siesta di scambio riflessioni dopo pranzo……anche tra noi era dierso……più unione……………………ora un po’ lontano come clima………..forse perchè un momento particolare di grande fatica,anche interiore…………..allora ci si sente davvero molto soli……………………qualche volta però alzi timido gli occhi…………….e pensi che altri guarano quel sole e quella luna………….e che lo guradano anche…………si,lo guardano anche da Lassù………………anzi………………ce lo mandano da Lassù………………..forse per strapparci un sorriso……e ricordarci che soli,veramente soli,non lo siamo mai………

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