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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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Ti ricordi Rochemolles? - Foto

28 Giugno 2008 · 14 Commenti

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Tags: TI RICORDI ROCHEMOLLES?

14 risposte ↓

  • 1 Ire // 2 Lug 2008 alle 22:28

    Non sono mai andata (fisicamente) a Rochemolles,ma,come sai,ho la tua stessa passione e amore per i monti,per quei monti..i ‘nostri’ monti della Val Susa..ho visto le foto ed è aumentata la nostalgia per quelle montagne,soprattutto ora! Fra qualche giorno andrò in Val Susa da amici comuni,e ti ‘porterò con me’ come hai fatto tu a Rochemolles..proverò a pregare,e forse ci riuscirò..sicuramente mi ‘riempirò’ il cuore! Grazie..

  • 2 gabriella // 3 Lug 2008 alle 18:19

    ho finito ora di vedere le foto mentre ascoltavo la tua omelia. I ricordi andavano lontano a quei momenti felici insieme a tutte le persone amate.
    mi auguro che al piu presto rifarai una giornata come questa. ma questa volta di domenica cosi non avro problema a partecipare ache io.

  • 3 diego // 3 Lug 2008 alle 21:03

    ciao Beppe.. seguo da tempo il tuo sito, complimenti, prima d’ora non avevo lasciato traccia di me nei commenti…ma oggi ho visto le foto della festa dello scorso sabato e mi e’ venuto..il “magun” ripensando a cio’ che e’ stato quel luogo a tutti noi caro.
    Noi siamo rientrati solo domenica da una vacanza e non abbiamo avuto il piacere di condividere con voi il momento di festa..sara’ per la prossima.
    Domani andro’ a Roche per rifornire di viveri mia mamma e le diro’ che una sua bella foto e’ presente nel web…..
    ciao

  • 4 Luca Richetto // 14 Ago 2008 alle 10:32

    Ciao Beppe, quanti bei ricordi che ho di Roche…
    uno di questi è sicuramente quando ci divertivamo a buttare le ragazze in fontana, facendo arrabbiare oltre che loro anche te.
    Beh… come forse saprai una di quelle ragazze finite “a mollo” è ora mia moglie.

    Ciao, un abbraccio.

  • 5 Monica Di Falco // 16 Set 2008 alle 20:39

    Me la ricordo eccome Rochemolles!
    La prima occasione in cui sono stata fuori casa senza i miei genitori in un età in cui si sta formando il carattere.
    Quel soggiorno e un orario tascabile dei treni (gentile omaggio delle ferrovie) mi hanno influenzato moltissimo e in un certo senso hanno determinato tante cose della mia vita.
    Un passo dopo l’altro, un sentiero collegato a un altro, così come una coincidenza ferroviaria, un treno dopo l’altro e poi crescendo un aereo dopo l’altro e si vede il mondo!
    Anche ora, vivo in una casa che più che una casa è un campo base, nn so se anche voi vi ricordate di quando si organizzavano le escursioni e ci si chiedeva quanto pane portiamo? Quante scatolette? Come dividiamo i pesi negli zaini?
    Bè queste cose per me hanno avuto inizio lì e non ho più smesso di farle.
    Quanto peso mi concede la tal compagnia aerea?
    Quanto carburante mi servirà per andare fino a …?
    Oggi ci sono tornata.
    Veramente ero diretta più su , ( e scusate se non sono molto spirituale ma sono come sono) ai prati oltre la diga, per vedere se c’erano ancora in giro le marmotte.
    Rochemolles con un pò di case risistemate, nn male, sembrava un paese destinato a morire invece… :-)
    C’era ancora persino il pastore che ha la cascina vicino alla chiesa dove si andava a volte a comperare il latte appena munto anche se ora tiene solo più le galline.
    La casa dove stavano i ragazzi invece ora, dice il pastore, è affittata a delle persone per le vacanze.
    Peccato.
    Peccato perchè è meglio che i ragazzi stiano in montagna a camminare e a crescere che al centro commerciale.
    E per associazione di idee mi viene in mente il corrente modello di sviluppo e la TAV.
    E che non mi sono poi mica tanto stupita di vedere Padre Beppe a un presidio NO TAV parlare ai microfoni di una tv ( credo fosse tg3).
    Ma ora se ho ben capito Padre Beppe nn è più a Susa ma allora Padre Beppe dov’é???

  • 6 andrea // 3 Nov 2008 alle 22:10

    Rochemolles .
    ho ancora tenuta gelosamente la mia vechia tuta da arrampicata della “napoleone sport” comprata durante una delle mie innumerevoli settimane trascorse lassu’ a cavallo tra gli ‘80 ed i ‘90. Rochemolles era il latte appena munto dei due anziani , il paese che si stava ricostruendo pietra su pietra ; le volte saliti sulla Pierre Muret e quella volta che trovammo un nido della poiana con le uova dentro ; e le nottate in sacco a pelo lassu’ alle casermette ;visi e volti di persone che si sono perse nelle strade della vita . Il ristorante giu’ a Millaures , con la bottiglia di chianti del ‘64 ancora in caantina ….
    Ma e’ anche il battesimo di mio figlio due estati fa , e la consapevolezza di un luogo che vive e vivra’ in lui….

  • 7 Beppe // 6 Feb 2010 alle 18:55

    Ho visto solo ora le foto; ROCHE è unico, ciao

  • 8 mariangela // 14 Mar 2010 alle 01:22

    Ciao Beppe, come va?spero tu stia bene, è passato un sacco di tempo, un sacco di ricordi di quando eri a Susa, spero ti ricorderai di me, è possibile avere una mail, un telefono per contatttarti………Un grande bacio
    Mariangela

  • 9 beppe // 16 Ago 2011 alle 21:38

    Ciao Beppe, ieri 15/8 avevamo organizzato una rimpatriata a Roche , ma il tempo ci ha dirottati altrove. Sarà per una prossima volta perchè voglio tornare alla casermetta. quanti ricordi e quanta fatica…..

  • 10 silvia monzeglio // 15 Feb 2013 alle 11:57

    Scusate se non riconosco nessuno… ma il solo leggere Rochemolles mi ha rievocato ricordi di un’estate del 1979 quando il soggiorno mi è stato pagato addirittura dalla Parrocchia perchè i miei genitori non potevano permettersi la spesa … Quando sono partita per una settimana insieme ad altri coetanei (io allora dovevo compiere 11 anni!!) ed era la prima volta che mi allontanavo da casa… Ricordo di una gita fino alla frontiera francese quando il tempo si è girato bruscamente al brutto e ci colse una bufera di neve e ci riparammo in una baita diroccata, condividendo scatolette di sgombri… la forchetta veniva offerta anche al cane (pastore tedesco) di cui purtroppo non ricordo più il nome…
    Ti saluto affettuosamente caro Don Beppe Giunti!!

  • 11 franco scarafiotti // 21 Dic 2014 alle 12:03

    conta e riconta,la cifra e’ quasi certa, 39 anni fa ero li con voi e con te caro padre beppe.
    ricordo di aver partecipato alle pulizie generali di una parte di casa dove non esisteva praticamente nulla.
    il paese praticamente era deserto solo parrocchia e noi.
    i viaggi in treno con i sedili di legno e poi su per i monti a raggiungere a piedi rochemolles tra i boschi,era un avventura bellissima,lontano da casa per la prima volta in vacanza con i miei amici piu’ cari.
    mi ricordo gli sgombri… tanti ma tanti.. ! ma buoni con quelle rotonde di pane fresco e rustico.
    ho ancora le immagini nella mia mente delle gite,dellatua campagnola,della casa,delle tavolate a cena,delle messe nella chiesetta in pietra e legno, e soprattutto della buona e sincera compagnia che eri riusito a creare tra noi.
    bastava veramente poco per esser felici. era un altro mondo, non quello in cui viviamo oggi.
    grazie di averti potuto scrivere e di cio’ che hai fatto per tutti noi.
    saro’ felice di leggerti se avrai del tempo da dedicarmi.
    ciao caro padre beppe.

  • 12 Jodi // 4 Gen 2015 alle 20:53

    At last! Something clear I can unddsrtane. Thanks!

  • 13 Guido da Trieste // 1 Feb 2017 alle 12:38

    oggi facendo delle ricerche su tutt’altra cosa, sono atterrato sulle pagine del “fratemobile”, e con mia immensa gioia ho ritrovato dopo così tanti anni Beppe e Rochemolles!

    Rochemolles mi è sempre rimasta nel cuore da quando attorno al ’76 o giù di lì, trascorsi due periodi estivi e uno invernale in quel posto magico. Magico per la natura circostante, magico per le persone che ho conosciuto.

    Fu il primo viaggio lungo da solo della mia vita quando ero mi sembra in III media. Sono partito da Trieste assieme al mio compagno di classe Antonio che non mi ricordo più come e perché mi aveva proposto una vacanza in un posto sconosciuto e così lontano per noi triestini. Ricordo il lungo viaggio in treno fino a Porta Nuova e poi l’accoglienza a Torino a casa di chi ci ha ospitato la notte per poi il giorno dopo accompagnarci nell’alta val di Susa. E la camminata dal fondo valle fino al paese, e poi l’ingresso nella casa e la conoscenza con gli altri ragazzi, con Beppe e con gli altri più grandi che lo aiutavano.

    E che strano sacerdote mi è sembrato subito Beppe, così atipico rispetto ai preti tradizionali. Sia perché vestiva sempre in abiti civili, sportivi, come se fosse un uomo qualsiasi tra l’altro attento alla tecnologia, sia per come parlava, sempre diretto, coerente, ricco nei pensieri, ben lontano dallo stile spesso affettato di molti prelati. Però quando poi indossava i parametri per la messa affiorava tutta la sua profonda spiritualità.

    Nello sfogliare poco fa le pagine di questo blog sono rimasto incredibilmente sorpreso da come non dimostri nessun peso degli anni ne nell’aspetto ne sopratutto nella voce e nello spirito: sempre sul pezzo, al passo coi tempi, con immensa freschezza, profondità e verve!

    L’ho sempre percepito come un fratello maggiore, qualcuno che è pronto a essere sinceramente vicino a te e a guidarti, ma senza l’oppressione tipica del maestro. Forse è proprio questa la differenza principale tra frati e preti. I primi sono realmente tuoi fratelli: impari se gli stai accanto, i secondi tendono a impartirti lezioni: impari se ti applichi. L’esser francescano e alpino spesso fa la differenza. In molte cose.

    Che bei ricordi mi riaffiorano, un po sbiaditi nelle immagini ma non nel cuore. Ricordo le marmotte che facevano capolino nei prati, le camminate estive verso le vette, il genepy, una fumante grolla bevuta sulla neve appena caduta d’inverno, le grange e la casa che ci accoglieva, spartana ma splendidamente rustica e accogliente. Ricordo che capitava facessimo innocui dispetti alle ragazze per farle arrabbiare, e le cantate che si facevano alla sera nelle camerate con qualcuno dei più grandi che intonava la locomotiva di Guccini alla chitarra.

    I nomi e i volti non me li ricordo più. Del resto io venivo da lontano, mentre i ragazzi che erano lì si conoscevano tra loro. Chissà se qualcuno ha qualche foto di quegli anni.

    Mi affiora anche il ricordo di quando Beppe andò sulla collina di fronte a scattare delle foto di Roche col teleobiettivo per poi stampare in formato poster la più bella, e di noi ragazzi che di domenica aspettavamo i turisti sotto, di fronte al bar, sulla curva della strada per provare a vendergli qualche copia. A casa ho ancora appesa alla parete da quella volta la copia che avevo acquistato per me.

    A Rochemolles ho iniziato a imparare cosa significhi far parte di una comunità. Che non è solo il far parte di una bella compagnia, ma l’esser capaci di dare fattivamente il proprio contributo.

    Leggendo queste pagine ho visto che, se ho ben capito, nel 2008 c’è stato dopo tanti anni un incontro a Roche, che peccato non averlo saputo!

    Quanto mi piacerebbe che se ne organizzasse un’altro, per ritrovare Beppe, per ritrovare i ragazzi, per ritrovare un po dell’infanzia perduta, ma anche per far nascere nuova energia! Che ne dite, si può fare? Spero proprio di sì, nel caso sono pronto a dare una mano all’organizzazione.

    Un abbraccio a Beppe e a tutti!

    Guido

  • 14 Guido - Trieste // 1 Feb 2017 alle 12:40

    oggi facendo delle ricerche su tutt’altra cosa, sono atterrato sulle pagine del “fratemobile”, e con mia immensa gioia ho ritrovato dopo così tanti anni Beppe e Rochemolles!

    Rochemolles mi è sempre rimasta nel cuore da quando attorno al ’76 o giù di lì, trascorsi due periodi estivi e uno invernale in quel posto magico. Magico per la natura circostante, magico per le persone che ho conosciuto.

    Fu il primo viaggio lungo da solo della mia vita quando ero mi sembra in III media. Sono partito da Trieste assieme al mio compagno di classe Antonio che non mi ricordo più come e perché mi aveva proposto una vacanza in un posto sconosciuto e così lontano per noi triestini. Ricordo il lungo viaggio in treno fino a Porta Nuova e poi l’accoglienza a Torino a casa di chi ci ha ospitato la notte per poi il giorno dopo accompagnarci nell’alta val di Susa. E la camminata dal fondo valle fino al paese, e poi l’ingresso nella casa e la conoscenza con gli altri ragazzi, con Beppe e con gli altri più grandi che lo aiutavano.

    E che strano sacerdote mi è sembrato subito Beppe, così atipico rispetto ai preti tradizionali. Sia perché vestiva sempre in abiti civili, sportivi, come se fosse un uomo qualsiasi tra l’altro attento alla tecnologia, sia per come parlava, sempre diretto, coerente, ricco nei pensieri, ben lontano dallo stile spesso affettato di molti prelati. Però quando poi indossava i parametri per la messa affiorava tutta la sua profonda spiritualità.

    Nello sfogliare poco fa le pagine di questo blog sono rimasto incredibilmente sorpreso da come non dimostri nessun peso degli anni ne nell’aspetto ne sopratutto nella voce e nello spirito: sempre sul pezzo, al passo coi tempi, con immensa freschezza, profondità e verve!

    L’ho sempre percepito come un fratello maggiore, qualcuno che è pronto a essere sinceramente vicino a te e a guidarti, ma senza l’oppressione tipica del maestro. Forse è proprio questa la differenza principale tra frati e preti. I primi sono realmente tuoi fratelli: impari se gli stai accanto, i secondi tendono a impartirti lezioni: impari se ti applichi. L’esser francescano e alpino spesso fa la differenza. In molte cose.

    Che bei ricordi mi riaffiorano, un po sbiaditi nelle immagini ma non nel cuore. Ricordo le marmotte che facevano capolino nei prati, le camminate estive verso le vette, il genepy, una fumante grolla bevuta sulla neve appena caduta d’inverno, le grange e la casa che ci accoglieva, spartana ma splendidamente rustica e accogliente. Ricordo che capitava facessimo innocui dispetti alle ragazze per farle arrabbiare, e le cantate che si facevano alla sera nelle camerate con qualcuno dei più grandi che intonava la locomotiva di Guccini alla chitarra.

    I nomi e i volti non me li ricordo più. Del resto io venivo da lontano, mentre i ragazzi che erano lì si conoscevano tra loro. Chissà se qualcuno ha qualche foto di quegli anni.

    Mi affiora anche il ricordo di quando Beppe andò sulla collina di fronte a scattare delle foto di Roche col teleobiettivo per poi stampare in formato poster la più bella, e di noi ragazzi che di domenica aspettavamo i turisti sotto, di fronte al bar, sulla curva della strada per provare a vendergli qualche copia. A casa ho ancora appesa alla parete da quella volta la copia che avevo acquistato per me.

    A Rochemolles ho iniziato a imparare cosa significhi far parte di una comunità. Che non è solo il far parte di una bella compagnia, ma l’esser capaci di dare fattivamente il proprio contributo.

    Leggendo queste pagine ho visto che, se ho ben capito, nel 2008 c’è stato dopo tanti anni un incontro a Roche, che peccato non averlo saputo!

    Quanto mi piacerebbe che se ne organizzasse un’altro, per ritrovare Beppe, per ritrovare i ragazzi, per ritrovare un po dell’infanzia perduta, ma anche per far nascere nuova energia! Che ne dite, si può fare? Spero proprio di sì, nel caso sono pronto a dare una mano all’organizzazione.

    Un abbraccio a Beppe e a tutti!

    Guido

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