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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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AIUTARE, PROVVEDERE, SERVIRE

9 Giugno 2008 · 4 Commenti

Molti perditempo del blog svolgono professioni di aiuto, di ascolto, di relazione. Condivido con loro una pagina di Frank Ostaseski, dal libro Saper accompagnare, Mondadori 2006, € 9.80, pagg 37s. Buona meditazione, fra Beppe

“Troppo spesso quando si assiste una persona con un male incurabile non siamo pronti a capire cosa serve ma cerchiamo conferme alla nostra identità. Questo atteggiamento lo chiamo “la sindrome del soccorritore”, una patologia più diffusa dell’AIDS o del cancro. Mi riferisco alle varie strategie con cui cerchiamo di prendere le distanze dalla sofferenza dell’altro. Possiamo farlo con la pietà, con la paura, con il calore professionale, perfino con i nostri gesti caritatevoli. L’identificazione con il ruolo del soccorritore ha in molti casi radici antiche nella nostra storia personale. Se non facciamo attenzione, se non restiamo vigili, può diventare una prigione sia per noi sia per quelli che serviamo. A rigor di termini, un soccorritore prevede una persona inerme. Rachel Remen, autrice di Kitchen Table Wisdom (Ed. Penguin Putnam, New York 1996) dedica al tema alcune riflessioni che io considero tra le più belle definizioni del significato di servizio. Parafrasando le sue parole, servire non è la stessa cosa che aiutare. Aiutare implica una disuguaglianza, non prevede un rapporto alla pari. Quando si aiuta, si usa la propria forza a beneficio di qualcuno che ne ha meno. E’ un rapporto dove una delle parti è in una posizione svantaggiata, e dove la disuguaglianza è palpabile. Ponendoci nell’ottica dell’aiuto possiamo inavvertitamente sottrarre all’altro più di quanto gli diamo, indebolirne il senso di dignità e l’autostima. Quando aiuto, sono chiaramente cosciente della mia forza. Ma per servire dobbiamo mettere in gioco qualcosa di più della nostra forza. Dobbiamo mettere in gioco la totalità di noi stessi, attingere all’intera gamma delle nostre esperienze. Servono anche le nostre ferite, i nostri limiti, perfino i nostri lati oscuri. La nostra interezza serve l’interezza dell’altro e l’interezza della vita. Aiutare crea un debito. L’altro sente di doverci qualcosa. Il servizio, al contrario, è reciproco. Quando aiuto provo soddisfazione; quando servo provo gratitudine. Servire è inoltre diverso dal provvedere. Quando cerco di provvedere a qualcuno, vedo nell’altro qualcosa che non va. E’ un giudizio implicito, che mi separa dall’altro e crea una distanza. Direi quindi che, fondamentalmente, aiutare, provvedere e servire sono modi di vedere la vita. Quando aiutiamo, la vita ci appare debole. Quando cerchiamo di provvedere, ci sembra che abbia qualcosa che non va. Ma quando serviamo, la vita ci appare completa, e siamo consapevoli di fare da canale a qualcosa di più grande di noi.”

Dal Vangelo secondo Matteo cap. 20:[25] Gesù disse: <<I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. [26]Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, [27]e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; [28]appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti>>.

Dal Vangelo secondo Marco cap. 10 [42]Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: <<Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. [43]Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, [44]e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. [45]Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti>>.

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

4 risposte ↓

  • 1 Ire // 9 Giu 2008 alle 17:27

    Le tue proposte di riflessione arrivano,come mi succeda spesso,al ‘momento giusto del mio momento sbagliato’..! Sono tornata in corsia dopo 2 giorni di riposo,e ho trovato alcuni dei ‘miei’ pazienti (sono malati di cancro,di aids e cirrotici in fase terminale) peggiorati,bisognosi di tutto per ovvie ragioni! E allora mi trovo a pensare al significato della mia figura di infermiera,al mio rapportarmi con loro,ai loro bisogni (fisici e interiori),alle mie azioni,alla loro sofferenza,al loro considerarmi ‘il loro raggio di sole’..e al mio sentirmi,molte volte,inutile,impotente,’arida’..! E guarda un pò:sei arrivato con questo argomento di riflessione! E mi viene da pensare a quante volte noi infermieri (e anche i medici) cerchiamo di ‘annientare’ i sentimenti che ci provocano interiormrnte questi malati,alle 1000 e più strategie usiamo e ‘inventiamo’ per allontanare la sofferenza,quella che i malati stessi hanno e quella che il loro stato può suscitare in noi! Spero di riuscire a ‘meditarlo’,spero mi sia d’aiuto,voglio ‘crescere’ anche in questo frangente per me e per essere veramente d’aiuto a loro!

  • 2 "Feynman" Andrea // 11 Giu 2008 alle 12:51

    Bellissimo questo brano!
    Grazie fra Beppe.

    Penso che lo preporrò senz’altro ai miei ragazzi Scout. E magari lo riporto pure sul blog, che ho riaperto da poco dopo le vicissitudini che erano capitate 6 mesi fa… Inutile dire che siete i benvenuti.

    Ancora grazie e un fraterno Buona Strada!
    Andrea (Genova)

  • 3 Cecilia // 13 Lug 2008 alle 21:15

    Caro Padre Beppe,solo oggi leggo questa tua discussione.
    Da qualche mese ho in affido diurno due fratellini,una bimba di 7 anni e un bimbo di 11.
    E’ una cosa nata “per caso”….ma il caso non esiste……. Un’amica di un’amica,ogni domenica,andava a prendere un bambino a casa e lo portava al cinema……tutto qui. Ho pensato:perchè no?Di tempo ne ho. E così ho iniziato ad informarmi,a telefonare,a mandare curriculum,a fare colloqui di gruppo e individuali,fino a quando,rivoltata come un calzino,mi hanno proposto di occuparmi di due bambini,di andarli a prendere a scuola,aiutarli nei compiti…insommma,un impegno ben più importante di ciò che pensavo.

    Mi sono ritrovata con una bambina che,mentre guidavo,ha iniziato a strapparsi i capelli a manciate…c’è voluto tutto il mio sangue freddo per calmarla(e per non andare a sbattere),con un bambino che viene preso in giro perchè non gioca a pallone,ha un’aria svagata ed è incapace di difendersi. Col tempo(ma non c’ho messo molto)hanno iniziato a fidarsi di me,delle mie regole(cinture di sicurezza in macchina,niente parolacce,basta trattarsi male tra loro,e usare alcune parole magiche…per favore,scusa,grazie,prego)e io ho cercato di capire i loro bisogni e le loro paure.
    Il rapporto tra noi è cresciuto molto.Vedo che a loro sto dando molto,e loro danno molto a me:colmano sicuramente un vuoto che ho e mi fanno sentire utile….spero,con questo,di non rientrare tra le persone di cui parli!!!!!!

    Il rovescio della medaglia c’è,eccome!
    E qui c’è l’adeguamento ad altre regole…in questo,forse,c’è il “servire” di cui parli. Primo tra tutti,il rapporto con la madre,che spesso mi tratta male di fronte ai bambini,e che,in una situazione normale avrei già mandato a stendere,mentre qui mi devo inventare di tutto per mediare. Un’altra soluzione c’è,ed è mollare tutto. Le assistenti sociali mi hanno detto che sono più i casi di chi rinuncia,che di chi va avanti.

    Mi piacerebbe sapere il tuo pensiero e quello di altri bloggers.
    Un abbraccio.
    Cecilia

  • 4 Cecilia // 13 Lug 2008 alle 21:56

    P.S. Vorrei sottolineare: non ho nessunissima intenzione di mollare!

    Ancora un saluto!
    Cecilia

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