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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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SABAUDIA, ROMA, SUSA

28 Marzo 2008 · 18 Commenti

Sabaudia, Roma san Marco, Susa. In modi diversi, per motivazioni diverse, con scadenze diverse e con prospettive diverse queste tre nostre presenze sono state chiuse, o meglio il Capitolo Provinciale straordinario ha chiesto al Governo generale del nostro Ordine di sopprimere i rispettivi conventi. Sono tantissimi i livelli di analisi, legati e inseparabili. Meno uno.
Le singole persone, le Comunità parrocchiali e conventuali si sentono tradite, quadi giudicate in una specie di graduatoria che distingue crudelmente chi significa di più chi di  meno. Le singole persone, le Comunità parrocchiali e conventuali ricordano il proprio percorso umano, cristiano, francescano e dicono “ma se qui, proprio qui ho incontrato Gesù, o l’ho ritrovato, se qui e proprio qui ho vissuto i pezzi della mia vita di fede perché ora si dice che i frati non hanno più motivo di restare?” Qual è il problema? Siete pochi? Faremo di più noi! Siete pochi? Ma qui i nostri giovani hanno fatto scelte che chiamate vocazionali! Mancano i soldi per fare qualche lavoro? Ecco-ci (non ecco-li). Vacillano le vostre motivazioni? Chiedete a noi di fare comunione!

Tutto vero, legittimo. Anzi sarebbe strano se voci così e analoghe non si sentissero, vorrebbe dire che davvero la vita dei frati non aveva già prima senso, prima delle chiusure. Se uno si indigna, è perché ci crede e vede il buono e il bello di una situazione.

Ma.

Ma Dio scrive diritto anche sulle nostre righe storte. A molti le decisioni appaiono righe storte. Ma fra quanti decenni potremo valutare con obiettività? Ma Dio scrive diritto sulle nostre righe storte. A molti le decisioni appaiono righe storte. Ma il problema è squisitamente di FEDE.  Lo scrivo con le lacrime agli occhi: o io credo che Dio lavora nel travaglio delle assemblee ecclesiali, nel lento mutamento delle idee portate avanti da chi ci crede, nelle situazioni contradditorie umanamente sempre discutibili, nelle incomprensioni delle maggioranze nei confronti delle minoranze, nelle preoccupazioni anche economiche di chi porta il peso delle responsabilità collettive. O così cerco di vivere per FEDE, oppure mi lascio avvinghiare dalle spirali della affermazione di sé, dei giochi “politici”, dell’orgoglio del tipo io-ho-capito-tutto-voi-no, e allora devo per coerenza uscire dal sistema cristianesimo. del sistema Chiesa, dal sistema Vangelo. E cambio vita.

Prima di andare a dormire andrò a leggere e meditare la pagina di Scrittura che, unica volta nella mia vita, ho aperto “a caso”, il capitolo 11 della Lettera agli Ebrei, non vedo altre soluzioni possibili alla rabbia, alla frustrazione, al senso di incomprensione, alla voglia di urlare ancora e ancora “non avete capito”. Per comodità dei bloggmeditanti lo riporto. ‘Notte, fra beppe

 

 

[1]La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. [2]Per mezzo di questa fede gli antichi ricevettero buona testimonianza.

[3]Per fede noi sappiamo che i mondi furono formati dalla parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine quello che si vede.

[4]Per fede Abele offrì a Dio un sacrificio migliore di quello di Caino e in base ad essa fu dichiarato giusto, attestando Dio stesso di gradire i suoi doni; per essa, benché morto, parla ancora.

[5]Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio. [6]Senza la fede però è impossibile essergli graditi; chi infatti s’accosta a Dio deve credere che egli esiste e che egli ricompensa coloro che lo cercano.

[7]Per fede Noè, avvertito divinamente di cose che ancora non si vedevano, costruì con pio timore un’arca a salvezza della sua famiglia; e per questa fede condannò il mondo e divenne erede della giustizia secondo la fede.

[8]Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.

[9]Per fede soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. [10]Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.

[11]Per fede anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva promesso. [12]Per questo da un uomo solo, e inoltre gia segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia innumerevole che si trova lungo la spiaggia del mare.

[13]Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra. [14]Chi dice così, infatti, dimostra di essere alla ricerca di una patria. [15]Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto possibilità di ritornarvi; [16]ora invece essi aspirano a una migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non disdegna di chiamarsi loro Dio: ha preparato infatti per loro una città.

[17]Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unico figlio, [18]del quale era stato detto: In Isacco avrai una discendenza che porterà il tuo nome. [19]Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo.

[20]Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future.

[21]Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e si prostrò, appoggiandosi all’estremità del bastone.

[22]Per fede Giuseppe, alla fine della vita, parlò dell’esodo dei figli d’Israele e diede disposizioni circa le proprie ossa.

[23]Per fede Mosè, appena nato, fu tenuto nascosto per tre mesi dai suoi genitori, perché videro che il bambino era bello; e non ebbero paura dell’editto del re.

[24]Per fede Mosè, divenuto adulto, rifiutò di esser chiamato figlio della figlia del faraone, [25]preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio piuttosto che godere per breve tempo del peccato. [26]Questo perché stimava l’obbrobrio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto; guardava infatti alla ricompensa.

[27]Per fede lasciò l’Egitto, senza temere l’ira del re; rimase infatti saldo, come se vedesse l’invisibile.

[28]Per fede celebrò la pasqua e fece l’aspersione del sangue, perché lo sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti.

[29]Per fede attraversarono il Mare Rosso come fosse terra asciutta; questo tentarono di fare anche gli Egiziani, ma furono inghiottiti.

[30]Per fede caddero le mura di Gerico, dopo che ne avevano fatto il giro per sette giorni.

[31]Per fede Raab, la prostituta, non perì con gl’increduli, avendo accolto con benevolenza gli esploratori.

[32]E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, [33]i quali per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni, [34]spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. [35]Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. [36]Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. [37]Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati - [38]di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.

[39]Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: [40]Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.

Tags: AFFARI NOSTRI · LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO

18 risposte ↓

  • 1 Anna // 29 Mar 2008 alle 00:16

    Grazie Beppe della meditazione che ci hai offerto, dobbiamo pregare per tenere salda la nostra fede.
    La ricompensa del nostro lavoro ed impegno su questa terra non va cercata: siamo servi inutili.
    Dio non ha bisogno di noi, semplicemente ci ama e noi testimonieremo il suo amore con la nostra vita.
    Nella libertà dell’amore noi viviamo nella gioia…

  • 2 francesco // 29 Mar 2008 alle 13:00

    dispiace beppe caro dispiace pero’ forse un piccolo consiglio alla provincia mi permetto di darlo , siam in un mondo globale e globalizzato se siam in difficolta’ rivogliamoci ad altre province magari un aiuto puo’ arrivare, tentar nn nuoce. rispondendo ad anna io nn penso che siam servi inutili e che forse un piccola ricompensa quaggiu’ il grande capo lassu’ forse ce la da’.Pace e ben a tutti francesco.

  • 3 giona // 29 Mar 2008 alle 21:45

    “L’ora più buia della notte è quella che precede l’aurora”. Le trasformazioni ed i cambiamenti della nostra vita – anche quelli subiti per decisioni di altri – sono sempre salutari, se sostenute dalla fede nella Risurrezione di Cristo ( e quindi anche la nostra), di cui tu hai dato una bella testimonianza. Ti ringrazio, anche – mi sembra di poter dire - a nome degli amici di Bolzaneto . Ti sono vicino . Un caro saluto anche parte dei miei. La Pace . Gioacchino Tavormina

  • 4 Lucia // 30 Mar 2008 alle 15:30

    “Dio non turba mai la gioa dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa, più grande”.

    dobbiamo avere fede, altro non si può.
    ti sono vicina anch’io insieme a tutta la famiglia.
    Lucia

  • 5 Cristina // 30 Mar 2008 alle 20:14

    carissimo Beppe, era un po’ che nn facevo un giro nel tuo blog e nn mi prendevo un po’ di tempo per leggere le tue parole e sentirti ancora un po’ vicino, dopo la tua partenza per Roma. ma ora leggo con sgomento e stupore la notizia della chiusura sia di Susa che di San Marco. nn riesco a trovare una motivazione valida, anche perchè penso che la politica abbia poco a che fare con la fede, ma tant’è… pertanto nn so cosa abbia portato ad una decisione così drastica e tremenda per migliaia di fedeli. posso solo immaginare la tristezza e l’amarezza che starai provando, difficile trovare parole adatte a descriverle. io e Antonio, assieme ai tanti fedeli che sempre e ovunque ti hanno seguito e che continueranno a farlo, siamo con te. il Signore so che ti sarà ancora più vicino in questo momento, come lo è sempre durante le prove più difficili. perciò ti mando un fortissimo abbraccio e ti riconsegno la pace dal cuore, come durante la tua ultima messa a Susa. ci auguriamo di poterti rivedere e riabbracciare presto. ciao, Cristina

  • 6 Marta // 30 Mar 2008 alle 21:59

    “…beati quelli che pur non avendo visto crederanno…”
    In questa seconda domenica di Pasqua, della Divina Misericordia, Gesù invita i suoi discepoli ad una fede semplice, autentica, che diventa beatitudine.
    Uno sguardo “altro”, che permette di aprire squarci di Resurrezione nelle tenebre di momenti tristi e di sconforto, nei quali proprio non vediamo uno spiraglio di luce. Restiamo quindi uniti nella preghiera e nell’invocazione dello Spirito Santo, come i discepoli, perchè si rinsaldi la fede nella certezza che Dio non esaudisce tutte le nostre preghiere, ma mantiene tutte le sue promesse.
    Quello che ognuno ha ricevuto e vissuto in luoghi come Susa non si cancella, e quello che si è seminato porterà frutto a suo tempo!
    Questo non toglie l’amarezza nè asciuga le lacrime, ma apre un’orizzonte di speranza: i pensieri e le vie di Dio non sono le nostre.
    Marta

  • 7 gigama // 31 Mar 2008 alle 13:55

    è vero che quello che Dio ha dato, non ci viene tolto ma .. quelli che non hanno ancora avuto la possibilità di ricevere il dono (di Susa, di Roma…) o che l’hanno avuto per breve tempo: chi testimonierà loro la bellezza della fede, del Poverello di Assisi, della Chiesa -con tutte le sue magagne e gli opportunismi politico-economici-
    Credo che i bravi frati del Capitolo abbiano una responsabilità non solo nel prima e ora, ma anche e vorrei dire soprattutto, del dopo: i nostri ragazzi, i giovani, chi dubita e ha bisogno di luoghi e persone che testimoniano con la vita ( parole e opere) la fede in questo Cristo morto e risorto.Proprio il Vangelo di questa domenica ci invita a credere ma abbaimo bisogno di testimoni della fede e non sempre gli adulti “vicini” vengono presi ad esempio. è molto molto meglio sperimentare, condividere, esserci nelle occasioni di fraternità, di spiritualità, di esperinze forti di fede, cammino scoperta e riscoperta condivisa. é questa possibilità che viene a mancare, è questa opportunità sperimentata negli anni- non solo i 25 appena trascorsi - dove genitori e figli, giovani e adulti, fidanzati e coppie sposate, singoli, hanno sperimentato la conoscenza di un Dio fatto uomo, hanno pregato insieme, hanno ragionato insieme … Non ci sono molti luoghi nella nostra “amata” chiesa dove si possano fare esperienze simili e quindi è saggio chidere i posti dove questo avviene!
    La mia/nostra rabbia iniziale ha ceduto il posto ad una tristezza profonda, alla stanchezza di restare in questo apparato ecclesiatico che antepone motivi economici alle scelte religiose, e che nello stesso tempo si lamenta perchè il materialismo e il relativismo trovano sempre più spazio nella nostra società. Sono un po’ stufa delle lacrime di coccodrillo di parte dei nostri pastori, quando si limita sempre più l’occasione di abbeverarsi all’unica fonte!
    e, tanto per rincarare la dose, ho l’impressione che lo Spirito Santo stia volando da altre parti, forse anche lui troppo triste e stanco per frequentare i luoghi “alti” e sia felicemente accanto ai piccoli uomini, donne, giovani e bambini che sanno ancora indignarsi per ciò che viene loro tolto e gioire e stupirsi delle bellezze che hanno intorno, anche se economicamnete non valgono 1 euro, ma che danno gioia, pace, serenità e ti fanno lodare il Signore del creato.

  • 8 maria // 1 Apr 2008 alle 13:43

    Sono passati cinque giorni da quando ho saputo che le comunintà di Roma, Sabaudia e Susa sono state chiuse. Credo che la tristezza e il dolore resterano sempre in un angolo del mio cuore, come accade quando “perdi” qualcosa che ami.
    Ma col passare dei giorni mi tornano sempre più spesso in mentre le parole di Frandesco sulla Perfetta Letizia: non sta nell’eclatante grandiosità delle opere, nei risultati, nelle vittorie, sta invece nel trasformare il male, il dolore, l’ingiustizia in bene. E così non posso fare a meno di pensare: bene allora che si fa?
    Non è desiderio di rivalsa, è voglia di fare, di continuare a costruire, di non cedere al gioco perverso e distruttivo del dolore. Credo che in questo momento il più convinto atto di fede che posso fare sia quello di stringermi a te e a tanti amici proclamando che non è una fine ma un inizio. Maria

  • 9 Luciano // 1 Apr 2008 alle 22:17

    Carissimo Beppe, carissimi amici frequentatori di questo sito, è molto bello leggere tramite le vostre parole, la profonda Fede che vi pervade, probabilmente il vostro cammino ed il vostro discernimento vanno al di là del vostro stesso essere. E’ la grossa capacità di saper leggere al di sopra delle righe (magari storte) , di saper comprendere che fede e sofferenza sono e vanno a “braccetto”, e che il cammino è tortuoso.
    Personalmente però, dopo un mese e passa di “chiacchiere” ammetto che si sono riversati fiumi di parole (belle e meno belle), e che sono state spese pesanti energie per capire, snocciolare, prevedere, e chi più ne ha, più ne metta.
    La comunità di San Marco si è divisa e separata, spezzettata in tante fazioni, ognuna aveva la sua verità e diceva la sua sul presente e sul futuro.
    Alla fine è arrivata la sentenza: UN taglio netto: “Na botta e via” (per scimmiottare la fine di Rugantino). Si chiude a Roma dopo 60 anni di storia. Ma se volete sono anche pochi.
    Ma il contributo che voglio dare non è questo, che ci porterebbe a dire che personalmente cerco in qualche modo di gridare anche io la mia rabbia, il mio stupore, la mia impotenza ed una serie infinita di sentimenti misti/impastati tra loro.
    Il mio ragionamento parte sempre da un’altro vecchio proverbio, proveniente dalla seggezza popolare romana: “morto un papa, se ne fa un altro”, che vuol dire anche che c’è la speranza sempre che il futuro ci riservi anche altre sorprese, e perchè no queste possono essere positive.
    Ma noi (ovvero la media dei parrocchiani) mi sembra viviamo invece della sindrome di Don Abbondio e di Padre Cristoforo: il primo incarna il prete diocesano, notoriamente laido, poco incline ai rapporti umani, attaccato anche al denaro e sicuramente al suo stato fisico (meglio vivere bene che male), schivo e pieno di una cultura che rimane distaccata dalla gente. Padre Cristoforo è invece il frate francescano “lancia in resta”, dalla parte della gente, poco importa se si calpestano le gerarchie, lui è tutto cuore e giustizia, interventismo ed ogni altro genere di positività.
    Mi sembra che tale realtà sia un luogo comune da sfatare. Puo’ capitare, ma puo’ anche essere vero il contrario.
    Perchè fede e vita non sono svincolati tra loro, e quindi è naturale che uno per se e per i suoi figli desideri il meglio (ed anche qui è tutto relativo) , ed allora è difficile che cambiamenti radicali, il salto nel buio, possano accontentarlo, soprattutto se si è convinti che non sia la mano di Dio a guidare le decisioni, ma una mano molto umana, che soprattutto soffre di vincoli aziendalistici.
    E le scelte aziendali spesso non hanno lo stesso sapore di scelte fatte con amore, o scelte che non debbano misurare il PIL (Prodotto interno lordo), ma la FIL (felicità interna lorda).
    Spero di non essere stato frainteso, ma mi si scuserà perchè ad oggi non ho ancora capito quale destino mi/ci aspetta. E questa è la situazione più negativa dei cambiamenti, cambiamenti che prima di avvenire presentano delle lunghe code. Per chi come me è abituato a lottare, c’è solamente la convinzione che la strada è ancora in salita, con stretti tornanti, ma soprattutto con pesanti strappi in scalata. Perchè la nostra comunità non sarà in grado di tornare a seminare e raccogliere se non saprà quanto prima quale sarà il suo futuro, perchè la comunità continuerà a non raccogliere se non verranno fatte delle scelte precise e se non ci sarà gente che ha voglia di mettersi in discussione e di investire sul capitale umano, in una parrocchia che dopo anni di “non scelte” ora si trova ad affrontare anche questa sfida.
    Spero che le mie allusoini siano comprese per reali intendimenti.
    UN saluto da Luciano Roma San Marco

  • 10 Paola // 2 Apr 2008 alle 09:21

    “Dio scrive diritto anche sulle nostre righe storte”. E’ questa la frase che mi ha colpito, in particolare le ultime due parole. E allora mi sono chiesta, quali sono le nostre righe storte, le righe storte della comunità di cui faccio parte? Cosa ci deve scrivere sopra il buon Dio? Quali sono le MIE righe storte? E si, perché penso proprio che sia arrivato il momento in cui ognuno di noi si deve interrogare in prima persona alla luce degli ultimi avvenimenti, perché DIO CI DA’ DEL TU.
    Quindi non starò qui a parlare della delusione, della rabbia, del senso di impotenza…. non perché non ci siano, ma perché dopo una settimana devo passare allo step successivo, fare un saltino e iniziare a pensare a quest’anno e mezzo scarso che ho davanti e dire: “Bene, che fare? vediamo un po’: ho avuto 40 anni di insegnamento francescano, cosa ci faccio? Come perpetrarlo, come trasmetterlo?”. Parlo in prima persona, ognuno si farà le domande che crede, io personalmente vedo questi avvenimenti come un’occasione che Dio mi dà per capire dove la mia riga è storta, e come almeno tentare di raddrizzarla. Solo così la delusione, la rabbia, il senso di impotenza acquisteranno un significato. La mia preghiera ora è che possa riuscire in questo intento, e che tutta la comunità accompagnata dai frati, in questo periodo che ancora passeremo insieme, possa interrogarsi sul vero compito che spetta a ognuno di noi.
    Ciao. Paola

  • 11 chiara p. // 2 Apr 2008 alle 10:45

    Chiudere un convento francescano che esiste da centinaia d’anni è come coprile di cemento un prato,
    è come scavare e bucare una montagna che per centinaia d’anni sono stati fonte di sostentamento (quando i miei avi vivevano di latte, polenta, uova, castagne e noci).

    Allontanare da una città e dalla sua valle dei testimoni credibili di Cristo e di Francesco
    è come prosciugare una sorgente, è come inquinare una falda acquifera.

    Ho pensato questo quando ho saputo della decisione definitiva sul convento di Susa.

    Sul futuro di questa valle di Susa (che vista dalla collina torinese appare proprio come uno stretto corridoio… non così quando ci vivi dentro) ecco uno Stato ed una Chiesa che - chiamati a decidere e farsi interpreti della volontà generale - fanno scelte simili;
    mi chiedo: sono lungimiranti ?
    e se non lo sono, perchè?
    e se lo sono - se l’hanno fatto x il mio bene e x il bene di tutti - perchè non riesco a rallegrarmente, non riesco a essere fiduciosa e a delegare serenamente ?

    Ho provato tristezza per questa coincidenza tra Stato e Chiesa:
    è un segno dei tempi, ma che segno?

    davvero è un bene sostituire le risorse naturali (acqua, terra) con cemento, ferro, velocità, treni e camion?

    e in parallelo,
    davvero è un bene trasformare un luogo di Pace, Silenzio e Ascolto
    in un moderno esercizio di turismo religioso, tanto di moda ultimamente?

    certo, il guadagno è assicurato, sarà facile trasformare in profitto sia le risorse del “corridoio” sia la bellezza dei luoghi sacri…ma proprio Gesù ci ha messo in guardia su quanto è difficile scegliere tra Dio e Mammona (il dio denaro) !

    Vorrei, se possibile, conoscere le motivazioni delle scelte del Capitolo e vorrei capire quali prospettive future accomunano i luoghi dove “si chiude” al di là delle differenze.

    Infine, propongo a tutti di cercare delle risposte a questa domanda:
    come possiamo noi, semplici cittadini e cristiani, essere lungimiranti, attivi e costruttivi?
    come possiamo provare con modestia e senza pretese a scrivere - anche noi - diritto sulle righe storte ?
    ciao, chiara

    P.S.
    Vorrei qui ricordare Chiara Lubich che considero un esempio umile e grandioso al contempo di “cosa si può fare con l’aiuto di Dio”. Ho recentemente saputo che cambiò il suo nome da Silvia a Chiara da giovanissima proprio ispirandosi a Francesco e Chiara d’Assisi: per me è un segno che i percorsi di Fede di ognuno di noi portano lontano e portano all’unità, anche se sono un po’ complicati, prima o poi.

  • 12 Ruffino Michele // 2 Apr 2008 alle 14:44

    A proposito di Sabaudia, Roma, Susa …………….

    Che dire? Sintonizzare ragione e cuore è un’azione possibile in questo caso e in questo momento?
    La ragione del cuore non è forse ragione di ordine superiore? E’ proprio per quest’ultima che mi vedo passare davanti come la replica di un’anteprima una storia, la mia, che come quella di tanti si è incontrata ed incrociata numerosissime volte con la vita di chi ha deciso con la Sua, di seguire San Francesco, di portare la testimonianza del Santo anche nei luoghi estremi, marginali o marginalizzati del territorio, ubicati alla periferia dell’impero.
    Il senso delle scelte è difficile da capire e quasi impossibile da condividere. Qual è il problema? Siete pochi? Mancano le risorse? Vacillano le motivazioni?
    L’incertezza del domani si è imposta sulle scelte fondamentali?
    Sarò stato un ascoltatore poco attento o poco capace ma non ho sentito, e non ho potuto cogliere nessuna delle domande di cui sopra, né altre che potessero richiamare le necessità locali.
    Certo con una tal scelta non è che si possono eliminare i problemi come con un colpo di bacchetta magica o con un cancellino sulla lavagna.
    I problemi ci sono, forse qualcuno andrà via per lasciare il posto a qualcun altro.
    Nella retrospettiva di questi ultimi 10 anni di vita del convento segusino alcune scelte, importanti, testimoniano una volontà ben diversa dalla resa. Tanto è vero che l’analisi della sommatoria di quanto è stato fatto e ricevuto dai vari livelli istituzionali rappresenta un impegno di prim’ordine che non trova pari in altri interventi effettuati su siti analoghi nella Regione Piemonte.
    Rimane il fatto che in qualche modo, anche in presenza di una resa definitiva, occorrerà dare una risposta a chi, nell’ultimo lustro, ha ritenuto di poter dare un incoraggiamento sulla presenza ed all’attività dei frati, ed ora si trova dover verificare che quanto fatto è stato vano.
    Il pensare e le considerazioni vanno poi estese non solo in ambito istituzionale ma anche alla molteplicità delle persone (uomini, donne, sposi, ragazzi, volontari, ecc. …) che di questi luoghi ne hanno fatto un punto di riferimento certo ed inalienabile nella propria vita.
    Non rimane ora che rincorrere la speranza per un ripensamento e la richiesta a Lui di far comprendere alla mia piccola mente le ragioni che oggi il cuore trova irragionevoli, per la scelta dell’abbandono e della chiusura di un sito che è un luogo che tra l’altro si lega intimamente con i primissimi passi della storia del francescanesimo.

  • 13 velaccio... // 14 Apr 2008 alle 18:22

    Un fratello nella mobilità,
    dopo aver pensato a lungo, dice…

    evviva l’utopia…
    de mobilitate fratorum

    ….quale lezione di umiltà al mondo intero se ci fosse scritto PADOVA ecc…e non SUSA ROMA SABAUDIA!
    quanto magnifico stupore per tanto coraggio…
    quanta meraviglia per questo ritorno alle origini…
    quante decifrazioni da dare al mondo…
    quanti frati disponibili per una vasta pastorale…
    quanto camminare insieme al mondo…
    non correte a Padova…veniamo noi da voi!

    Invece ci troviamo a parlare di realtà “minori” che devono esaurirsi in nome di una riorganizzazione estremamente laica e “post-moderna” dell’assetto territoriale di un Ordine.

    Certo, non conosco i criteri di tali scelte…peccato non rendere pubblici!
    Certo, non conosco quali bisogni i frati “spostati” vanno a risolvere…ma conosco i bisogni che nascono dagli spostamenti!
    Certo, non conosco il senso progettuale delle decisioni attuali…
    Certo non conosco il disegno di Dio che è stato così interpretato,

    …ma se si parla di “ri-organizzazione” qualcosa comprendo!

    Indubbiamente il nord-est non ha mai amato né il nord-ovest, né Roma o i suoi dintorni…da quando non c’è più la democrazia cristiana e i dorotei. Fin dai tempi delle Repubbliche marinare…ed il vizietto lo sta mantenendo: verrà chiuso qualche altro convento nel nord-est?

    I Frati, voi come altri, hanno assunto i voti di castità, povertà ed ubbidienza e, questa scelta, potrebbe spingere le riflessioni a “mischiare” i piani.

    Fra i voti citati il più difficile è senz’altro l’ubbidienza: “enigma” dato a pochi da vivere…qui c’entra la fede!
    Io voglio rispettare non solo le decisioni ma anche “quanto” esse provocano: non posso nascondermi dietro il dito della volontà di “un altro”. Assumersi la responsabilità.

    Di sicuro non mi si venga a dire “è la volontà di Dio”…per favore… esiste uomo (o consesso di uomini) che possa dichiarare la propria volontà, su argomenti tanto materiali, come volontà di Dio?

    La chiesa francescana non vive in un deserto: essa porta amore da secoli, e francamente questa decisione appare “di parte”…come quando arrivano nuovi comandanti che cambiano gli attendenti…come succede nello schema eterno e sempre uguale della gestione del potere!

    A te fra beppe, francescano per sempre, una dichiarazione di vicinanza e di condivisione delle tue sofferenze come quelle di quanti si sentono o si sentiranno un po’ più soli nei loro percorsi di vita.

    Tu hai scritto che Dio scrive dritto…ma intanto noi dobbiamo andare dietro a righe storte…non si tratta tanto di uscire o restare “chiesa”, si tratta unicamente di guardare con lucidità i fatti e definirli per quello che si mostrano.

    Poi sono il primo ad offrire le mie sofferenze al Signore nella ubbidienza di una decisione. Ma non credo di bestemmiare se affermo che Dio “non vuole che l’uomo soffra”, al contrario…la ricerca della felicità!

    La più importante delle piste di questa vita è quella che conduce all’essere umano! …anche se si tratta di un uomo-frate votato a Dio.

    La proposta appare un piccino esercizio di dimostrazione del potere “vuolsi così…” ed essa si presenta ingannevole, come gestione di un servizio agli uomini, perché il potere è servizio altrimenti è arroganza.

    Quale progetto viene avviato? TAV: Torino Roma…

    Il potenziamento del nord-est?

  • 14 Carla // 18 Mag 2008 alle 18:58

    Non mi sono fatta sentire perchè troppo arrabbiata, delusa, mi sembra che mi abbiano tolto un pezzo della mia vita.
    Forse sono parole grosse, ma io sono cresciuta all’ombra della Chiesa di San Francesco e era mia abitudine entrare nella Chiesa quando non c’era nessuno, per una preghiera o anche pr cercare conforto e riposo nei momenti difficili.
    Lì ho trovato nel silenzio, tante risposte.
    Mi dicono che i Frati sono pochi, bisogna concetrarli fra Assisi e Padova dove più gente è presente ed ha bisogno dei Frati. Sarà ma quanto hanno fatto qui a Susa con la loro presenza i Frati ce lo siamo dimenticati?
    Forse i “grandi Capi” dimenticano che questo Convento è stato voluto proprio da San Francesco, i frati dopo la passata di Napoleone sono stati riportati dal nostro Vescovo il Beato Rosaz?
    Se qualcuno può darmi qualche risposta e motivo concreto sarò grata, perchè non riesco proprio a farmi aiutaer dalla parola di Dio per accettare questa situazione. Grazie e scusate lo sfogo.

  • 15 mauro // 18 Mar 2011 alle 18:09

    Ho conosciuto da poco padre Beppe e tutti i frati guidati da padre Annibale nel convento di S.Marco a Roma. Sono persone eccezionali,mi dispiace che debbano lasciare il loro attuale incarico. L’unica consolazione é quella di pensare che altre persone potranno godere della loro benemerita opera. Mauro

  • 16 GIUSEPPE COTELLESSA // 20 Feb 2013 alle 09:28

    Ho visto su internet la chiusura di Susa.
    Non so se è definitva o temporanea.

    saluti

    Giuseppe

  • 17 giuseppe cotellessa // 3 Mag 2013 alle 13:49

    Vale la pena dare un’occhiata al sito

    marcolarosa.blogspot.it

    perchè èpotrebbe essere utile utile per tutti.

    Saluti a Padre Beppe Giunti

    Giuseppe Cotellessa

  • 18 Giuseppe Cotellessa // 6 Giu 2013 alle 09:20

    Sono vissuto diversi anni a Susa come ricorderà Beppe Giunti.
    Anche se l’edificio è ora chiuso ha comunque dato i suoi frutti.

    Si possono vedere sul sito http://marcolarosa.blogspot.it/2013/04/il-genio-italiano-nonostante-tuttonon-e.html
    Chiunque può lasciare un commento scrivendo una e-mail a lrmarco@libero.it

    Giuseppe Cotellessa

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