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NO TAV, SI TAV, SI MA, NO PERO’: NOTAV

14 Gennaio 2010 · 2 Commenti

Per informazione più completa dei miei navigatori.

“L’INFORMAZIONE NEGATA” di Mario Cavargna

Recentemente su “La Stampa” sono stati pubblicati vari interventi
di esponenti politici a favore della linea TAV Torino-Lione e negli
ultimi giorni quelli dell’editorialista Luigi La Spina e del presidente
dell’Unione industriale di Torino, Gianfranco Carbonato.
Per una corretta informazione riteniamo si debba anche sentire la voce
di chi, come Pro Natura Piemonte, approfondisce quotidianamente, da
circa vent’anni, questa delicata questione e ha una serie di
motivazioni che richiederebbero pagine di questo giornale per spiegare
i motivi che ci vedono contrari. Solo dopo che si sarà fornita
un’informazione completa i cittadini potranno decidere con piena
conoscenza. Oggi non è così.
Nel commento alla vicenda della Torino Lione di Gianfranco Carbonato
siamo d’accordo sul titolo: “Prigionieri di una piccola minoranza”. Ed
è proprio così una piccola, anzi piccolissima minoranza di finanzieri
tiene prigioniera l’economia reale, imponendo che un patrimonio
pubblico, come sono le risorse dello Stato, create dal contributo e dal
lavoro di tutti, sia sperperato a vantaggio di privatissimi guadagni
connessi al momento della costruzione, slegati dai costi e dalle
necessità reali, nonchè dai dati tecnici che dovrebbero giustificare
l’opera. Siamo di fronte all’unica proposta di grande infrastruttura
che nei venti anni dalla sua presentazione non si è mai confrontata con
i dati reali di traffico che dovrebbero dimostrarne la necessità. Ed
anzi, continua a promuoversi anche quando questi dati, da anni, vanno
in controtendenza rispetto alle mirabolanti promesse fatte a suo tempo.
In 15 anni, dal 1994 al 2008, l’insieme del traffico merci autostradale
dei tunnels del Frejus e del Monte Bianco (che vanno considerati
insieme perché sono interdipendenti) è sceso da 26,5 milioni di
tonnellate a 20,8 milioni di tonnellate, con un calo del 21% anche
senza considerare la crisi del 2009. Oggi i due tunnels insieme hanno
il traffico che avevano nel 1989! La ferrovia del Frejus è andata anche
peggio e nel 2008 è diminuita del 40% rispetto al 1994. Da notare che
si tratta di una linea ferroviaria che per metà stata inaugurata alla
fine degli anni ’80, e comunque che si colloca allo stesso livello
delle ferrovie del Brennero, che nello steso periodo è cresciuta del
70%, e del San Gottardo, che si è accontenta di un aumento del 17%. La
realtà è che i valichi alpini italo francesi mettono in comunicazione
delle economie mature che ormai hanno meno prodotti da scambiarsi
rispetto a venti anni fa, nel quadro globale che ha visto la crescita
degli scambi commerciali con l’oltremare.
Nonostante questo, Carbonato dice che senza infrastrutture come la
Torino Lione “non siamo in grado di attrarre investimenti produttivi da
altre aree”. Ci stupisce che il presidente dell’Unione Industriale non
veda il drammatico fenomeno della delocalizzazione industriale a
vantaggio di paesi come Romania e Polonia, tanto per citarne due, che
hanno una rete di infrastrutture poverissima in confronto alla nostra,
ma che attirano perché possono offrire un costo umano sensibilmente più
basso. E l’unico modo per vincere questa drammatica sfida occupazionale
è quello di sostenere l’innovazione e la ricerca industriale, non
sperperare almeno 15 miliardi di euro in un progetto vuoto come la
Torino Lione.
Sulle pagine dello stesso quotidiano, il parlamentare europeo Paolo
Costa, presidente del gruppo di lavoro incaricato dall’Unione Europea
di seguire i grandi progetti infrastrutturali, gli fa eco sostenendo
che bisogna sostenere la Torino Lione per difendere gli interessi del
paese, e sogna il porto di Venezia come posto di ingresso delle merci
per la Francia, provenienti da Suez, e quello di Genova per le merci
destinate al Centro Europa. Anche qui sembra che parlino persone fuori
dal mondo, perlomeno fuori dalle carte geografiche. È possibile che non
abbiano notato che chi viene da Suez e naviga per Gibilterra, per
raggiungere Genova e tanto più Venezia, deve deviare a Nord, e pertanto
che una portacontainer, per andare a Rotterdam impiega solo 4 giorni in
più, e che questo viene ad incidere solo per 100 dollari a container? E
loro pensano di poter caricare un container su camion, pagare il
camion, la ferrovia veloce, il tunnel di base ed il trasporto oltralpi
per 100 dollari?
La gente della Val di Susa non è gente fuori dal mondo: da venti anni
si oppone a questa linea, e continuerà ad opporsi perché è una valle
che vive da sempre la realtà dei trasporti e dei collegamenti, e
quindi, su questo tema, è impossibile ingannarla. E l’unico confronto
possibile, che è quello di discutere dei dati reali di traffico, non è
mai stato fatto, neppure dall’Osservatorio.
Mario Cavargna
Presidente Pro Natura Piemonte

f b

e guardate bene questo video, perché non succeda mai più

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

2 risposte ↓

  • 1 tiziana // 14 Gen 2010 alle 23:51

    grazie come sempre, ti terrò aggiornato perchè se leggi ciò che dicono i giornali….ormai siamo tutti facinorosi!!!

  • 2 Elena // 15 Gen 2010 alle 15:47

    A proposito di informazione negata,
    mi permetto di segnalare un articolo comparso sull’Espresso che documenta la fine agghiacciante dei disperati che, grazie all’accordo tra l’Italia e la Libia, non raggiungono più Lampedusa.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/morire-nel-deserto/2119367&ref=hpsp

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