Lo speravo da tanto tempo, vederla, non dico fotografarla, ma vederla; con il suo volo planato, solenne, in realtà ergonomico (si dice così?), sì la femmina di Gypaetus chiamata Argentera, ma austriaca di nascita, età 15 anni, scomparsa per qualche anno e adesso libera nei cieli di Rochemolles. Eravamo appena in quota verso i 2000 metri del sentiero che porta al Gran Vallone, quando uno dei ragazzi che con mia gran sorpresa hanno raccolto l’idea di andare in montagna grida “guarda”, gli perdono l’urlo o guardo… un’aquila e mezzo, corpo bianco, remiganti diversissime da quelle della Reale Aquila, quindi è lei. Che regalo! Grazie. Per i non addetti: apertura alare 280 centimetri, che fa due metri e 80! Corpo lungo circa 110 centimetri che fa un po’ più di un metro! La coda elegante da sola misura sui 40 centimetri. Insomma una sagoma che da vicino in volo incute rispetto. E mi sarebbe bastato. Ma quattro ore dopo, ai 2500 metri oltre le Grange del vallone eccola, volo radente, solita emozione da neofita fotografo e uno scatto, dicesi uno, a 2000 mill di secondo: presa. La vita è anche questo, certo anche tante altre cose, ma stasera a me basta davvero questo. Grazie sorella Argentera, grazie. fra Beppe
E’ PROPRIO LEI: ARGENTERA!
19 Agosto 2008 · Nessun Commento
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L’ANIMA MIA
18 Agosto 2008 · 3 Commenti
L’anima mia magnifica il Signore per tutta la vita che mi ha regalato, e non solo a me, in questo luogo. Un luogo piccolo, di umile condizione, arrampicato e nascosto a 1619 metri, in un angolo delle Alpi. Qui è vacanza, e domattina sveglia all’alba, colazione dagli amici e via, a provare le gambe, a cercare il Gipeto. una voce dice che sia una femmina, ancora giovane sui 15 anni, con qualche problema di convivenza con le Aquile reali del Gran Vallone. Chissà se si lascerà vedere, se lo potrò fotografare. Devo tornare a Roma con qualche bella foto di natura alpina, vero Donatella?!? Zaino, scarponi, crema, quante volte, quante sveglie a tirare giù i ragazzi dal sacco a pelo, e perché mai? Perché potessero esclamare le lodi di Dio davanti alla Rognosa d’Etiache, alla Pierre Menue, al Gran Vallone, al bosco dello Jafferau, meravigliati dei camosci, delle aquile, dalle marmotte. E del Vangelo.
fra Beppe
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INDIGNAZIONE E SECCHIELLI DA SPIAGGIA
12 Agosto 2008 · 2 Commenti
Allora si può! Mi è venuto da dire leggendo questa splendida notizia. Ci si può indignare anche con gli esponenti vuoti di un vuoto mondo che vuole apparire come il mondo vero. Una folla anonima protesta senza badare a nomi nè soldi e lo fa con uno strumento di gioco: i secchielli da spiaggia dei bambini. Splendido. … leggete… leggete… http://magazine.libero.it/gossip/generali/ne8504.phtml
naturalmente TGCOM parla d’altro http://www.tgcom.mediaset.it/gossip/articoli/articolo423907.shtml
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QUATTRO CHIACCHIERE FRA AMICI
11 Agosto 2008 · 1 Commento
CHIACCHIERA N. 1: stanno crescendo di numero le foto della settimana a Torino Arsenale della Pace (Sermig) condivise sul sito http://www.flickr.com , gruppo “sermigluglioagosto2008″ chi ne avesse ancora si iscriva please e le regali, tenkiù!
CHIACCHIERA N. 2 : don Paolo Di Pascale mi fa sapere che sabato 23 agosto 2008 alle ore 21, nella chiesa parrocchiale di san Pietro, Rochemolles Bardonecchia Alta Valle di Susa, ci sarà la proiezione di diapositive “Rochemolles com’era, come eravamo”. Ma un titolo così non è a rischio sindrome depressiva post pensione?
CHIACCHIERA N.3 : DOMENICA 24 AGOSTO 2008 alle ore 11.30 celebrerò l’Eucaristia nella chiesa di Rochemolles; gli amici che vogliono scambiare con me il gesto della pace sono invitati; per il pranzo basta che ciascuno porti o un antipasto o un primo o un secondo o una torta o una bottiglia di vino. Così raggiungiamo due splendidi obiettivi: ci si rivede con gli amici e io non devo fare la via crucis da Alessandria in sù ed evito di scatenare l’ira funesta di chi si potrebbe sentire trascurato (magari perché non abita proprio vicino al casello della A32).
CHIACCIHERA N. 4 : da superdamians ricevo e rilancio, e garantisco nessun interesse con Telecom, ma questo potrebbe essere un posto da tenere d’occhio http://www.avoicomunicare.it/ già vedere un uomo politico con sogni, spirito di servizio, cuore e fede, beh! solleva l’anima e dà speranza.
fra Beppe
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SANTA CHIARA, PIANTICELLA
11 Agosto 2008 · 2 Commenti
Oggi festa solenne di una ragazza luminosa, non per i riflettori e il trucco, ma per la vita, il cuore, la fede. Chiara di Assisi.
Mille spunti per ricordarla, ne scelgo uno allegro, festoso, uno spettacolo per lei, pianticella del giullare, spero che le faccia piacere.
Dopo il successo conseguito nelle innumerevoli rappresentazioni proposte in tutta Italia, torna ad Assisi il musical “Chiara di Dio” completamente dedicato alla figura e alla vita di Santa Chiara. L’appuntamento è per le 21,30 al Teatro Metastasio di Piazzetta Verdi ogni sabato fino al 25 di ottobre e ogni giovedì, venerdì e sabato con riduzione dei tempi. L’opera è messa in scena dalla Compagnia Teatrale di Carlo Tedeschi che si è avvalso delle Fonti Francescane. Il musical aveva debuttato al Lyrick Theatre nel maggio 2004, ottenendo un ampio consenso di pubblico e di critica, in occasione del 750.mo anniversario della morte della Santa. La rappresentazione di questa sera avviene a 50 anni dalla proclamazione di Santa Chiara a patrona della televisione voluta da Pio XII il 14 febbraio 1958, perché la prima discepola di San Francesco, nella notte di Natale del 1252, ebbe la grazia di poter vedere dalla sua cella la celebrazione che si svolgeva in chiesa. Lo spettacolo inizia con Chiara morente che chiede una ciliegia. Lei, abituata ai digiuni, chiede, con una umanità straordinaria, qualcosa per sé. Siamo ad agosto e non è stagione per quel frutto ma la sua consorella torna dal giardino del chiostro con la ciliegia fra le dita. L’opera ripercorre poi gli avvenimenti più toccanti della sua vita: l’incontro con Francesco, la fuga da casa, il taglio dei capelli per la sua consacrazione, lo spettacolare confronto con i Saraceni. Il tutto con semplici e sobrie soluzioni tecniche, scenografiche e di regia nel rispetto dell’assoluta povertà di Chiara e del diritto alla povertà che lei stessa ha supplicato per tutta la vita. Il Teatro Metastasio diventerà una porta aperta sulla via San Francesco. Tutti i giorni, infatti, sarà possibile visitare gratuitamente nelle due sale d’ingresso, la mostra che ripercorre le tappe della vita di Chiara accanto a Francesco, corredata dalle opere di Carlo Tedeschi che è anche pittore. (E. B.)
fra Beppe
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EUCARISTIA DOMESTICA CON LA GRATITUDINE NEL CUORE
8 Agosto 2008 · Nessun Commento
Ieri sera ed oggi le ore sono scivolate via veloci, troppo veloci. Abbiamo cominciato a ringraziare: Paola e fra Demetrio, il Signore e le sorelle. Cominciamo a vedere il senso di questa settimana di lavoro e fraternità. Pino e Giovanni - il suo ragazzo rumeno - finiranno il lavoro da lunedì. Noi abbiamo consegnato le prime stanze, la porta d’ingresso, la stanza animatori/catechisti e l’ufficio di fra Beppe. E stasera, in casa delle sorelle, attorno al tavolo che di solito ci vede raccolti per la condivisione nelle giornate della BdA, abbiamo celebrato l’Eucaristia. Che gioia: era anche la prima volta che si celebrava in quella casa. Una Eucaristia domestica celebrata sottovoce, cantata piano sulle note di san Giovanni, I Lettera e Vangelo. Una Eucaristia che a ciascuno ha portato il dono di grazia che il Signore aveva in serbo. Consolazione, incoraggiamento, perdono, gioia, passione per la vita, fiducia nei progetti di Dio. Ci restano i dettagli domattina. E già la nostalgia di una esperienza che somiglia tanto alle parabole del Regno: granellino di senape, manciata di lievito. Sì quattro giovani, quattro sorelle e tre frati sono così, poca cosa in una grande metropoli. Ma il Signore non gestisce aziende, a Lui bastano “due o più” per farsi presente.
fra Beppe
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DEDICATA AL CONVENTO MADRE.
7 Agosto 2008 · 6 Commenti
Il convento di Susa è stato come una madre che ha generato frati per secoli, che ha riavviato la Provincia Ligure Piemontese dopo le soppressioni napoleoniche e sabaude, che ha educato generazioni di chierici, che ha accolto nel riposo di sorella morte frati malati ed anziani. Voglio condividere sul mio blog il cuore con cui ho accolto la notizia che il padre generale ha definitivamente soppresso il convento di san Francesco d’Assisi di Susa. Lo faccio con una mia poesia, perché è finito il tempo dei documenti, dei dossier, delle votazioni. Lo faccio perché non voglio tirarmi indietro al bisogno di tutti coloro che guardando a quel luogo hanno ritrovato o incontrato Dio, annunciato in lingua francescana: il bisogno di sapere che il loro sconcerto e il loro dolore è condiviso, accolto, perdonato. Voglio dire a tutti con questa poesia che Dio è fedele alle sue promesse, non alle nostre preghiere. E’ andata proprio così. Abbiamo pregato, pensavamo che fosse tutto così chiaro, evidente, ma non era così. Ora tutti devono trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha. Ritengo che il pianto sia un diritto fondamentale delle persone che vivono con passione, quando la vita sterza bruscamente e prima che il tempo permetta di capire, di accettare, di rielaborare.
A TE CONVENTO MADRE
Mi aveva affidato a te la Provvidenza,
che il lessico dei frati chiama Obbedienza,
dicendomi di avere cura di te,
di farti crescere, camminare, rifiorire.
Non è bastato un decennio,
raddoppiato a ventennio,
non è bastato un rosario di ottocento Natali, e Pasque,
non è bastato il profumo di san Francesco,
rimasto da allora nei tuoi chiostri,
nei tuoi dipinti, nel tuo boschetto.
Non è bastato.
Non è bastato aver guarito il giovane novizio canavese
dalla paralisi senza parole,
non ha parlato abbastanza forte.
Non è bastato il portone aperto per sette anni
alle coppie in cerca di Dio
e in cerca del loro amore
in cerca del loro matrimonio.
Non è bastato
festeggiare in vent’anni
trentamila giovani
alla ricerca di una strada
di un senso.
Non è bastato
camminare ogni anno per la città
con Antonio di Padova
e con il popolo dei suoi devoti.
Non è bastato
vivere le settimane sante
con il convento vivo di 70 giovani,
sempre scout per le strade della giovinezza.
Non è bastato
veder nascere da te
chiamate speciali
vocazioni diverse dal solito
prete, frate, monaca, suora.
In numero simbolico di sette.
Non è bastato.
Non è bastato
un volume di testimonianze
di preghiere
di gratitudine,
mai pubblicato e rimasto così solo nel tuo cuore.
Non è bastato
che tu sia il capolinea
delle marce della Pace,
dei cammini ecumenici coi fratelli Valdesi.
Non è bastato.
Non è bastato
diventare una cella aperta,
un carcere conventuale
che ridava aria e dignità
a fratelli detenuti
nel verde e nello spazio,
al lavoro.
Non è bastato.
Non è bastato
annotare che in quella tua terra
dalle montagne di val d’Aosta al Piemonte
al Ponente del mare di Liguria
il nome impegnativo dei frati minori,
dei conventuali,
ora sarà sempre più flebile e invisibile.
Non è bastato
che a te sia affidato
il riposo dei frati antichi e recenti
alla Comba Fredda.
Come a una madre
che veglia e aspetta coi figli la risurrezione.
Non è bastato
il tuo aver dato rifugio
agli uomini che in montagna
riscattavano la libertà,
uomini dal nome biblico
uomini dal nome ebraico.
Non è bastato.
Non è bastato annotare
che una parrocchia
la si consegna ad altri,
un convento no,
te convento madre affidata dall’Obbedienza,
devi cercare,
devi aspettare,
devi chiedere.
Sarai pesata,
sarai contata,
sarai firmata e sottoscritta in un contratto.
Napoleone in armi
ti aveva dato soppressione.
L’Articolo 29 paragrafo 5,
Suppressio conventus dice il latino delle Costituzioni,
di nuovo ti sopprime.
Tutto aveva dato
di sé e del patrimonio
la famiglia che volle ancora i frati.
Quanto dovrai aspettare,
perché Francesco torni,
perché Articolo 29 torni al paragrafo 2?
Erectio conventus dice il latino.
Quanto amore avrei, avremmo,
dovuto darti in più?
Quanti ne avremmo dovuto
tirar dentro ai progetti
di frati che ora
forse nemmeno sanno
cosa si prova
a sopravvivere ad un Convento Madre?
Professione di voti,
sacerdozio,
convegni ed esercizi,
lavoro nella vigna,
e riposo dagli esami,
rifugio nella guerra,
sogni e stanchezze,
confratelli piccoli e fragili,
confratelli anziani e forti.
Pellegrinaggi al monte
di Maria del Rocciamelone.
Non è bastato.
convento madre.
Se nell’anno del Giubileo
Dio ti avesse coperta
col nubifragio, col vento del Moncenisio, con la neve dell’inverno
quando nemmeno avevi i tetti,
tolti e cambiati per durare trecento anni,
come diceva l’uomo delle pietre!
Oggi si piangerebbe
un caso, una combinazione,
un danno.
Piangiamo invece una decisione.
Non è bastato l’amore,
forse era sbagliato,
forse era piccolo,
forse era cieco.
Ci basterà,
convento madre,
l’ammonizione di Francesco?
Ci basterà sapere
che pur vedendo il meglio
per te, per te, per te,
l’obbedienza vera è fare
non ciò che vediamo e senza dubbi,
ma ciò che Provvidenza,
nel lessico dei frati l’Obbedienza,
decide e ordina,
anche se in una logica
che non ci appartiene?
Ci basterà?
Ci basterà per credere che
“Non tutto l’oro brilla
come canta Aragorn?
Ci basterà per credere e fidarci
di un Dio che scrive diritto
sulle righe storte degli uomini?
Ci basterà per elaborare
il lutto ed accettare che tu,
convento madre,
non sei chiostri e giardino,
chiesa e boschetto,
loggiato e museo,
biblioteca e dipinti
web e canzoni
chitarre e deserto?
Ma TU sei i giovani di Pasqua
e gli anziani dell’estate,
le coppie ritornanti a Dio
e le vocazioni speciali,
le Messe del mercoledì
e tutti i fiori della chiesa,
nulla cioè che possa andar soppresso.
Nulla.
Per le persone che sono state te,
convento madre,
non esiste l’articolo 29 paragrafo 5.
Ci basterà.
Fra Beppe
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SANT’EGIDIO. LA PREGHIERA DELLA SERA
6 Agosto 2008 · Nessun Commento
La Basilica di santa Maria in Trastevere ci accoglie col suo splendore antico e la musica dell’organo che chiama alla preghiera della sera della Comunità di sant’Egidio. Tanti giovani, le musiche un po’ bizantine, il caldo umido di questa estate romana che non vuole sciogliersi in un temporale riparatore. Ci siamo arrivati in tram, transitando per una cella frigorifera ambulante chiamata bus. In piazza gli abbracci ad Alessandra e Valerio, trait d’union cronologico col gruppo del Sermig e a Stefano solare testimone del passsato recentissimo della san Marco, felice di stare con noi, felice di rivedere, di ripensare, di sognare. E alla fine, in chiesa, il sorriso giovane ed entusiasta di don Stefano, fresco prete di Padova e di Ponso, che prosegue la sua estate di volontariato dopo Torino, qui a Roma. Una pizza al taglio mangiata quasi per terra, tra una Harley-Davidson e una panchina. Mentre il fiume di stranieri, barboni, punk, romani de Roma ci scorre accanto allegro e caciarone.
Lavoro nel bunker, chiacchierata con ospiti graditissime Francesca (catechesi Comunione) e Paola (catechesi Cresima) e festa alla torta di pinoli: il tutto prima della trasferta in centro. L’inizio erano state le Lodi della Trasfigurazione, la Messa della Trasfigurazione, la gioia di padre Annibale per la Trasfigurazione.
Intanto l’amicizia va; i progetti buttano i primi germogli (l’anno prossimo dobbiamo… l’anno prossimo bisogna…sarebbe bello…). Tanto per esempio: Giovani Verso Assisi; duplicare gli appuntamenti della BdA; avvicinare alla BdA gli amici più giovani.
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LE FOTO DEL SERMIG SU FLICKR.COM
5 Agosto 2008 · 2 Commenti
In attesa del DVD cominciamo a pubblicare e condividere un po’ di foto su flickr, ovviamente senza permesso scritto dei soggetti i quali possono sempre ovviamente chiedere di essere fatti fuori dall’album e tornare ovviamente nel grigio anonimato della folla sconosciuta! Chi avesse foto o filmati può iscriversi sia al sito che al gruppo navigando qui e smanettando un po’
http://www.flickr.com/groups/sermigluglioagosto2008/
fra Beppe: da un’idea di Valerio
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FRA DEMETRIO, ARCHITETTO DI INTERNI
5 Agosto 2008 · 2 Commenti
Finita la sistemazione della Saletta Animatori/Catechisti, nuovo look in buona parte dovuto alle intuizioni dell’architetto di interni fra Demetrio! Che con sagge osservazioni ci ha rivoluzionato la parete destra, i quadri, il crocefisso e la bachecona! grazie. Con qualche scoperta sorprendente: cosa ce ne facciamo di 40 temperamatite? E di 37 rotoloni di scotch?
Scelti i colori per le salette di catechismo, che corrisponderanno alle bande colorate sulle porte!
E dopo cena il momento bellissimo della condivisione, dell’ascolto reciproco, dello scambio di impressioni sul libro di Carretto. Con noi anche padre Annibale, partecipe. E la compieta con la preghiera spontanea per gli amici. Stefano stasera vci ha stupiti, dicendo di essere presente a cena dopo come testimone di tutti i laici della parrocchia; sono con noi i frati, le sorelle e non solo. Siamo visti, amati e sostenuti dalla comunità tutta.
E infine per stasera un bravo ai cuochi, Paola per il pranzo e le sorelle per la cena. Altro che dieta!
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SPESSO RITORNANO: IL DESERTO NELLA CITTA’.
4 Agosto 2008 · 3 Commenti
Questo semplice e bellissimo manuale per sopravvivere da credenti oranti nelle città, senza giocare a fare i monaci senza esserlo, e senza scappare da quella storia umana che Gesù ha voluto salvare standoci dentro, questo testo di Carlo Carretto sostiene la meditazione del pomeriggio nel nostro campo domestico della BdA. La giornata comincia in chiesa con le Lodi, la Messa, la colazione, la sistemazione nelle camere del convento san Marco. Poi via in trincea, nel corridoio delle salette di catechismo, smonta, sposta, butta, controlla. Quando arriva l’ora di pranzo tutto è pronto per l’arrivo dell’imbianchino; ma fra Beppe sostiene che si tratta in realtà di un di ingiallino, o inverdino, ecc…. perché la fantasia cromatica delle nostre fanciulle già immagina ogni stanza con un colore diverso! Il pomeriggio ci vede avventarci come iene sulla sala animatori, dove stazionano da ere geologiche pacchi, montagne di elastici, tir di pennarelli, colate laviche di buste plastificate per catalogatori, tsunami di stick di colla, collane di libri di pastorale giovanile, e così via animando. Ma l’oggetto cult è senza dubbio la raccolta, anzi l’archivio fotografico dei gruppi - e relativi campi estivi, matrimoni, gite, convegni, concerti, uscite in Africa Brasile e polo Nord - della san Marco. Chissà se qualche buontempone avesse tempo e voglia per scansionare (non scannerizzare!!!!) un bel po’ di foto e produrre un paio di CD ad perpetuam rei memoriam? Scoccano le 18 e il tempo si ripiega su se stesso, finalmente. Silenzio, terrazza, libro, chiesa, stanza. E le parole, la proposta, l’esperienza di vita di Carlo Carretto arrivano al cuore. Alla revisione della sera, a casa delle Sorelle, la scoperta: tutti, ma proprio tutti gli ultra trentenni l’hanno letto, apprezzato, pregato. Quale sarà il segreto? Domani si replica. Lodi, Messa, colazione, salette, pranzo. Non si rifiutano altri compagni di strada.
PS. BdA = Bottega dell’Amicizia, cammino di amicizia tra di noi e di incontro con Gesù Amico; una domenica intera al mese per giovani 18/30enni
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NESSUN POSTO E’ LONTANO. MA ANCHE STANDO QUI SI PUO’ VIAGGIARE
4 Agosto 2008 · 2 Commenti
Stasera, sottovoce, è iniziata l’esperienza della Bottega dell’Amicizia. Non un cammino, non un campo, non altrove. Ma qui, a san Marco, qui a Roma. L’idea è stata dei giovani, mesi fa, durante una condivisione. Perché pensare sempre ad andare lontano, chiesero; come se la vita dovesse per forza essere buona solo altrove. E così si è formato il progetto. Una settimana abitando in convento, mangiando pranzo dai frati e cena dalle sorelle; lavorando a tinteggiare e rendere più accoglienti le sale di catechismo e la saletta animatori; condividendo la preghiera e il tempo. Mercoledì si andrà a preghiera serale con la Comunità di sant’Egidio. Il sogno è che in questo modo si aggiunga una tessera al mosaico della vita comunitaria della parrocchia. E che si possa imparare qualcosa sulla vita fraterna, sullo stare vicini condividendo spazio e tempo, fatica e tavola. Un viaggio sul pianeta della fraternità. Qualche timore stasera al primo incontro preparatorio, qualche dubbio, qualche problemino organizzativo. A me sembrano soltanto paletti che ci radicano ancora di più a questi giorni, qui, non lontano, non altrove.
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LE BRIOCHES IL TRAM E IL CALDO
2 Agosto 2008 · 3 Commenti
Le nostre sorelle di Porta Palazzo sono venute a prenderci all’Arsenale della Pace con abbondanti brioches e ci hanno accompagnato alla stazione, fra tram ed autobus. Il che dimostra che il cuore e la simpatia hanno ancora cittadinanza fra di noi. Grazie, ci avete addolcito il viaggio di ritorno. Che è andato via liscio fra quattro ore di sonno di Alessandra - e poco meno delle fanciulle nell’altro scompartimento - lunghe risate e chiacchierate con le scout d’Europe de L’Aquila ritrovate sullo stesso treno e anche la brutta notizia che il tornado di iera sera, che per noi è stato alla fin fine niente più che un’avventura, è invece costato la vita ad una persona ed ha lasciato parecchi danni dietro di sé. Appena il tempo di realizzare quanto caldo fa e già ci sparpagliamo per un’altra fetta di estate e di vacanze, tra mare e montagna, ma quando le strade si riuniranno ci aspetta il CD e il progetto di un altro anno, che non potrà essere banale dopo una settimana così. Grazie.
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ULTIME NOTIZIE DALL’ARCA DI NOE’
1 Agosto 2008 · Nessun Commento
Alle 20.15 è iniziato su Torino il II° Diluvio, Noè e i volontari del Sermig si sono prodigati, ma è venuto giù un albero (senza danni alle persone), la grande tensiostruttura per alcuni gruppi ha deciso di trasformarsi in un dirigibile portato dai venti che scendevano dalle montagne, tutte le finestre di casa erano aperte per via del caldo torrido del pomeriggio e quindi immaginate la situazione delle nostre suites (eufemismo che sta per camerate)! I nostri fantastici animators avevano ideato un cocomero time ovviamente sul prato… In questi minuti è’ in corso una riunione con Bertolaso Berlusconi Chiamparino la Brambilla (convocata per la foto di gruppo perché con gli stivali imprestati dalla Protezione Civile e la minigonna fa tanto velina) per dichiarare lo stato di alluvione. Noi romani che ne abbiamo viste abbastanza in tremilaanni siamo rimasti a guardare e alle domande dei giornalisti abbiamo risposto con la nostra antica saggezza trasteverina “smetterà!” Alle 21.16, un’ora e un minuto dopo l’inizio, non piove più, l’aria è bella fresca, i ragazzi si stanno divertendo da pazzi e le ragazze hanno già offerto rifugio disinteressato ai poveri maschietti alluvionati della tensiostruttura. Cosa volete di più? Restano i seguenti problemi all’OdG: dove mangiare il cocomero; dove comperare i panini per il pranzo in treno domani; a che ora approssimativa uscire dal Sermig e infilarci sul tram N 4 che al sabato attraversa il più grande mercato all’aperto d’Europa diretto alla stazione e quindi imbarca milioni di rappresentanti dei popoli; infilarci non è eufemismo perché gli zaini, le borse, i biutikèis, gli zainetti, i sacchetti del pranzo obbediscono anch’essi alla nota legge fisica della non compenetrazione dei corpi solidi. Basta, ci penseremo domattina. Stasera prima di cena bellissima celebrazione, presieduta davvero “comme il faut” dal nuovo direttore dell’Ufficio Comunicazione della diocesi di Padova e tra la cena e il diluvio abbiamo anche fatto la verifica della settimana, con sana efficienza sabauda! Bravi tutti. Domani alle 18.14 il nostro Intercity 523 ci sbarcherà a Termini e chi di qua chi di là proseguiremo la nostra estate, certamente più consapevoli e motivati.
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AAAAA. SUORE NORMALI CERCANSI. TELEFONARE ORE PASTI.
1 Agosto 2008 · 1 Commento
Sì, grazie alla fantasia dello Spirito Santo abbiamo scoperto ieri con i nostri occhi assonnati ma curiosi, che esistono tante microreliazzazioni che Dio colloca qua e là nel suo mondo per indicarci la via della Speranza. Dopo una bellissima giornata di lavoro (bella Piscina di Cumiana, vero Ste’?) siamo andati a celebrare a casa delle salesiane che vivono in Porta Palazzo, per adesso ci sono soltanto suor Giulieta (Mozambico) e suor Paola (Italia) in attesa della terza, proveniente dalla Colombia. Ci hanno fatto alcuni regali bellissimi: suor Paola alla comunione ha cantato una canzone di sua composizione (Il cercatore di perle) e Giulieta, in abito africano, ha danzato e cantato il grazie a Dio. Ma una volta saranno mai esistite suore normali? Meglio così, meglio così. Poi pizza, gelato in un locale del Quadrilatero Romano e a casa (ma non a nanna, vero fanciulle?). Al mattino avevamo passato parecchio tempo con il fondatore del Sermig, Ernesto Olivero, che si è lasciato intervistare, raccontando così la storia e le linee portanti della loro spiritualità. Intanto prosegue la persecuzione degli amici di Bitonto, la corte da parte di quelli di Ponso e altre amenità (tipo il cocomero time previsto per oggi pomeriggio) che rendono questa settimana densa, piena, forte. E’ ricomparsa Paola, la bimba che ha fatto da baby sitter a fra Beppe, per presentargli il suo cagniolino fatto con il palloncino! Grande divertimento, per lui! Buona giornata.
PS. Complimenti Luciano, la risposta all’indovinello era proprio FICO
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DA GIGI BUFFON ALLA CENA DEI POPOLI!
31 Luglio 2008 · 2 Commenti
La buffonmania è esplosa verso l’ora di pranzo. Il tam tam del Sermig ha portato la new negli angoli più infrattati dell’Arsenale: self service, toilettes, laboratories, auditorium, und zimmers! E il popolo delle girls e dei boys si è precipitato alla reception perché era arrivato GIGI BUFFON. Che ogni tanto viene a dare un po’ del suo tempo qui.
Alla verifica di gruppo che ci siamo inventati, oltre ad assaggiare la favolosa focaccia di Susa che ci aveva portato suor Margherita delle Francescane Missionarie, abbiamo condiviso la impressione positiva dei primi giorni dell’esperienza. L’unico problema evidenziato è l’acido lattico (leggi stramazzati) di Stefano, Alessandra & Valerio, che nun c’hanno più er fisico.
Interessanti sono i laboratori (Mondialità, Cammino Educativo) nei quali ci siamo rese conto della reale possibilità di risolvere problemi, che in teoria e da lontano ci parevano insolubili.
Alla sera poi uno dei momenti più belli e coinvolgenti della settimana e della proposta Sermig: LA CENA DEI POPOLI. Non è una simulazione, ma una vera cena durante la quale ciascuno prende una nuova personalità, diventa una persona con l’età vera ma con il luogo di nascita cambiato. E si ritrova senegalese, bengalese, svizzero, italiano, canadese, filippino… Chi è finito nel pool dei paesi ricchi va a sedersi alla tavola ben imbandita, gli altri restano per terra, con un piatto di carta e un mestolo di riso. Il conduttore poi fa passare dati statistici sul divario mondiale, e al momento del “buon appetito” ciascuno può fare ciò che ritiene giusto. Naturalmente abbiamo assalito la tavola, qualcuno è andato a cercare riso nei bidoni dell’immondizia, e così di seguito come ciascuno pensava di reagire a seconda della nuova personalità. Bellissima la finale: ciascuno ha potuto raccontare reazioni e sensazioni, ragionamenti e vergogne, rabbie e speranze.
Ora – 10 del mattino - si sta svolgendo l’incontro dei ragazzi con Ernesto Olivero fondatore del sr.Mi.G.
PS. Indovinello del mattino.: “Lo cogli che è verde, lo sbucci che è bianco, lo mangi che è rosso”.
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IL MARTEDI DEL SER.MI.G.
29 Luglio 2008 · 1 Commento
In questo posto il martedì ha una valenza speciale: infatti da 38 anni, alla sera, si svolge “la preghiera”, che coinvolge amici e volontari. Inzia fuori, in piazza, per indicare che il Sermig è per strada, è in quartiere, prima che nell’Arsenale. Così è stato anche staera per circa trecento persone, in prevalenza giovani. Ed eravamo al termine di una giornata di lavoto (i romani oggi di turno a pulire gli spazi comuni: bagni, docce, corridoi, ecc.). Poi i laboratori: genti del mondo, un cammino educativo, ecc. Passando per una veloce passeggiata fino alla mitica gelateria nell’isola pedonale di via Garibaldi. E poi le amicizie, la partita di calcetto, i pranzi al self service. E padre Beppe che fa il babysitter per tre ore ad una adorabile Paola, bimba color cioccolata, producendosi nelle bolle di sapone, biberon, cavalluccio, giro in moto e riposino! E il caldo, ma non eravamo nella fresca Torino? Ai piedi delle fresche montagne? Lungo il corso della fresca Dora Riparia che confluisce nel freschissimo Po? Domani giornata fotocopia negli orari, ma certamente nuova e sorprendente per incontri, riflessioni, stimoli. Bye bye
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E FU SERA E FU MATTINA…CRONACA BREVE DAL SERMIG DI TORINO
28 Luglio 2008 · 1 Commento
Lunedì 28 luglio. Prima mattina di lavoro, due in cucina e gli altri pulizie nell’Accoglienza Uomini (leggi: stanze per i senza fissa dimora che dormono qui e al mattino escono entro le 8). Il caldo che si potrebbe definire “romano” non incoraggia, ma va bene così. Al pomeriggio presentazione dell’esperienza storica dell’Arsenale della Pace. Poi visita guidata a tutti i locali, enormi, destinati tutti all’accoglienza, ai laboratori, alla preghiera… Poi celebrazione, cena e … caccia al tesoro. Il copri fuoco è annunciato a mezzanotte! Staremo a vedere e a sentire. I ragazzi cominciano ad ambientarsi, a guardarsi intorno (chissà perché?) e hanno preso bene i primi impegni. L’ambiente li incuriosisce e promette tanti messaggi positivi. Siamo solo all’inizio.
Buona notte o buon giorno cara e caro navigatore. fra Beppe
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Omelia della 17.a domenica del tempo ordinario
27 Luglio 2008 · Nessun Commento
Vangelo Mt 13, 44-52
In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.
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TORINO PREPARATI: STIAMO ARRIVANDO
27 Luglio 2008 · 1 Commento
Siamo a Carrara, dopo una levataccia, dopo una partenza in perfetto orario, dopo metà del viaggio e stiamo arrivando per la nostra mitica settimana di volontariato, già ribatezzata “Sex&Sermig” con poca fantasia e molte risate. Useremo il blog per una secie di diario, e lla fine produrremo un CD video-foto-audio.
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Omelia della 16.a domenica del tempo ordinario
23 Luglio 2008 · Nessun Commento
Vangelo Mt 13, 24-43
In quel tempo, Gesù espose alla folla una parabola: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. Un’altra parabola espose loro: “Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami”. Un’altra parabola disse loro: “Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti”. Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: “Spiegaci la parabola della zizzania nel campo”. Ed egli rispose: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!”
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SANDRO MAGISTER, INTERESSANTE LETTURA DI RATZINGER A SYDNEY
22 Luglio 2008 · Nessun Commento
Sandro Magister, giornalista dell’Espresso osservatore di cose vaticane e non solo, offre una interessante antologia di brani del Ratzinger-pensiero a Sydney durante la GMG e, come sempre, ne dà una lettura non banale. Consigliato per chi vuol capire cosa è cambiato e cosa sta cambiando nel sottosuolo della Chiesa cattolica.
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NON TERRORISMO, MA RESPONSABILITA’
22 Luglio 2008 · 1 Commento
Tra i perditempo che ogni tanto girano su questo blog ci sono genitori, educatori, frati e suore. Allora leggiamoci questo articolo dalla Stampa del 22 luglio, non per alimentare panico genitoriale, ma per sollecitare il senso di responsabilità verso i ragazzi e le ragazze che la vita ci mette intorno. fra Beppe
ANNA SANDRI
Chi era davvero Nicole, morta a 16 anni per una pastiglia di ecstasy comprata e consumata su una spiaggia del Lido di Venezia nella notte del Redentore? Una sedicenne modello, figlia unica di genitori perbene, due impiegati che le avevano trasmesso ogni valore con l’esempio prima che con le parole. Una studentessa puntuale, «forse ingenua» come la ricordano i professori del liceo linguistico che frequentava a Rovigo. Scrupolosa: in vacanza per pochi giorni con mamma e papà a Sottomarina, sul litorale veneziano, si era portata lo zaino con i libri di scuola e dedicava allo studio almeno un’ora al giorno, anche se non ne aveva bisogno: era stata promossa. Questa era Nicole, vita trasparente e regolare. Poi c’era la sua camera, e lì - davanti al computer - diventava Ladybaby: nel suo blog una foto la mostra con un ciuffo di capelli neri che cade deciso a tagliare la fronte, «adolescente - nelle sue stesse parole - con tanta voglia di vivere al massimo la vita, di divertirsi, di fare tutte le esperienze possibili». Una ragazzina che era stata «bambina ribelle» capace di «odiare tutti», e che oggi fumava «molto», soprattutto «quando mi annoio»; che non beveva alcolici, detestava la birra ma adorava le bevande energizzanti, che amava la musica techno e i rave e, con la stessa intensità, l’alba e il tramonto.
Una che a gennaio voleva morire per essere stata lasciata da un ragazzo; ma poteva bastare un abbraccio con i suoi idoli, «Luca Dorigo e Jack di Uomini e Donne», per farle pensare che forse la vita aveva ancora un senso. E un altro ragazzo era arrivato, un amore breve: è davanti ai suoi occhi che è crollata, sulla spiaggia del Lido; è lui che con un sms ha avvisato le altre due amiche, perse tra il buio e la folla e già in stato confusionale; è lui che non l’ha lasciata sola nell’ambulanza, anche se lei non poteva più sentire. Le passioni di Nicole, come lei stessa le raccontava nel blog, non erano in fondo così trasgressive: lo shopping, il Capodanno, la voglia di girare il mondo, il sogno di avere un giorno la patente e poter guidare una Mini, magari cabrio. La trasgressione era il suo segreto più profondo, confinato nel fine settimana e fuori città: perché era sempre lei, sempre Nicole, la ragazzina che la domenica pomeriggio con gli amici in una discoteca di Ferrara lo sballo lo aveva già provato prima dell’incontro fatale sulla spiaggia. Lo fa capire un coetaneo, parlando con i giornalisti; e si dice divorato dal rimorso, perché sapeva di quelle pasticche e adesso si chiede se non avrebbe dovuto avvisare i genitori dell’amica. Ermes Pasetto è un padre distrutto, ha perso la sua unica figlia: l’ha vista andarsene in modo atroce in dieci ore di agonia, l’organismo devastato, disfatta dentro e irriconoscibile fuori, gonfia e sfigurata, a tratti scossa da reazioni nervose come se fosse stata in overdose da cocaina. Quando è stato evidente che non c’era proprio più niente da fare, i medici hanno lasciato che i genitori entrassero nel reparto di Rianimazione: Nicole è morta tra le loro braccia.
E questo padre, che vive la vita sospeso tra il tramonto e l’alba - tra la casa di riposo comunale dove lavora e i ragazzini dilettanti della squadra di calcio che ha allenato per anni - non vuol fare la parte di quello che non vede, che non sa, che non capisce. Non vuole altari di ipocrisia per sua figlia. Io non credo, dice adesso, che fosse la prima volta che Nicole prendeva quella roba. Pensa che non l’abbia fatto spesso, ma a chi gli sta vicino confida che da come sono andate le cose - il genere di festa, le tre amiche esperte abbastanza da sapere che se i soldi non li hai basta fare una colletta e si trovano - capisce all’improvviso tante cose.
Distrutto, ma non più cieco: quello che è accaduto non getta ombre su sua figlia, la figlia che lui conosceva. Getta un’ombra su se stesso: si chiede come ha potuto non capire, adesso che ogni cosa gli appare chiara. Come ha potuto pensare che questo accada solo ai figli degli altri. Questo è il suo dolore: è cominciato all’alba di domenica, quando la polizia è riuscita a rintracciarlo a Sottomarina, a farlo arrivare fino a Dolo. In quelle dieci ore, mentre Nicole se ne andava, suo padre non si è raccontato bugie e ha accettato di conoscerla per la prima volta fino in fondo: figlia sua e figlia, insieme, di questo tempo. L’ha stretta più forte ma non è bastato: se n’è andata, senza più segreti.
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DALL’ALTRO MONDO OVVERO FLASH DALL’AUSTRALIA THE END
21 Luglio 2008 · Nessun Commento
Avrete forza dallo spirito santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni. Con queste parole le migliaia di giovani presenti alla messa della GMG 2008 hanno lasciato la spianata di Randwick per tornare alle loro case, al loro quotidiano, rafforzati nella fede e ricolmi di gioia. Un fiume di persone che vanno, quasi inviate a portare al mondo la splendida notizia del Vangelo con la forza e la gioia di sapersi “in tanti”, tantissimi. Sì, il vero pellegrinaggio è stato quello del ritorno: un cammino verso la terra sacra della propria storia quotidiana per renderla nuova, piena di gioia e di speranza.
Chi ha visto in televisione ha potuto ceratmente vedere bene quello che succedeva sul palco, molto meglio di chi era in fondo in fondo… e vedeva da lontano, piccoli, persino gli schermi, ma non ha potuto percepire l’intensità del clima che si respirava, il calore che le migliaia di candele accese emanavano, la bellezza degli sguardi e dei sorrisi che si incrociavano.
La macchina organizzativa australiana ha dato il meglio di sè per favorire il raccoglimento nella preghiera e il riposo nella notte (tutta l’area era stata coperta con un pavimento di plastica che isolava dall’umidità e dal freddo! I bagni erano infiniti e le code brevi e veloci!) e la freschezza della fede dei giovani ha fatto il resto. Il papa ha ricordato a tutti che c’è bisogno che siano profeti per questo mondo in cui prevale il deserto spirituale.
La celebrazione dell’Eucaristia è stata intensa, raccolta, ricca di arte, la preghiera era facilitata dall’armonia della musica e dei simboli, pochi, essenziali, semplici.
E poi il rito degli scambi: la gara a chi riesce a portare a casa più cose di altri paesi. la bandiera del Brasile, la maglietta dell’Argentina, la giacca del Sudafrica, il cappello a gallo dei francesi… anche questo è GMG l’incontro e lo scambio con gli altri simboleggiato da cose concrete. Alla fine persino i fuochi d’artificio!
Poi il ritorno. A passo lento senza nessuno che spinga o si lamenti… così si ha modo di lasciar sedimentare l’esperienza tanto intensa di un giorno e una notte.
Nel pomeriggio a Sydney c’è poca gente, chi passeggia, chi fa le ultime spese di souvenir, chi visita la cattedrale, chi guarda per l’ultima volta la baia tanto bella dell’Opera House con il ponte imponente e il tramonto sorridente su un mare gelato.
Alcuni uomini toglono transenne, altri puliscono le strade. La vita di questa stupenda città sta per ricominciare come prima… ma sarà proprio come prima, o questa GMG lascerà un segno persino in chi, mentre la gente rientrava dal Randwick, giocava a golf a pochi metri “come se niente fosse”? Niente sarà più come prima… la forza dello Spirito Santo è davvero insuperabile! suor Manuela
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UN CAMPO, UN SEME, UNA DONNA CHE IMPASTA
20 Luglio 2008 · 1 Commento
il Vangelo di questa XVI domenica del tempo normale, capitolo 13 di Matteo, paragona il Regno a un campo dove convivono grano e zizzania, uomini malvagi e “figli del Regno”, paragona il Regno al seme della senape piccolo e insignificante, paragona il Regno al lievito mescolato e indivisibile dalla pasta. Ecco auguriamo ai giovani di Sydney di tornare e di diventare “figli del Regno”, silenziosi, rispettosi, pazienti, fermento, alberelli alla cui ombra ci si possa riposare. La GMG avrà funzionato se spunteranno nel mondo 500mila alberelli di senape. fra Beppe
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ASSISI AUSTRALIA
19 Luglio 2008 · Nessun Commento
Oggi e domani, domenica 20 luglio 2008, Assisi e Sydney sono concretamente unite nella fede, nell’amore che i giovani stanno dimostrando alla Chiesa dello Spirito e nel web, infatti si svolgerà l’incontro regionale dei giovani umbri nella città di San Francesco con il seguente programma:
Ore 17.00-18.00 - Arrivo
Ore 18.00-19.30 - Catechesi
• Cattedrale di San Rufino: “Mandati nel mondo: lo Spirito Santo principale agente di missione”.
• Basilica di Santa Chiara: “Chiamati a vivere nello Spirito Santo”.
• Chiesa di Santa Maria Nuova: “Lo Spirito Santo, anima della Chiesa”.
Ore 19.30-21.00 - Cena al sacco
Ore 21.00-22.30 – Serata in fraternità
Piazza inferiore di san Francesco: “Lo Spirito mi inviò nel Mondo” / “Per lo mondo a predicare”.
Ore 22.30-24.00 – Veglia
Basilica inferiore di san Francesco
Ore 24.00-06.00 – Attività libere
Basilica inferiore di San Francesco
• adorazione eucaristica
• confessioni individuali
Ore 24.00-07.00 – Pernottamento
Piazza inferiore di san Francesco con sacco a pelo
Ore 07.00-09.00
Piazza inferiore di san Francesco
• colazione (07.00-08.00)
• preghiera delle lodi (08.00)
Ore 09.00-11.00 – Celebrazione eucaristica
Basilica superiore di san Francesco
Ore 16.00-04.00 – Sydney on air
Sala Norsa – Piazza inferiore di san Francesco
• sarà possibile seguire in diretta gli eventi di Sydey (tramite la tv Sat2000)
Una curiosità di contorno: il 24 luglio sarà ratificato il gemellaggio tra la città di Assisi e quella di Santiago di Compostella; è il primo gemellaggio tra la città spagnola e una in Italia. Assisi è invece al suo terzo gemellaggio, dopo quello con Betlemme e Sanfrancisco.
fra Beppe
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GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVINEZZA…DI DON ANDREA
17 Luglio 2008 · 3 Commenti
Non lo sa nessuno, ma in questi giorni, a Genova, si svolge un altro evento di grazia e benedizione: un prete festeggia la sua giornata della giovinezza, sì don Andrea Gallo festeggia 80 anni. E la città lo abbraccia, lo ringrazia e, come si usa nei caruggi e sotto la Lanterna, con qualche mugugno nemmeno troppo sottovoce gli dirà la propria stima e l’affetto. Si può non essere d’accordo con Andrea, col suo linguaggio, con la sua ruvidezza partigiana, con le sue scelte. Ma io penso a tutti quei giovani che ha incontrato in ore impossibili, in situazioni impossibili e che si sono sentiti amati, accettati, accolti. Davvero Andrea ci testimonia che loro non hanno bisogno di adulti perfetti, ma di adulti presenti. E Andrea c’è. Grazie
fra Beppe
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UNA BUONA NOTIZIA, GRAZIE AL RE, DA TENER D’OCCHIO
17 Luglio 2008 · Nessun Commento
Oggi a Madrid, la Conferenza interreligiosa promossa dal re dell’Arabia Saudita. Il commento del cardinale Tauran, tra i relatori dell’incontro
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Un evento di grande significato per il dialogo tra le religioni e la convivenza pacifica tra i popoli: si apre, oggi a Madrid, la Conferenza interreligiosa promossa dal re dell’Arabia Saudita, Abdallah, con la partecipazione di autorità religiose musulmane, ebraiche e cristiane. L’iniziativa fa seguito all’incontro convocato in giugno alla Mecca dalla Lega islamica mondiale. Alla conferenza, interviene anche il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, che - intervistato da Helene Destombes della redazione francese della nostra emittente - sottolinea l’originalità di questo avvenimento:
R. - La cosa importante è la singolarità dell’avvenimento, perché è un’iniziativa del re dell’Arabia Saudita, il quale non è soltanto un semplice capo di Stato, ma anche il custode delle due moschee, che sono i luoghi più sacri dell’islam. Ciò dà ovviamente, una dimensione universale alla sua iniziativa. Qual è lo scopo di questa riunione? Io ho sollevato cinque punti: il desiderio di dare un nuovo volto dell’islam, un islam più tollerante, aperto a tutte le religioni. Il desiderio, poi, di presentare all’opinione pubblica mondiale l’appello della Mecca. Quindi, il precisare quale sia il contributo delle religioni alla convivenza. Offrire i valori etici condivisi da tutti i credenti al mondo intero, specialmente per la formazione della gioventù ed aiutare l’umanità a ritornare a Dio. Per quanto riguarda la partecipazione della Chiesa cattolica, il Papa è stato invitato, ed io vado lì a suo nome. Noi accogliamo certamente positivamente l’iniziativa del re, che raduna - e questo è molto importante - le tre religioni. Non è un dialogo islamo-cristiano: è un dialogo giudeo-cristiano-musulmano. Ovviamente, pensiamo sia un atto di coraggio da parte del re. Il Papa, da quando è sul Soglio di Pietro, non ha mancato nessuna occasione per ripetere questa necessità di un dialogo a tre. In un mondo secolarizzato, dunque, è molto bello e necessario che cristiani, musulmani ed ebrei siano testimoni della dimensione trascendente della persona umana e della sua relazione con Dio. Poi, possiamo collaborare, per esempio, per tutto ciò che riguarda la sacralità della vita e la formazione morale della gioventù. Abbiamo da condividere, quindi, tutto il dialogo della carità: aiutare i poveri, gli emarginati, soccorrere i bisognosi in caso di calamità naturale.
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LA CROCE DELLE GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTU’
16 Luglio 2008 · Nessun Commento
Da dove spunta la grande croce che ormai costituisce uno dei riferimenti delle GMG? Trovo e rilancio questa ricostruzione dalla newsletter di Zenit.
ROMA, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Tutti i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù hanno visto la Croce dei giovani, arrivata questo lunedì alla baia di Sydney, tuttavia pochi conoscono le peripezie delle sue origini. A rivelarle per la prima volta è stato il Cardinale Paul Josef Cordes, oggi Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, che nella prima GMG del 1984, era Vicepresidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Il porporato ha raccontato questa storia legata alla GMG in occasione della celebrazione a Roma dei 25 anni del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, il 15 marzo scorso.
“Le giornate della gioventù sono diventate una catena che congiunge paesi e continenti. Questo si è reso palese anche in Colonia allorché il Paese è stato invaso dal grande stuolo internazionale di giovani globals pacifici, entusiasmati per la prima volta da un Papa tedesco. La forza comunionale della fede s’incarna in modo particolarmente tangibile tutte le volte che nella giornata conclusiva avviene la consegna della Croce dell’Anno Santo. Data l’importanza di tale Croce, vorrei concludere col dire quel che so della sua storia; perché questa storia inizia pure nel Centro San Lorenzo.
Agli inizi dell’Anno Santo straordinario 1983/84 il nostro Santo Padre si accorse che nella basilica di San Pietro mancava una croce alta che attirasse gli occhi di chi vi pregava. Fece quindi collocare sulla Confessione una croce lignea di due metri buoni. Quando attraversò per l’ultima volta la Porta Santa, consegnò questa croce ai giovani del Centro San Lorenzo e, come se parlasse in privato, disse ai cinque che la ricevevano: “A conclusione dell’Anno Santo affido a voi il segno di questo anno giubilare: la Croce di Cristo. Portatela nel mondo come segno dell’amore di Gesù per l’umanità e annunciate a tutti che solo in Cristo, il Signore morto e risorto, è salvezza e redenzione”.
I giovani del Centro san Lorenzo erano già stati conquistati quando mi raccontarono questo. Erano intenzionati a portare davvero la Croce nel mondo. Pensai di ridimensionare i loro fervidi entusiasmi dicendo che ognuno porta la sua croce nel mondo. Ma essi intendevano prendere proprio alla lettera la consegna del Papa. Finii per cedere alla loro insistenza. Ma a chi interessava una croce di legno, anche se era stata innalzata in San Pietro in Vaticano, anche se potevamo rifarci al desiderio del Papa? Dovemmo quindi conferire un posto specifico alla Croce con un atto di culto. Ed eccoci allora in piccola comitiva a pregare e cantare per le vie di Roma, diretti verso i centri dei vari movimenti spirituali: Comunione e liberazione, i carismatici, la parrocchia dei Martiri Canadesi per il Cammino neocatecumenale. Alla fine delle processioni, catechesi, liturgia e solenne adorazione della Croce, spesso nello stile della comunità monastica di Taizé.
Poco dopo – luglio 1984 – ebbe luogo a Monaco il Katholikentag. Con una copertura di metallo rendemmo trasportabile la nostra croce e volammo in Baviera. Il vescovo ausiliare Mons. Tewes, poi defunto, era il responsabile della liturgia. Lo pregammo di far erigere per la celebrazione conclusiva nell’Olympiastadion una grande e semplice croce di legno che fosse visibile a tutti. Ma faceva fatica a capire la nostra richiesta: portare da Roma una croce di legno! A Monaco scarseggiavano forse croci abbastanza belle? Insistemmo: si trattava della Croce dell’Anno Santo, e il Papa ci aveva esortati a portarla nel mondo come segno della salvezza che viene da Cristo. Monsignor Tewes temporeggiò ancora. Allora ci rimettemmo di nuovo per le strade, stavolta della capitale bavarese, armati di un megafono, pregando e cantando. Grande fu poi la nostra gioia allorché il Vescovo accondiscese al nostro desiderio e la Croce ebbe il suo posto d’onore durante la cerimonia conclusiva.
Nel successivo incontro col Santo Padre potei riferirgli: “I giovani del Centro San Lorenzo hanno adempiuto l’incarico ricevuto di portare la Croce dell’Anno Santo per il mondo”. Per tutta risposta il Papa dice: “Ma allora portatela anche al cardinal Tomaček a Praga”. Non era per niente semplice farlo, e per ragioni politiche. La Cecoslovacchia era uno dei paesi più fortemente asserviti al comunismo. La Chiesa non vi aveva libertà né spazio vitale. E il grande oppositore del regime, il Cardinale di Praga, era perfettamente isolato e controllato a vista. Solo con qualche stratagemma ci sarebbe riuscito di portar la Croce fino all’eroe della resistenza anticomunista, allora già ottantaseienne, e consolarlo nei suoi arresti domiciliari.
I giovani architettarono il piano: ottenere il visto per un gruppo di studenti dell’università di Tubinga in viaggio di studio alla volta di Praga. Le autorità comuniste concessero il visto d’entrata, ed essi riuscirono a camuffarsi da squadra di operai edili, ad entrare nell’abitazione del Cardinale e trasportarvi di nascosto la Croce. Il Cardinale era commosso fino alle lacrime e benedisse quei giovani temerari che a loro gran rischio e pericolo gli avevano manifestato l’affetto del Papa. Furono scattate delle foto, che in seguito, pubblicate su uno dei maggiori giornali tedeschi, suscitarono grande sensazione.
Da allora ad oggi la Croce dell’Anno Santo ha fatto, per così dire, carriera. Ora la si chiama non più “Croce dell’Anno Santo”, bensì “Croce della Giornata della Gioventù”. Il desiderio di averla è tale che se ne sono dovuti approntare dei duplicati, perché davanti ad essa nel mondo intero ci si possa ricordare dell’amore di Gesù. Davanti ad essa hanno pregato giovani di tutti i continenti, e, grazie a tali preghiere, qualcuno ha riscoperto il nesso fra i propri peccati e la passione del Signore e dopo anni e anni, ha ritrovato la via del confessionale. Davvero la Croce è stata un segno efficace di salvezza! “
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DALL’ALTRO MONDO OVVERO FLASH DALL’AUSTRALIA 1.2.3
14 Luglio 2008 · 1 Commento
In Italia sono le 23 e 30, qui le 7 e mezza. Stiamo per concludere la prima tappa di questa avventura: tra poco ci imbarchiamo per Sydney, come stanno facendo almeno altri 200.000 giovani. Questa terra, normalmente lontana, silenziosa, sconosciuta, diventa per una settimana l’ombelico del mondo e non solo del mondo cattolico. Una settimana a Melbourne e’ stata una meditazione continua, che voglio tentare di trascrivere, con calma. Prima di partire mi sta a cuore proporre ai lettori di questo prezioso blog una timida riflessione. Per viaggiare è indispensabile possedere l’inglese. Anzi no, per incontrare le altre culture veramente è indispensabile. Non basta possedere gli elementi minimi per sopravvivere “vorrei dell’acqua”; “mi sono perso”; “mi chimao … vengo da”… è indispensabile essere in grado di ascoltare e comprendere, per accogliere veramente. Ho detto a una ragazza che era stata vermanete gentile. Lei ha iniziato a dirmi una serie di cose, in confidenza… che, un po’ per la pronuncia miolto particolare, un po’ per il tipo di parole che utilizzava, piuttosto insolite, ma soprattutto perché io non so l’inglese non sono riuscita a comprendere. Mi è venuto da piangere. Per fortuna si è avvicinata la signora Rita, italiana che vive qui da molti anni, e con molta delicatezza si è fatta mediatrice. Non vi dico quante cose ho imparato da questa esperienza. suor Manuela
Già… non ve le ho dette perché hi dovuto chiudere in fretta e furia il computer: è arrivata la macchina per accompagnarci in parrocchia e poi di lì abbiamo preso il bus per l’aeroporto… e così sono a Sydney… in aeroporto si respira il mondo… i ragazzi del Sudafrica sono arrivati cantando e mentre attendevano di ritirare i bagagli ballavano e si di vertivano. I nostri li guardavano a bocca aperta lasciando morire tra i denti le mille imprecazioni perché non avevano mangiato bene, perché non avevano capito dove si doveva andare, perché le cose non funzionavano…
Un gruppo di giapponesi è stato attratto dal canto dei sudafricani e i cori si sono uniti… qualche turista ignaro si è fermato per fare le foto. C’erano dei signori in giacca e cravatta, in viaggio per lavoro, che raccontavano a qualcuno al telefono che cosa stava succedendo…
Sydney è… non so come dire… ho fatto alcune strade a piedi da sola, adesso che sono le 11 e mezza di sera e una sola sensazione: mi sento piccolissima. Non c’è una strada, neppure la più piccola, che non abbia grattacieli altissimi. Poi ad un certo punto ho visto la luna tra i grattacieli… quella è la stessa che vedrete voi, in Italia, questa notte. Allora non mi sento più tanto sola…
ALFABETIZZAZIONE PER NAVIGATORI ULTRA 90enni: SI PUO’ SEGUIRE LA GMG/WYD SU TV SAT 2000 - E MOLTE ALTRE - IN TEMPO REALE DA SYDNEY, PROVARE PER VEDERE
Oggi è arrivato il Papa. Certamente in tv l’avete visto meglio di noi, ma il clima che si respirava in quel molo sulla baia di Sydney al Barangaroo (sapete che è il nome della moglie di un vecchio capo aborigeno?) era veramente speciale. mi sono trovata nella zona di fronte al punto in cui è sceso. Una parola sola può sintetizzare quegli attimi: bellezza!
bellissimo il cielo con il sole e le nuvolette che lo mitigavano, bellissimo il mare con queste imbarcazioni che quasi danzavano, belli i colori delle migliaia di bandiere di tutto il mondo, bella la musica che accompagnava l’arrivo del Santo Padre, bello ilo riflesso del cielo sui vetri dei grattacieli, belli i sorrisi di tutti quei giovani e bella la loro anima.
in quel momento, mentre il Papa scendeva dal battello, ho detto a Dio che stavo lì a nome di tutti quelli che erano in Italia.
Oggi ho assistito alla catechesi del vescovo ausiliare di Milano monsignor Delpini. I giovani l’hanno talmente apprezzato che al termine della sua chiaccheirata hanno fatto un applauso lunghissimo che non finiva più.
Ha detto tra l’altro: che cos’è questa festa, questa gioia, che cosa sono questi canti, questi sorrisi, queste amicizie, che cos’è questa bellezza di stare insieme?… per noi ha un nome: si chiama CHIESA.
Che cos’è questo miracolo del silenzio in cui tutte le lingue diventano comprensibili e si ripete la pentecoste, noi la chiamiamo CHIESA. E che cosa sono queste lacrime, questo piangere con chi piange, che cos’è questo grido contro l’ingiustizia che si strugge per l’impotenza di non sapere come rispondere al grido di chi non ha voce? Noi lo chiamiamo CHIESA. I giovani sono usciti con una grande gioia nel cuore: è bello essere chiesa.
Quando poi nel pomeriggio, quegli stessi giovani che avevano ascoltato il Vescovo si sono trovati a Baragaroo… hanno vissuto davvero l’esperienza della bellezza della chiesa.
Per capire che cos’è la pentecoste penso che si debba vivere un’esperienza così!!!
