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-3 GIORNI ALLA FESTA DI SAN FRANCESCO

30 Settembre 2009 · 3 Commenti

Condivido un testo di Erri De Luca su san Francesco.

Aveva un coraggio infiammabile e all’inizio impugnò armi. La gioventù ha attraversato spesso l’esperienza di battersi per vivere o morire. Le guerre, nemiche delle madri e delle spose, davano al genere maschile un tempo per conoscersi in battaglia,sapere di sé notizie certe di viltà o valore. Oggi non più, le guerre moderne fanno comode stragi di civili indifesi, più che di combattenti. Chi spara tra le case è più bandito che soldato. Conobbe prigionia ma non bastò a distoglierlo dai campi di battaglia, fu invece una febbre a sbalzarlo di sella dandogli una tutt’altra visione di se stesso. Chi ha imbracciato le armi può arrivare al gesto violento di ripudiarle, alla scelta solitaria del disarmo. Si va in coro alla battaglia alzando armi e bandiere,ma si dà addio alla guerra in uno spogliatoio deserto, in una retrovia di se stessi. Fece la mossa di un azzeramento, premessa di altre riduzioni al minimo. Si ritirò in disparte, si fece muratore a riparare luoghi sacri dismessi. Si riconobbe nel verso di Isaia (58,12): “E si costruiranno da te rovine antiche, fondazioni di generazioni e generazioni solleverai e ti chiameranno riparatore di breccia, colui che restaura sentieri per dimorare”. Il resto è risaputo, scrisse la formula di una vita rinnovata, una regola da abbracciare più che da seguire,l’entusiasmo di chi lasciava ogni faccenda per seguirlo. Il sentimento dell’ammirazione è più saldo dell’amore e commuove al punto di tentare ogni mezzo per fare come. L’ammirazione costringe a trasformarsi:non per possedere la persona amata, ma per esserne all’altezza.
Inaugurò gesti rimasti impressi nelle generazioni,la messainscena della natività, poi ridotta a formato di presepe nello spazio domestico. Si dice che ammansì un lupo , ma con molto più rischio gli riuscì di ammansire gli uomini.
Da cieco dettò “Il cantico di frate sole”, omaggio alla maggiore forza di natura. Dal buio della privazione fece squillare il suo ringraziamento. Considero alla pari il solo Borges che intuì :”La magnifica ironia di Dio/che mi diede tutt’in una volta i libri e la notte”.
Da morto cambiò posto varie volte. Da vivo  obbedì all’autorità religiosa ma pure al comandamento personale di convertire a nuova regola i cristiani scoraggiati. Altri suoi contemporanei tentarono riforme forzando i tempi e i modi, inguaiandosi con eresie e scomuniche. Lui riuscì a trasformare gli animi e gli intenti senza spettinare il suo vescovo. Questa virtù politica fu opera di prestigio degna delle altre. L’addio alle armi gli aveva inculcato la più invincibile mansuetudine.

f b

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

3 risposte ↓

  • 1 manu // 30 Set 2009 alle 22:20

    Signore,
    fa che sappiamo distinguere
    (e poi curare)
    fra tante “febbri”
    quella capace di sbalzarci di sella,
    di darci un’ altra visione di noi stessi
    e di trasformarci.
    Grazie Francesco per l’esempio,
    grazie Erri e Beppe per il suggerimento.
    manu

  • 2 Anna Maria // 2 Ott 2009 alle 05:59

    Davvero invincibile questa mansuetudine, che azzera per riparare e donare autenticità ai gesti. Grazie, Beppe, anche - ma non solo - per aver segnalato il brano di Erri De Luca su san Francesco.

  • 3 Marta // 6 Ott 2009 alle 11:39

    Grazie per il bel testo. San Francesco trasformi in amore concreto la mia voglia di spettinare tanti vescovi…

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