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Il blog di Padre Beppe Giunti, una piazzetta dove trovarsi a chiacchierare della vita

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L’UOMO DI VETRO. LA FORZA DELLA FRAGILITA’

28 Luglio 2009 · 2 Commenti

Mi tornano spesso alla mente le parole di san Paolo “quando sono debole è allora che sono forte…si manifesta così in me la grazia di Dio nella mia fragilità” (improbabile traduzione personale), quando la complessità delle situazioni sembra sovrastare la professionalità e la passione di tutti; quando la stanchezza vorrebbe farmi chiudere le comunicazioni. Mi è capitato fra le mani, regalo davvero tempestivo, un libro di Vittorino Andreoli L’uomo di vetro. La forza della fragilità, Rizzoli 2008, € 12, e la riflessione-meditazione di stamattina è stata questa. “la fragilità genera saggezza, il senso di  perfezione produce invece soltanto potere. La saggezza a sua volta avvicina alla serenità. I saggi non amano il potere, aspirano a non essere condizionati dalle cose, ma semmai dalle relazioni. Il saggio guarda alle persone come ai propri simili e li osserva con curiosità e quindi con voglia di conoscerli e di ascoltarli. Il saggio sa che la serenità è altra cosa rispetto alla felicità cui guarda il potere. Il saggio  è uno che vive con la percezione di essere utile a tanti, per come sono e non per quello che hanno. Il patrimonio è inversamente proporzionale alla saggezza. Chi ha ricevuto per rispetto e per amore sa dare di tutto anche se non ha nulla. Egli  è disposto a donare la propria vita. La serenità dipende dalle persone e non dalle cose”.

f b

Tags: LETTURE CHE CI CONSIGLIAMO · PIAZZETTA DELLE CHIACCHIERE

2 risposte ↓

  • 1 Marta // 28 Lug 2009 alle 11:48

    Questa riflessione si collega molto bene al Vangelo di domenica (Gv 6,1-15) quando Andrea porta a Gesù i pochi pani e pesci di un ragazzo: cosa sono per così tanta gente? Ma Dio lo accoglie e si fa riconoscere per una predilezione decisamente paradossale per il nulla. Il niente diventa lo spazio per la sovrabbondanza quando si giunge ad osare di più.
    Credo sia davvero qui il mistero della santità: il niente dell’uomo riempito dal tutto di Dio. L’unica possibilità per l’uomo di fare esperienza di Dio, consiste nell’accettazione della propria personale debolezza, non c’è cammino di sequela che non riparta continuamente con l’umile atto di “raccogliere il proprio niente” davanti al Signore misericordioso, presentarlo a lui e lasciare che su di esso cada la sua benedizione che ricrea e rinnova, per scoprire nell’umana impotenza la potenza della grazia divina.
    Marta

  • 2 Malu // 11 Set 2009 alle 07:52

    Buongiorno Fra Beppe.

    Si, la serenità dipende dalle persone e non dalle cose. Ho letto il libro, molto interessante, ma appena mi e’ possibile lo rileggo.
    Volevo dire : un “grazie” per la sua presenza in Casa Maria Nivis.

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