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OMELIA DELLA II DOMENICA DI NATALE

2 Gennaio 2010 · 1 Commento

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Tags: GOSPELMEDIA

1 risposta ↓

  • 1 Marta // 3 Gen 2010 alle 12:01

    E così il verbo si fece carne: Dio, per primo, prende l’iniziativa e si rivolge all’uomo. L’esperienza cristiana non si svolge nell’aria rarefatta del tempio e nella separatezza del sacro, ma nella prossimità di un corpo sfigurato dalla fame, dalla sete, dalla nudità, dalla malattia…
    Il verbo si fece carne, cioè si fece fame: ebbe anch’egli bisogno di cercare il latte della madre.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece carezza: verso i piccoli, verso gli esclusi.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece lacrime: davanti alla tomba dell’amico Lazzaro.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece spalla: per la pecorella smarrita.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece abbraccio: per il figlio prodigo.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece olio e vino: per l’uomo incappato nei briganti.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece attenzione e compassione: per la fame di un popolo.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece amicizia: perché comprendessimo che non c’è amore più grande che dare la vita per gli amici.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece grido: quello di chi sperimenta nella sua carne tutta la distanza da Dio.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece perdono: perché comprendessimo che ciascuno di noi è molto di più del male che pure può aver compiuto.
    Il verbo si fece carne, cioè si fece uno di noi: perché noi diventassimo per mezzo di lui partecipi della natura divina.
    Il verbo si fece carne: non si preoccupa anzitutto di ristabilire un ordine ma di allacciare una relazione tra persone, perché è dall’incontro con lui che parte la possibilità di riscatto.
    A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: il senso ultimo della mia vicenda è diventare figlio di Dio. Il suo natale vale il mio natale, la mia nascita a figlio di Dio con pensieri nuovi, con sguardi non angusti, con gesti che esprimono attenzione e cura verso ogni uomo. Così il Verbo continua a farsi carne.
    La parola di Dio che noi continuamente accogliamo è come un seme che feconda la nostra umanità secondo la sua specie: della stessa razza del Figlio di Dio.
    Nulla può un seme se non c’è un grembo disposto ad accoglierlo. Tu diventi ciò che accogli.
    Tua vocazione: accogliere. Quando accolgo il seme della Parola di Dio io divento racconto di Dio.
    Dio nessuno lo ha mai visto… ma lo possono rivelare coloro che rivivono sentimenti e gesti del Figlio.
    Noi, diventati figli.

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