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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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E SE PARLASSIMO DELLA RISURREZIONE?

20 Marzo 2008 · 9 Commenti

Rilancio un articolo di Gramellini sulla Stampa di Torino perché ne condivido la tesi di fondo e ne ho parlato nelle ultime omelie. Cosa ne dite? fra Beppe

“è la settimana di Pasqua, teologi e ricercatori continuano a chiedersi se la Risurrezione vada considerata un evento letterale o metaforico, la BBC manda in onda una fiction che espone nuove teorie storiche su come fu crocifisso Gesù, le librerie pullulano di titoli legati alla spiritualità, rivelando la fame del pubblico per questo genere di questioni. Ebbene di cosa si occupa la Conferenza dei vescovi italiani? Della legge elettorale.Lo scrivo col massimo rispetto, ma ècome se il consiglio della Federcalcio si riunisse per discutere il prezzo del pane e quello della Confcommercio la riforma della serie A. Si dirà: i vescovi hanno diritto di esprimersi sui temi civili e politici. Verissimo, però anche sui temi religiosi. Non dico sempre, ma almeno nei ritagli di tempo tra una crociata contro i matrimoni gay e un dibattito intorno alla fecondazione artificiale. Garantisco alle Eminenze che vi sono persone più interessate alla critica neotestamentaria che alla riforma della legge sul”aborto, che per molti di noi i segreti del sistema solare restano più intigranti di quelli del sistema proporzionale e che le domande eterne sul senso della vita, del dolore e della morte coinvolgono un uditorio più vasto di quello che freme per sapere quanti partiti supereranno il quorum dell’otto per cento al Senato. Se però monsignor Betori continua a commentarmi il Porcellum, del Vangelo chi me ne parla, Calderoli?”

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

9 risposte ↓

  • 1 Anna // 20 Mar 2008 alle 13:48

    HAI FATTO BENISSIMO A SOTTOPORRE ALLA NOSTRA DISCUSSIONE QUESTO ARTICOLO
    Secondo me la cosa di base che ha detto Gramellini, da cui deriva il resto, è “la fame di spiritualità” che c’è in un mondo immerso nella fisica, nella matematica, nella scienza, nella tecnologia, nella realtà concreta, mondo che crede a ciò che vede.
    Gesù aveva detto: beati quelli che crederanno senza aver visto.
    Le parole di Gesù sono sempre vere, prima o poi salta fuori la verità del vangelo.
    Se crediamo solo a quello che vediamo siamo degli infelici. Credere ad una realtà invisibile ai nostri occhi, ma reale per l’esperienza dell’anima, è una esigenza umana, è quella “fame di spiritualità” di cui parla Gramellini.
    Molte persone credono di poter applicare anche in questo campo una legge di mercato: ad una richiesta sociale di spiritualità vengono offerti dei “prodotti”.
    Molte persone interpretano il cristianesimo, le altre religioni, la new age, la meditazione trascendentale ecc, con una superficialità che fa paura, come una risposta ad un bisogno di spiritualità e mettono tutto sullo stesso piano senza approfondire nessun discorso teologico.
    C’è bisogno di bravi insegnanti, di programmi intelligenti, di mettere la teologia accanto alla filosofia come materia di studio nella scuola, (forse c’è già ma io non lo so!) perchè la scelta se credere o no, e in che cosa, si basa sulla tradizione familiare, o sulla ribellione alla tradizione familiare, su una posizione di comodo, ma anche su una conoscenza approfondita.
    Gli adulti che non vanno più a scuola, non frequentano ambienti cristiani in cui si fanno corsi di formazione, ma semplicemente guardano la televisione… hanno diritto di informazione su questo fatto di cronaca: duemila anni fa Gesù crocifisso è risorto e oggi ne parliamo, perchè ci ha detto che non ci avrebbe lasciati soli, andava a prepararci un posto e risorgeremo anche noi.
    Queste notizie vanno date, soprattutto a Pasqua.
    Questa mattina ho augurato buona Pasqua ad un musulmano. Mi ha risposto grazie senza stupirsi. Non lavora per le festività pasquali ed è una festa anche per lui, grazie a Gesù risorto. Anche lui ha diritto di sapere perchè sta facendo festa. I vescovi devono spiegare, nel rispetto di tutti, poi ognuno crede a quel che vuole.
    Ha ragione Gramellini e grazie padre Beppe.

  • 2 Steve // 20 Mar 2008 alle 13:50

    Ah, allora non sono l’unico che ha trovato sensate le parole del buon Gramellini (e’ un granata, eh… ma e’ un brav’uomo e soprattutto un bravissimo giornalista).
    Dopo un card. Bagnasco per il quale “la Chiesa non fa politica” e un mons. Betori che espone le sue idee sulla legge elettorale, francamente mi chiedevo dove si volesse andare a parare…

  • 3 gigama // 20 Mar 2008 alle 23:50

    Il cuore della fede cristiana sta in questo: credere l’incredibile,
    amare chi non è amabile,
    sperare contro ogni speranza.
    Sì, fede, speranza e carità sono possibili solo se si crede alla risurrezione.
    Allora, davvero l’ultima nostra parola non sarà la morte né l’inferno, ma la vittoria sulla morte e sull’inferno.

    La Pasqua apre per tutti l’orizzonte della vita eterna: che questa Pasqua sia Pasqua di speranza per tutti. Veramente per tutti!

    Enzo Bianchi

  • 4 marghe // 23 Mar 2008 alle 16:31

    “Pasqua è la festa dei macigni che rotolano via dall’imboccatura dei sepolcri…Il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Pasqua allora sia per tutti il rotolare del macigno, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo”. ( Tonino Bello)

    Aiutiamoci a vicenda a vivere la resurrezione.
    Santa Pasqua!
    Sr Marghe

  • 5 mariapaola // 25 Mar 2008 alle 12:32

    Per me già è stata una grazia vivere una messa di Pasqua all’Ausiliatrice.
    Partecipazione, raccoglimento, riflessione….quello che forse dovrebbe essere la messa sempre, quando si riesce ad andarci.
    Gramellini è fantastico e Beppe…. non ho parole!
    Tutto vero e tutto giusto, ma di fronte a Testimoni di Geova che fanno fedeli a tutto spiano specie tra gli stranieri perchè promettono mutua accoglienza e vescovi vari che si occupano poco delle anime ma troppo della politica a vari livelli (perchè non si può insegnare e coltivare l’anima e poi lasciare le persone alla loro coscienza?) è veramente difficile vivere il cristianesimo.
    Le parole servono ma quello che serve veramente è l’esempio ed allora la Chiesa ci dia l’esempio da seguire oltre che a confortarci ed a sostenerci e a dirci di mettere in pratica il Vangelo e che la Resurrezione è veramente il centro della nostra fede…. e possibilmente non solo a Pasqua! Forse anche noi riusciremmo a gurdare di più “gli altri” ed a sentire Gesù vivo tra noi

  • 6 giona // 25 Mar 2008 alle 23:00

    Caro fra Beppe,
    E’ da tempo - da quando hai “lasciato” Susa - che ti seguo nel blog e ascolto le tue omelie. Ma questa volta devo proprio farmi sentire e non tanto per farti gli auguri in questo tempo di Pasqua ma piuttosto perché concordo pienamente con te nel mettere sul tavolo ( si fa per dire…), attraverso l’articolo proposto di Gramellini, la Risurrezione di Cristo. Sono molti i cattolici che pensano che la Chiesa, a livello istituzionale ( CEI, Vescovi ecc.) debba essere più presente sui temi della fede piuttosto che sui temi politici. Gli “specialisti di Dio” devono parlarci di Lui piuttosto che di altro e la fede deve essere al centro dei loro pensieri ed interventi come pastori. La fede, diceva Guardini ( riprendendo S. Paolo) nel suo libro “Il Signore”, si tiene o si perde a seconda se si crede o non nella Risurrezione di Cristo. E questi sono tempi in cui è in gioco non questo o quel governo ma la fede del Popolo di Dio.
    Ogni uomo che nasce, ogni giovane che si affaccia alla vita, ogni anziano che incontra il dolore e la sofferenza deve sempre iniziare da capo il suo personale cammino verso l’incontro sempre rinnovato con Gesù Cristo Risorto. E la domanda di senso si pone costantemente ad ogni passo del cammino. Se la Chiesa non è presente in questi momenti tradisce la sua missione.
    Si dice che la politica ( quella più alta beninteso…) è chiamata a tradurre la fede nelle scelte morali- spesso condizionate dalle leggi – nelle scelte del nostro agire sociale, biologico, ecologico ecc. E’ certamente vero – ci pensino seriamente i nostri politici che si definiscono “cattolici”, di destra, di sinistra o di centro che siano….- Ma è altrettanto vero che se in un popolo viene a mancare la fede tutto il resto diventa relativo, se non contraddittorio, complicato, conflittuale. Diceva qualcuno che se L’Assoluto diventa relativo, il relativo – ogni questione è relativa – diventa Assoluta. Da qui gli integralismi, le posizioni sofistiche e preconcette che impediscono la appassionata e sincera ricerca della Verità, le posizioni sempre e comunque antitetiche tanto care agli uomini di partito e di tutti coloro che vogliono farci credere che , in fondo, il “tuo” vero problema è la tua posizione politica.
    Proprio per questi motivi che ben venga ( che venga anche a certi livelli ecclesiali…oltre che nei blogs ) il rinnovato interesse per la fede e, soprattutto per il centro della fede, la Risurrezione di un Uomo che ci ha rivelato il vero volto di Dio.
    A risentirci. Gioacchino Tavormina

  • 7 Nadia // 2 Apr 2008 alle 00:05

    Sì… Per “fortuna” Gesù è Risorto… ed è quello che, per quanto incomprensibile a livello umano, dà Speranza, molto più che la serie A, l’aborto, il sistema proporzionale, o maggiortiario, il 14 aprile prossimo e il prossimo premier, chiunque esso sarà…!

  • 8 Bianca // 2 Apr 2008 alle 18:03

    anche io avevo letto quell’articolo di Gramellini sulla Stampa e mi era sembrato azzeccatizzimo
    a me era piaciuto sopratutto il fatto che non si riesce ad avere un commento al Vangelo dai preti, parlano solo di politica (io mi sono stufata di andare a messa nella mia parrocchia perché sembrava “la voce della CEI”, ma di Resurrezione, Vangelo e Gesù nemmeno una parola)
    in fondo se vado in Chiesa è per quello, altrimenti tanto vale che leggo il giornale se voglio sentire “solo” degli opinionisti

  • 9 Anna // 12 Apr 2008 alle 19:19

    Ho trovato sul “foglio di collegamento” dell’associazione Informazioni su Cristo (www.informacristo.org) un brano che parla di Resurrezione, tratto da “I Vangeli della Passione” Ed. San Paolo 2004 di Giancarlo Ravasi. Lo ricopio per gli amici del blog.
    Affinchè almeno noi… siamo informati!
    “La nostra riflessione parte dal famoso brano paolino della prima lettera ai Corinzi:
    “Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture e apparve…” (15,3-5)
    Questo testo risuona costantemente all’interno delle chiese cristiane disperse nel mondo. In esso si condensa quello che gli studiosi hanno chiamato con un termine greco il kerygma, cioè l’”annunzio” fondamentale cristiano, radicato nell’evento pasquale, senza il quale - è Paolo che lo dice ai Corinzi - “vana sarebbe la nostra predicazione e vana anche la vostra fede.”
    Ora, l’ultimo elemento di quel credo-kerygma è racchiuso in un verbo, “apparve” in greco “ofté” letteralmente “fu visto”, e Paolo elenca con puntiglio i testimoni di questa particolare esperienza di “visione” del Cristo risorto:
    “Apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo tra tutti apparve a me come a un aborto”. (15,5-8)
    Gli stessi quattro Vangeli testimoniano questa esperienza, anche se la esprimono soprattutto con altri verbi che rimandano piuttosto ad una rivelazione o a un incontro o a un ingresso inatteso: venire, avvicinarsi, accostarsi, stare in mezzo, manifestarsi, mostrarsi.
    Certo, da parte dei discepoli di Cristo la reazione è quella del “vedere, guardare, riconoscere”. Proprio sulla base di questo particolare e molteplice “vocabolario” usato dal Nuovo Testamento la prevalenza del solo termine “apparizione” non è giustificata.
    Anzi, ai nostri giorni con il diffondersi di un gusto morboso per il paranormale, l’astrologico, la magia, la “apparizione” acquista un sapore spettrale, da visitars o ghost-busters, da alieni…!
    Forse il vocabolario più pertinente sarebbe quello dell’incontro tra il Cristo risorto e la sua Chiesa. …
    Se poi volessimo confrontare tra loro tutti i racconti di questi incontri del Risorto coi primi credenti, ci accorgeremmo dell’esistenza di due trame o sequenze o schemi narrativi fissi:
    il primo gli studiosi l’hanno definito come “apparizione di riconoscimento” e ha per sfondo Gerusalemme. Ai discepoli riuniti o in viaggio Cristo si presenta all’improvviso. Stranamente essi non lo identificano subito: paradossale è il caso di Maria Maddalena che lo scambia col custode del cimitero ove era stato sepolto il corpo di Gesù. Il momento centrale della scena (narrata nel cap. 20 di Giovanni) è proprio nel “riconoscimento” che è aiutato dal Cristo stesso con parole e segni. A questo punto il racconto si conclude con una separazione di Gesù, improvvisa come era stata la sua apparizione. Ma anche nello stupendo racconto lucano dei discepoli di Emmaus il viaggio è contrassegnato da una specie di cecità:
    “I loro occhi erano incapaci di riconoscerlo” (Luca 24,16). Sarà solo allo “spezzare il pane” che “si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista”. (24,31)….
    Nella stessa linea si colloca quell’incontro nel Cenacolo che Giovanni distribuisce nell’arco di una settimana, prima coi discepoli assente Tommaso e poi con quest’ultimo (20,19-29).
    Anche qui c’è l’invito di Gesù ad un contatto “fisico” per il riconoscimento: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani: stendi la tua mano, e mettila nel mio costato!” (20,27).
    A questo punto è legittima una domanda: come può darsi che i discepoli non riconoscano subito Gesù nel Cristo risorto? Perché hanno bisogno di verifiche “fisiche?”
    La risposta che noi ora abbozziamo è stata ampiamente formulata e documentata nei moltissimi studi esegetici e teologici che sono sorti in questi ultimi anni attorno all’evento centrale della Pasqua cristiana. Essa ha come base l’evento che è, sì, un dato che incide nella storia e lascia tracce verificabili, ma è anche e soprattutto un evento trascendente, soprannaturale, misterioso, divino, che supera la storia.
    Per avere il “riconoscimento” del Cristo risorto non basta essere stati con lui per qualche anno lungo le strade palestinesi, aver mangiato con lui, averlo ascoltato mentre parlava nelle piazze.
    E’ necessario avere un “canale” di conoscenza e di comprensione superiore, quello della fede.
    E’ solo attraverso l’adesione della fede che gli occhi si aprono. …
    E’ necessario perciò ricondurre le “apparizioni” pasquali di Gesù al loro vero ambito di incontri e di esperienze di fede, spogliandole di tutti gli apparati paranormali o parapsicologici che talora sono immaginati da certe descrizioni superficiali o troppo letteraliste.
    Tuttavia c’è un altro dato da sottolineare.
    L’esperienza di fede non vuole dire fantasia, evanescenza, assenza del reale storico. Ecco perché nella narrazione di Luca (24,42) si insiste sul Cristo che mangia una porzione di pesce arrostito, come avverrà anche sul lago Tiberiade secondo il Vangelo di Giovanni (”Gesù prese il pane e lo diede loro, così pure il pesce”).
    La Pasqua incide nella storia.
    Cristo non è un fantasma, la fede non è una esperienza “spiritica”, la presenza di Gesù continua all’interno dei nostri giorni anche se in forma diversa, la sua azione all’interno di noi è così reale ed efficace da mutare radicalmente la vita di una persona come Paolo.
    Oltre le cosiddette “apparizioni di riconoscimento” i Vangeli ci offrono anche un altro schema narrativo che è stato chiamato dagli studiosi con la terminologia di apparizioni di missione.
    Il Cristo risorto incarica i discepoli di un compito missionario, ed è in questo il centro del racconto.
    L’”apparizione”, ambientata in Galilea, che fa da vertice al Vangelo di Matteo (28,16-20), è l’esempio più luminoso. Gli apostoli devono proclamare il Vangelo e battezzare, devono insegnare la morale cristiana e farla praticare, devono impegnarsi nell’evangelizzazione e nell’amministrazione dei sacramenti della salvezza. Ed è appunto questa la missione della Chiesa nata dalla Pasqua di Cristo. ….
    Le apparizioni del Signore risorto, diversamente da tante pseudo-apparizioni o rivelazioni che anche ai nostri giorni affiorano qua e là e seducono molti, sono eventi non clamorosi, non smuovono il sole, non producono esaltazioni, non sono neppure accompagnate da grandi guarigioni e segni impressionanti. Sono solo (e questo è il tutto e la cosa fondamentale) la testimonianza della salvezza operata dal Cristo, il Figlio di Dio, all’interno della storia e del mondo. Entrato nel grembo del male, della morte e della terra, egli vi ha deposto il seme del divino e la scintilla dell’eterno. E’ per questo che “la morte è stata ingoiata per la vittoria”: sono queste le parole finali che l’apostolo Paolo indirizzava in quei giorni primaverili del 57 da Efeso ai cristiani di Corinto. Sono queste le parole decisive che ancor oggi la Chiesa indirizza a tutti coloro che nella liturgia incontreranno il Signore risorto e glorificato.

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